Editoriali

EDITORIALE

Lavoro, morte e (faticosa) vita di lago a Karagita

Tra la povera gente di Naivasha che commercia onestà

07-10-2021 di Freddie del Curatolo

Nei giorni scorsi uno dei ragazzi della cooperativa dei barcaioli del Lago Naivasha è stato ucciso perché voleva denunciare i pescatori di frodo dello slum di Karagita.
Due settimane fa ero proprio su quella spiaggia, sulla Moi South Lake Road, per rendermi conto di persona di una realtà di cui avevo solo letto sui giornali.
Osservavo un mondo di umili lavoratori, una catena di montaggio che produceva sopravvivenza quotidiana: le venditrici di pesce, i motociclisti pronti alla distribuzione in città, fabbri e falegnami che sistemavano le barche, cuoche che squamavano, strappavano interiora e friggevano. Parlavo con i responsabili della cooperativa anche di questo: di come dal loro lavoro dipendesse la vita di centinaia di persone e delle loro famiglie e di com’è difficile in Kenya stare nella legalità, anche se sei cresciuto con certi valori e se coltivi l’onestà, la pace e il quieto vivere e le eleggi a filosofia di vita, pur sapendo che ti costeranno una bella fetta di povertà in più.
“Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane, ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame” cantava De André nell’Italia delle mafie e delle prime grandi diseguaglianze sociali, ma qui non si tratta dei poetici clochard dei tempi andati o dei disoccupati dalle logiche del capitale, qui la fame diventa secondaria rispetto alla droga da sniffo, alle scommesse online, alla prostituzione forzata.
Tutto quello che un adolescente abbandonato a sé stesso di Karagita sogna di potersi permettere rubando pesce a chi paga regolarmente le licenze e lo vende alle donne che proprio grazie a quel commercio trovano una delle maniere per non cadere nella rete dello sfruttamento del loro corpo e nel consumo di droga ed alcool.
Di brave persone così ce ne sono tante in questo Paese, ma dall’altra parte c’è la disperazione, c’è una miseria e una mancanza di cultura, morale e assistenza sociale con cui non si può ragionare e che oltretutto viene spalleggiata dalle istituzioni ad ogni livello, dalla polizia ai politici locali, che se ne fanno strumento per crogiolarsi nei loro laghi di intrallazzi, corruzione e benefici dati dalla loro posizione, acquisita proprio grazie al proliferare dell’illegalità.
D’altronde, a chi potrebbero vendere droga e alcool, se non ci fossero giovani disadattati, contrabbandieri, puttane e microcriminalità?
Laghi che spesso si riempiono di lacrime, laghi che sono specchio del mondo e che in Africa, dove tutto è più diretto, tutto più palese, non sono specchi deformanti e non creano gli alibi con cui noi occidentali ci siamo rincoglioniti nel corso degli anni.
Qui è tutto reale ed a volte il contrasto con la bellezza dei luoghi e della natura e la purezza di certe persone che incontri, rende tutto più difficile da sopportare e combattere.
E da oggi c’è un uomo in meno, tra quelli che cercavano di farlo.
 

 

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TAGS: naivashapescatori kenyalaghi kenyamorte kenyalegalità kenyacontrabbando kenyaslum kenya

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