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Italiano fermato con statuetta d'avorio a Mombasa

Ha casa a Watamu, ora rischia il carcere in Kenya

22-06-2022 di redazione

Non è di certo un bracconiere, né un trafficante internazionale di preziosi e ancor meno un malvivente. Ma Paolo Brondi, piemontese che va e viene dall’Italia a Watamu, dove avrebbe in mente di stabilirsi alcuni mesi all’anno, ora rischia una pena molto pesante per possesso di una statuetta d’avorio del peso di circa seicento grammi, dopo essere apparso davanti al giudice a Mombasa ed essersi dichiarato colpevole.
Brondi, che frequenta il Kenya dal 1987 ed è molto conosciuto tra gli italiani di stanza a Watamu, che lo considerano una persona per bene che ha trovato come tanti nel Kenya un luogo di relax e di prolungata vacanza, è stato fermato pochi giorni fa all’arrivo all’aeroporto internazionale MOI di Mombasa con il prezioso monile d’avorio e, dopo essere stato trattenuto dalle autorità locali, ha ammesso di esserne il proprietario e di averlo portato appositamente dall’Italia ma che essendo un oggetto lavorato (con una scultura raffigurante sé stesso, come riporta il sito d’informazione del canale televisivo K24 del valore stimato di 17 mila euro) non pensava si trattasse di un reato.
In realtà il Kenya punisce il possesso e il traffico di avorio sia per quanto riguarda zanne di elefante o pezzi di esse, sia per quanto riguarda lavorati e semilavorati non regolarmente denunciati e con certificati che ne attestino l’età e la provenienza.

Paolo Brondi in Kenya (foto da Facebook)


Già in passato si sono verificati casi di sequestri e multe per chi non ha denunciato trofei di caccia storici o altri cimeli faunistici (compreso l’avorio) e il Kenya Wildlife Service aveva dato un ultimatum a tutti i possessori di oggetti o parti di specie animali di terra o di mare che è illegale catturare e detenere (salvo appunto oggetti antichi regolarmente denunciati in tempi non sospetti).
Ora Brondi, che è già comparso una prima volta davanti allo stupito Giudice di Mombasa Martin Rabera e, come spiega K24, si è dichiarato colpevole dell'accusa di essere in possesso di un trofeo di fauna selvatica di specie in via di estinzione, in contrasto con la sezione 92 (4) del Wildlife Conservation and Management Act, dovrà apparire in udienza alla corte di Mombasa per spiegare esattamente come e dove si sia procurato quell’avorio nella speranza che le autorità keniane comprendano la sua buona fede e la sua terribile ingenuità che lo ha portato ad ignorare le leggi non solo keniane, ma internazionali.
Perché le pene per la detenzione e il traffico d'avorio possono portare fino a 20 anni di carcere.

TAGS: avoriotraffico internazionaleitaliano arrestatocontrabbando

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