Mal d'Africa

UN MERCOLEDI' DA KENIOTI

Vivere in Kenya non è una passeggiata

Perché ci ho provato...e ci riproverò

01-06-2022 di Ella

Vivere in Kenya?
Ci ho provato e forse ci riproverò, perché amo quella terra.
Amo la natura e il suo clima, la possibilità di dedicarmi a ciò che mi piace in tranquillità e con ritmi di vita più rilassanti.
Però...che fatica.
Lo posso dire in questo spazio che mettete a disposizione per i lettori. Ho letto il post di Axel Rossi, che diceva che gli piace anche la gente di Watamu.
Probabilmente caro Axel hai avuto un rapporto abbastanza superficiale o forse ti sei innamorato con un colpo di fulmine (che a differenza dei fulmini veri qui sono molto frequenti).
Come in tutti i luoghi ci sono persone piacevoli e meno buone. Però in Kenya ho l’impressione che alla fine non ti puoi fidare né delle prime né delle seconde.
Quelli che ti sorridono e ti sembrano gioviali, sono spesso i più poveri ma comunque si aspettano che tu li aiuti. I kenioti ricchi invece sono quasi sempre arroganti e ti vedono con un po’ di razzismo, forse perché hanno raggiunto una posizione dopo tanti anni di colonialismo.
Ecco, io l’ho vista così nel mio primo tentativo di trasferirmi. Che non era tanto un tentativo, dato che ho anche comperato una casa che adesso ho affittato pagando regolarmente tutte le mie tasse.
Altro capitolo che non vorrei affrontare: la burocrazia e la corruzione. Certo, aumentata dal non parlare quasi per niente l’inglese, lo ammetto. E’ la prima cosa di cui ad ogni livello se ne approfittano. Caro Alex, quando dici che basta poco per iniziare un lavoro redditizio, lo dici perché lo hai fatto o ti sei semplicemente informato da qualche avvocato che ha tutto l’interesse a farti aprire una compagnia? Perché vedi era anche la mia idea, mi avevano detto che acquistando la casa regolarmente importando i soldi dall’Italia e intestandola ad una compagnia aperta in loco, avrei avuto poi la possibilità di fare qualsiasi lavoro indipendente. Credimi, non è così facile, i paletti sono tanti e i tentativi di taglieggio altrettanti. Tra l’altro devo ringraziare Freddie che mi ha messo in guardia pur senza scoraggiarmi e mi ha indicato le istituzioni giuste per fare tutte le cose in regola. Perché sai, Alex, se a Watamu e Malindi si fanno le cose aumma aumma, la colpa è soprattutto di noi italiani che abbiamo creato questa seconda via.
Per il resto, io in Kenya sto bene. Non ho il fidanzato beach boy, ma un compagno italiano appassionato di ciclismo che viene a trovarmi quindici giorni due o tre volte all’anno e poi si rompe le scatole e patisce il caldo. Ho solo cinquantacinque anni, non ho grossi problemi economici ma qualche cosa ancora per tenermi impegnata vorrei ancora farla. Sarebbe bello poterla fare nel luogo che per me è anche un luogo di vacanza. Ma vi assicuro che non è facile, godetevi il Kenya da turisti che è meglio...e al massimo se volete passarci un po’ di mesi all’anno...affittate la casa da quelli come me!
Ella

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