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Guerra nel Golfo, gli scenari di prezzi e importazioni in Kenya

L'opinione dell'esperto Pino Cipolla di Vinyasa

05-03-2026 di redazione

Nel caso in cui il conflitto in Iran, Israele e Medio Oriente dovesse protarsi ancora, potrebbero prospettarsi tempi infelici in Kenya non solo per i prezzi del carburante, ma per quelli di tutti i generi di importazione dall’estero, compresa l’Italia, oltre che per i ritardi nelle consegne che potrebbero provocare “shortage” di alcuni generi di consumo e del Made In Italy più amato dai keniani, oltre che utilizzato dai residenti italiani, come il vino e la pasta, ma anche problemi con gli arrivi del “fresco”, ovvero formaggi e salumi, soprattutto.
Quali le previsioni per il futuro prossimo?

Lo abbiamo chiesto ad uno degli esperti del settore, l’importatore italiano dell’azienda keniana Vinyasa, Pino Cipolla.
“I prezzi del gas naturale in Europa sono aumentati di circa un quarto, da lunedì 2 marzo. L’aumento dei prezzi del petrolio gonfierà i costi in tutto lo spettro della produzione di beni di largo consumo, con panifici industriali, impianti di lavorazione lattiero-casearia e serre che riforniscono i prodotti freschi dell’Europa che dovranno affrontare bollette energetiche insostenibili. Queste industrie operano su margini sottili e un’esposizione prolungata a prezzi elevati del gas costringerà a tagli alla produzione, impattando sulla stabilità delle forniture ancor prima che si manifestino problemi logistici fisici. I retailer kenyoti si troveranno ad affrontare costi crescenti per l’alimentazione della refrigerazione, dell’illuminazione e del riscaldamento in tutti i negozi: una spesa che consumerà i profitti operativi o verrà trasferita sui prezzi a scaffale”.

A questo panorama non certo lusinghiero, si aggiunge la chiusura dello stretto di Hormuz. Perché ci interessa?
“Perchè la chiusura dello stretto di Hormuz ha avuto un impatto anche sulla logistica delle spedizioni globali: Le principali compagnie di navigazione, tra cui MSC, Maersk e Hapag-Lloyd, hanno sospeso le prenotazioni di merci o stanno deviando le proprie navi. Hapag-Lloyd ha imposto una ‘Sovraccarico per rischio di guerra’ (War Risk Surcharge – WRS) in vigore dal 2 marzo 2026, per le merci da e per le regioni dell’Alto Golfo, del Golfo Persico e del Golfo Arabico. CMA CGM ha annunciato un ‘Sovraccarico per Conflitto di Emergenza’ (Emergency Conflict Surcharge – ECS) a causa dell’aumento dei rischi per la sicurezza, in vigore dal 2 marzo 2026.

Maersk ha deviato le navi intorno al Capo di Buona Speranza, lontano dallo Stretto di Hormuz e dal Canale di Suez, e ha segnalato il possibile utilizzo di clausole di emergenza per trasferire i costi crescenti dovuti alla situazione. MSC (Mediterranean Shipping Company) ha istruito le navi nella regione a cercare un rifugio sicuro e ha sospeso tutte le prenotazioni di merci verso il Medio Oriente. Messina Line, una delle principali compagnie marittime dall’Italia ha applicato immediatamente un  “war surcharge” pari al doppio del costo del nolo, per ogni container.
Senza Hormuz, ogni carico viene deviato facendogli fare il periplo dell’Africa via Capo di Buona Speranza e ciò aggiunge circa 20 giorni di tempo di transito per il Kenya. Questa dispersione aumenta i costi di nolo e spedizione dal 25% al 30% per gli importatori che si occupano di commercio internazionale, secondo quanto riportava ieri il Business Standard. Forti rincari colpiranno quindi inevitabilmente tutte le merci importate in Kenya, segnatamente i prodotti dall’Italia, con grande preoccupazione degli importatori e dei retailers in Kenya”.

TAGS: guerragolfoVinyasaimportazioniprezzi

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