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FAUNA

I perchè dell'estinzione del pappagallo grigio in Kenya

Non sono il clima o l'inquinamento a minacciarlo ma...

01-06-2021 di Leni Frau

Il Pappagallo grigio africano è in estinzione in Kenya ma questa volta non è il clima o l’inquinamento a minacciarlo ma il commercio neanche troppo clandestino, ovvero alla luce del sole irradiato da internet.
Questo esemplare minuto viene amato per la sua socievolezza, e per essere d’ornamento e di compagnia nelle case, senza ingombrare.
Durante il censimento di questa particolare specie di uccello presente in Kenya, che dovrebbe godere del più alto livello di protezione a livello mondiale, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura ha scoperto un fiorente commercio illegale dei pappagalli grigi, trattati esattamente come normali animali domestici. La loro vendita infatti viene mascherata da commercio di altre specie di uccellini da voliera che i contrabbandieri consegnano tramite scatole anonime o addirittura in piccole borse, viaggiando spesso su mezzi pubblici per consegnare la merce, anche quando si tratta di esportarli, tramite accordi alle frontiere.  
Il problema è mondiale e anche in Kenya l’ente di protezione della fauna, il KWS, non accorda permessi per tenere in casa il pappagallo grigio africano, ma i traffici condotti in rete confermano che le vendite proseguono da tempo in barba ai trattati e ai controlli. Questo nonostante le pene per il commercio illegale di pappagalli siano pesanti: da tre a sette anni di reclusione. Ai quali si possono aggiungere ulteriori condanne per cybercrime.
Con tale sfacciataggine (aggiungendo al prezzo le tariffe per il trasporto da Mombasa o Nairobi) alcuni trafficanti hanno messo in vendita gli uccelli su portali molto frequentati come Kijiji e pigiame.com, vendendoli a circa 300 dollari l’uno.
E’ stato così che gli ambientalisti in contatto con il Cites hanno scoperto uno dei tanti venditori e sono convinti di poter risalire a chi amministra il grosso di questi traffici.
Fingendosi interessati all’acquisto, si sono fatti recapitare il “pacco”, consegnato con un autobus da Mombasa a Nairobi.
Il finto acquirente ha chiesto ai venditori se fosse necessario un permesso speciale per detenerli, e si è sentito rispondere che i permessi non esistono, anche se si è raccomandato di non dire a nessuno che il pappagallo era stato acquistato, ma di dichiarare in caso di controlli che fosse un regalo di un amico, perché il commercio non è “completamente” legale.
Così sono stati già individuati tre punti vendita, oltre a Mombasa, anche Naivasha e Thika.
A questo punto viene da pensare a quanti altri crimini informatici che riguardino la fauna e la natura del Kenya possano essere perpetrati tranquillamente, senza che nessuno controlli e se ne accorga.
“Il crimine informatico contro la fauna selvatica è un terreno fertile che ha bisogno di un'attenzione urgente prima che esploda a dismisura – ha commentato Katto Wambua, consulente di giustizia penale che si è occupato dei casi in questione - I criminali stanno sfruttando internet, un sistema per cui occorre una campagna di sensibilizzazione. Gli investigatori non hanno ancora la capacità di indagare su questi crimini e di sporgere denuncia”.
Come se non bastasse, c’è il cosiddetto “dark web”, il sottobosco di internet in cui si dice appaiano anche avorio, pelli pregiate e corni di rinoceronte.
In Kenya il KWS concede permessi speciali unicamente per l'allevamento di coccodrilli, tartarughe, camaleonti, struzzi, rane, lucertole, faraone, quaglie, lumache e farfalle.  

TAGS: natura kenyapappagallo kenyauccelli kenyacontrabbando kenya

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