KENYA NEWS
01-10-2025 di Freddie del Curatolo
Ci sono luoghi in cui la vita sembra un miracolo quotidiano, e poi ci sono giorni in cui l’uomo ti ricorda quanto sia capace di rovinare tutto ed altri uomini provano a sistemare le cose, ma non vengono a capo delle cause.
Sei leoni nella riserva di Oleisukut, Maasai Mara, sono stati avvelenati.
Non è la prima volta e non è chiaro da chi o perché, ma il risultato è lo stesso: dolore, confusione, un branco che si muove come spettri assonnati tra l’erba dorata.
Pastori evoluti che non usano più le lance?
Trappole al veleno per erbivori da commerciare come carne commestibile mangiate dai felini? Bracconaggio per trofei?
Il Kenya Wildlife Service è corso in soccorso, con i veterinari che sembrano figure mitiche, somministrando cure d’emergenza e trasferendo i leoni in luoghi sicuri, mentre due di loro restano ancora sospesi tra la vita e la notte del veleno. Quattro sono tornati a camminare come se nulla fosse, ma non è mai lo stesso: ogni passo porta con sé il ricordo di ciò che l’uomo può infliggere.
Il veleno resta un mistero, come sempre accade quando la stupidità e la cattiveria si nascondono dietro la semplicità della savana. Gli uomini indagano, ma l’Africa non aspetta: i fiumi scorrono, i leoni si rialzano, e i turisti continuano a fare danni, magari senza volerlo davvero, forse solo con quella bizzarra combinazione di entusiasmo e incoscienza che ci contraddistingue. Solo un mese fa, la migrazione degli gnu è stata interrotta da turisti che hanno dimenticato i furgoni e le regole, correndo tra gli animali e obbligandoli a rifugiarsi nei coccodrilli del fiume Mara. È bastato un attimo – un minuto, dicono le autorità – per trasformare il miracolo in un piccolo caos umano, giustificato da smentite e puntualizzazioni burocratiche.
E così continuiamo, osservatori impotenti: gli uomini promettono protezione, le autorità parlano di impegni solenni, e noi sappiamo che la vera meraviglia è la pazienza della natura. L’Africa sopporta, ancora e sempre, con un amore silenzioso per ogni creatura, per ogni fiume, per ogni passo di una gazzella o di un leone che cammina tra il veleno e la sopravvivenza. Noi siamo solo spettatori, ridendo amaro di fronte alla nostra incapacità, consapevoli che, per quanto ci sforziamo, la grande savana continuerà a vivere senza di noi.
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