FOTOGRAFIA
24-10-2025 di Freddie del Curatolo
La quotidiana sopravvivenza delle donne di Malindi che spaccano le pietre coralline nelle cave e ai bordi delle strade interne della cittadina costiera, è da anni uno degli emblemi della povertà e dello sfruttamento del lavoro femminile, ma anche dell’incredibile resilienza delle “mama” swahili e giriama che con il ricavato del loro duro lavoro mandano figli a scuola e riescono ad avere il minimo da mangiare.
L’artista visiva pugliese Mari Verriello, che da anni frequenta il Kenya e ha esposto in passato in Italia, Germania e Messico, ha voluto ritrarre queste donne e la loro giornata di fatica, come emblema di un Paese che, pur essendo in continua crescita, non adegua le sue attività a forme di impiego più umane e moderne.
Ne è nata una mostra fotografica intensa e carica di neorealismo, grazie anche all’uso del bianco e nero. E’ la stessa Mari a parlare di "Wa Mami wa Kokote" a Malindikenya.net
“Ogni giorno, una comunità di donne, circa settanta, a Muyeye, in una delle tante periferie povere di Malindi, come fonte di reddito affrontano la dura attività di rottura di fossili di corallo, sfruttando proprio la crescita edilizia della città. Si riuniscono in gruppi lungo le strade dove armate di martelli e scalpelli, spaccano le pietre in pezzi più piccoli chiamati Kokote. Un lavoro diventato per molte di loro una scelta di vita, una risposta alle sfide economiche di sostentamento pur essendo queste cave la maggior parte delle volte abusive” racconta l’artista classe 1980, laureata in Marketing e Comunicazione a Milano.
Il Kenya, nel 2023, ha registrato un guadagno nel settore edilizio di circa 1 miliardo di scellini keniani, rispetto ai 630 milioni del 2019, raddoppiando gli utili e le attività, soprattutto nelle zone turistiche della costa.
L’espansione di Malindi, da questo punto di vista è significativo.
“Malindi è una città con una forte influenza swahili, araba e portoghese – spiega Mari Verriello - ha visto significativi sviluppi negli ultimi anni anche grazie all’intenso turismo che ha popolato la città e alle colonie di europei, indiani, arabi che si sono insediati nell’ultimo secolo e che hanno investito in imprese edili o in strutture ricettive e private. La costruzione con pietra corallina è una tecnica architettonica tipica swahili che impiega il fossile di corallo come materiale sostenibile principale. Per questioni geologiche l’uso di questi fossili riflette direttamente il contesto ambientale della costa utilizzando materiali di provenienza locale di cui gli strati di terreno, nel passato barriere coralline, sono ricchi e soprattutto facilmente reperibili. Questo approccio è molto comune per le città marittime: unisce non solo la praticità per il consumo ridotto del cemento, ma anche la proprietà delle rocce di corallo di respingere il calore all’esterno delle abitazioni”.
Un sacco grande dal peso di 25kg costa 0,23€, uno piccolo la metà all’incirca 0,17€. Tra spaccatrici, selezionatrici e riempitrici riescono a “produrre” ciascuna dai 50 ai 70 sacchi al giorno. La vendita diretta dei kokote rappresenta una fonte di reddito cruciale, ma irregolare e variabile. Per far fronte a questa instabilità, le donne hanno creato una specie di “cooperativa”, cercando di ottenere un prezzo migliore e egualitario e condividendo risorse attraverso una cassa comune nella quale per ogni vendita consistente viene versata una somma da erogare poi per le spese scolastiche dei bambini di ciascuna.
“Queste donne passano la loro vita in un paesaggio di polvere e pietre, con il suono incessante dei martelli. Nonostante lavorino dall’alba al tramonto senza nessuna messa in sicurezza, la solidarietà tra di loro è palpabile: si sostengono reciprocamente come comunità. I bambini seguono le madri, le nonne e le sorelle, giocando tra le montagne di pietre o trovando angoli per studiare. Questa coesistenza tra lavoro e vita familiare ha portato a una forte adattabilità della comunità di stampo matriarcale, esempio di resistenza per le generazioni future”.
Le forti, autentiche immagini di Mari Verriello sono già state esposte a FOTO ARTE 2025 a Martina Franca, in provincia di Taranto.
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