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Da Scampia a Kibera, la vita di Petillo diventa un film

Presentato il documentario sul coach di basket dei ragazzi di strada

23-07-2026 di Freddie del Curatolo

Ci sono allenatori che insegnano a vincere una partita. Antonio Petillo prova invece a insegnare a vincere la vita. Lo fa da quasi cinquant'anni nei quartieri difficili di Napoli e, dal 2016, anche tra gli street children di kibera, lo slum di Nairobi e nelle comunità dello Zambia.
Un'esperienza intensa, fatta di polvere, sorrisi, palloni consumati e speranza, che il regista Adriano Pantaleo ha trasformato nel documentario Il Coach dei 2 Mondi, un'opera che racconta come lo sport possa diventare educazione, inclusione e riscatto sociale, presentata in anteprima nei giorni scorsi al Giffoni Film Festival.

Il filo che unisce Scampia a Kibera non è soltanto la povertà. È la convinzione che un ragazzo, se qualcuno gli tende una mano, possa cambiare il proprio destino. Un pallone da basket pesa poco più di mezzo chilo. Eppure, nelle mani giuste, può essere più forte della fame, della droga e perfino della strada. Su questo filo cammina da anni Antonio Petillo,  storico allenatore della Kouros Basket Napoli e formatore della Federazione Italiana Pallacanestro, ma soprattutto oggi volontario dell'associazione Amani for Africa, con cui opera in Kenya e Zambia.

Diretto da Adriano Pantaleo, attore e regista napoletano, il documentario ha seguito per cinque anni il percorso umano e sportivo di Petillo.
Il film è nato da un'idea del giornalista de Il Mattino Stefano Prestisimone e racconta un'esistenza trascorsa ad attraversare confini che non sono geografici, ma sociali. Da una parte le periferie di Napoli, dall'altra quelle di Nairobi, dove lo sport diventa un linguaggio universale capace di parlare ai ragazzi prima ancora delle parole.
“Attraverso il basket cerco di far capire ai ragazzi che cos'è la vita”, dice Petillo nel documentario.

Una frase semplice, che racchiude il senso di un impegno iniziato nel 2016, quando decise di partire come volontario per l'Africa, spinto dal desiderio di unire le sue due grandi passioni: i viaggi e il sociale.
Fu così che incontrò Amani for Africa e la comunità fondata da padre Renato Kizito Sesana, impegnata da decenni nel recupero degli street children.

A Nairobi, Petillo ha conosciuto da vicino la realtà di Kibera e di altri quartieri dove migliaia di bambini vivono ai margini della società. Ragazzi che spesso lasciano le famiglie per sfuggire alla fame o alle violenze domestiche e finiscono per sopravvivere tra mendicità, piccoli espedienti e dipendenze da sostanze come colla e cherosene, usate per attenuare il senso della fame.

È proprio qui che il basket smette di essere uno sport.
Diventa un pretesto.
Una partita serve agli educatori per osservare i ragazzi, comprenderne il carattere, individuare chi può essere recuperato e avvicinarlo gradualmente ai centri della Koinonia Community. Da quel momento inizia un percorso fatto di cure, scuola, relazioni e, quando possibile, di ritorno in famiglia.

Petillo porta con sé palloni, divise, canestri, ma soprattutto competenze. Forma allenatori locali perché il progetto continui anche quando lui torna in Italia. In Zambia, dove il basket era praticamente sconosciuto, ha contribuito persino alla costruzione dei primi canestri regolamentari insieme a un fabbro, ex ragazzo di strada diventato artigiano grazie al percorso educativo della comunità.
Sono immagini che nel documentario si alternano ai playground di Napoli, dove Petillo ha dedicato decenni ai giovani delle periferie, convinto che tra Miano, Scampia e Kibera le differenze siano meno profonde di quanto si possa immaginare.
Cambiano le lingue, cambiano i colori della terra.
Non cambiano gli occhi dei ragazzi.
Il documentario assume anche un particolare valore storico perché è l'ultima opera cinematografica girata all'interno delle Vele di Scampia prima del loro abbattimento, quasi a chiudere simbolicamente un'epoca mentre un'altra prova a nascere.
Realizzato senza contributi pubblici, Il Coach dei 2 Mondi è prodotto da Terranera e Verteego, in associazione con Percettiva e in collaborazione con Giffoni Innovation Hub.
Dopo la proiezione al festival, Antonio Petillo incontrerà il pubblico e guiderà un training camp dedicato ai giovani cestisti.
Ma il messaggio più importante del film non riguarda il basket.
Riguarda la fiducia.
Perché in Kenya, come nelle periferie di Napoli, il primo canestro da centrare non è quello appeso al tabellone.
È quello che restituisce a un ragazzo la convinzione di valere qualcosa.

 

TAGS: basketKiberaAmaniKizito

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