Storie

AD MEMORIAM

Dieci anni fa in Kenya l'assassinio di Mzee Katana Kalulu

Il ricordo del grande saggio della tribù Mijikenda della costa

18-01-2025 di Freddie del Curatolo

Dieci anni fa la tribù dei Mijikenda perdeva il più carismatico e leggendario dei suoi grandi vecchi saggi, il “gohu” Katana Kalulu. Mzee (in swahili vecchio, con accezione di rispetto) Katana Kalulu, pur senza usare troppe parole e senza esprimersi a volte nemmeno nella lingua del Kenya, ma solo nel dialetto giriama, è stato uno dei miei maestri di vita. Gunga Baya detto Katana Kalulu è stato ucciso a 92 anni con un colpo di pistola da sicari inviati da uno dei figli, per potersi appropriare dei suoi terreni che con il passare del tempo avevano acquisito grande valore, perché non lontani da Watamu, la cittadina turistica in grande sviluppo.
Soldi, soldi, soldi, l’unica religione, il credo che ha spazzato via ogni morale anche nella lenta e (un tempo) immota e tranquilla costa keniana.
Giustiziato, come un uomo qualunque, come uno dei tanti anziani che negli ultimi anni sono stati ammazzati con la scusa della stregoneria, in questa nuova inquisizione che brucia la storia dei padri e le origini stesse di chi pensa solo al denaro. Altro che stregoneria, si uccide per interessi, per le proprietà, per bruciare secoli di tradizioni e di certezze minime, come quella di un campo coltivato, sognando chissà quale prosperità o preferendo una brevissima ed effimera gloria. Il vile sporco denaro che non ha ancora completato il suo ciclo di danni nel mondo occidentale, sta conquistando come una metastasi lenta e inesorabile questo Continente ancora troppo vergine per non essere intaccato.
Katana Kalulu sapeva che lo volevano eliminare.
"Se arrivano io sono pronto, li affronterò a petto nudo".
Mi aveva detto qualche settimana prima di morire.
Ma fino all’ultimo ha tenuto teneva in vita con i suoi moniti, le sue preghiere e le sue narrazioni, una tradizione che sta scomparendo.
Attraverso di lui ho assorbito storie e leggende, ho trovato l’ispirazione per scrivere poesie e canzoni dedicate alle radici, non solo dei Mijikenda, ma di ognuno di noi.
Autista per gli inglesi durante la seconda guerra mondiale, poi protagonista dell'Indipendenza sulla costa,
santone indiscusso e portatore di messaggi di pace, difensore di una storia che storia è narrata soprattutto per via orale, e appare nelle cronache di viaggiatori cinesi, arabi e portoghesi. 
Con la morte di Katana Kalulu, dieci anni fa, sono state ridotte al minimo le speranze di vedere un popolo fiero delle sue tradizioni, della sua semplicità e di rituali ed abitudini che faranno sorridere la nostra civiltà, ma che non hanno mai avuto nel loro vocabolario parole come violenza, sopruso e malvagità.
Insieme a quel grande saggio, i Mijikenda hanno ucciso sé stessi, e la speranza che l'Africa un giorno possa vivere un futuro migliore, guardando indietro all'innocenza di quando era un luogo povero, arretrato, fatalista, magari anche selvaggio e ignorante, ma sicuramente più pacifico, umano, libero e vivibile di qualsiasi altra realtà.  A distanza di dieci anni, ti piango ancora e piango un mondo che non è più il mio.

Questa la poesia che scrissi in suo ricordo, traendo ispirazione anche dall’orazione funebre del poeta mijikenda Kazungu Wa Hawerisa.
 

 

 

TAGS: KaluluMijikendaGiriamaMadcaKazungu

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