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CORONAVIRUS

In Kenya si muore poco di Covid-19

Dati di fatto, ma non siamo ancora fuori dal tunnel

16-04-2021 di redazione

A più di un anno dall’inizio della pandemia in Kenya, si possono già tirare alcune somme effettive sull’incidenza del virus non solo nel Paese, ma in tutta l’Africa subsahariana, eccezion fatta al limite per il Sudafrica.
Il dato di fatto è che di Covid-19 qui si muore poco, molto poco.
Certo, i numeri sono quelli ufficiali ma sono i dati degli ospedali e delle camere mortuarie nazionali, dei funerali e delle mobilitazioni nei villaggi a dire che non ci sono state grandi variazioni, se non diminuzioni, nella quantità di decessi ovunque.
Questo si può ascrivere ad una somma di circostanze più o meno assodate e confutate, tra cui la resistenza degli africani ai virus influenzali (anche per vie genetiche, ed in questo senso uno studio importante verrà pubblicato a breve), gli spazi aperti che limitano la trasmissione, il clima e la presenza del sole che aumenta le difese immunitarie, lo stress e, non ultima, l’età media della popolazione, dato che il Covid-19 come è noto, ha fatto vittime soprattutto nella fascia dai 70 anni in su, come avviene peraltro da sempre con le polmoniti.
In ogni caso, i decessi complessivi del Kenya in un anno sono quelli della sola regione Abruzzo, che peraltro ha un un trentesimo degli abitanti.
Se aggiungiamo che non vi è stato mai un vero e proprio lockdown e che la popolazione non ha praticamente mai rispettato le benchè minime regole di contenimento (mascherina utilizzata in gran parte solo nei luoghi vigilati e per evitare i controlli delle forze dell’ordine, distanze sociali mai tenute eccetera), si può capire come la catastrofe umanitaria predetta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per il continente africano non si è fortunatamente avverata e questa terza ondata in corso ha peggiorato solo minimamente le cose.
L’unica preoccupazione è rappresentata dalla tenuta delle strutture sanitarie ed in particolar modo dal costo della sanità privata che preoccupa i benestanti e gli stranieri presenti nel territorio.
Nelle strutture pubbliche (ma questo accade più o meno per ogni tipo di malattia) le defezioni e le problematiche sono state all’ordine del giorno, tra scioperi, ritardi nella consegna di apparecchiature, mancanza di ossigeno e di medicinali ed altro.
Il coronavirus non accenna ancora a lasciare l’Africa subsahariana, specialmente nelle città, dove la vita un po’ più “occidentale”, la presenza di uffici e di luoghi di aggregazione al chiuso rendono il contagio più facile, ma fa meno paura di un anno fa. Questo non autorizza ad abbassare la guardia ma ha fatto decidere il Governo per la riapertura delle scuole, il prossimo dieci maggio.
Intanto nelle ultime 24 ore la percentuale dei casi per tamponi analizzati è nuovamente salita, al 18,3% ma i decessi sono stati solo 4. Aumentano i ricoverati nelle terapie intensive (261) e le guarigioni superano quota 100 mila, su 149 mila positivi nel corso di 13 mesi.

TAGS: covid-19 kenyanumeri kenyadati kenya

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