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Kenya pronto all'arrivo del "diaspora tourism"

Visitatori da tutto il mondo con un unico denominatore

30-10-2021 di Freddie del Curatolo

Che il Kenya sia una delle mete più ambite e desiderate per le vacanze del prossimo inverno, con tutte le debite proporzioni rispetto agli anni precedenti alla pandemia, non è un mistero.
Non lo è, come abbiamo visto nelle scorse settimane scartabellando i siti di prenotazioni alberghiere e soprattutto di ville e appartamento in affitto, e non lo è per gli effetti di quelle dimostrazioni di interesse che in questi giorni iniziano a trasformarsi in vere e proprie conferme di presenza nelle località turistiche da parte di stranieri e keniani da dicembre in poi.
Accanto ai mercati da sempre più prolifici, ovvero la Gran Bretagna che ha recentemente riaperto i corridoi bilaterali, e gli Stati Uniti sorretti anche dal potere del dollaro nei confronti dello scellino, quantomai in ambasce, si fa forza un nuovo interessante target: quello dei keniani residenti all’estero o addirittura divenuti cittadini di altre nazioni ed altri continenti.
Sono i cosiddetti “diaspora tourists” che dopo la fine delle restrizioni, non vedono l’ora di tornare in Kenya a rivedere il paese in cui sono nati e cresciuti o dove hanno ancora parenti, genitori ed amici.
Sono americani, canadesi, britannici, tedeschi e scandinavi. Hanno vissuto e messo le radici in Spagna, Italia e Francia e iniziano ad averne le scatole piene dell’occidente o ritengono che sia il momento giusto per lasciare la follia dei vecchi continenti per tornare a godersi il meglio di quel che può offrire il loro paese. Quel Kenya che magari lasciarono tanti anni fa quando la differenza di opportunità, cultura, democrazia era abissale e che gli USA come l’Europa erano visti come terre promesse. Molti di loro sono piccoli imprenditori, negozianti, professori, impiegati. Molti hanno messo da parte quelle che nei paesi civilizzati sono somme normali e che invece in Kenya possono significare vita tranquilla per persone sopra i cinquant’anni o potenziali investimenti per i più giovani. Non tutti tornano per restare, ma è certo che anche chi verrà in Kenya in vacanza nei prossimi mesi, dopo le riaperture totali, prenderà in considerazione anche qualche acquisto di terreni, immobili e altro. Secondo un rapporto della Banca Mondiale di concerto con l’agenzia internazionale Knight Frank, il Kenya è il paese mondiale in cui si diventa ricchi nel minor arco di tempo. Solo 13 anni per diventare billionari, partendo da un investimento di soli 20 mila dollari.
Ovvio che per parecchi visitatori con doppia cittadinanza non si tratterà di una semplice vacanza, ma ci sarà sempre un occhio particolare a far fruttare qualche risparmio.
Molte prenotazioni per località della costa ma anche della Rift Valley (come Narok e Nanyuki ad esempio) arrivano da paesi anche insoliti, come Norvegia, Irlanda, Canada. Ma leggendo i cognomi ci si rende conto che si tratta di “diaspora people”, come vengono definiti qui.
Alcuni recentemente hanno anche acquistato le grandi ville di Malindi che per quasi mezzo secolo sono appartenute ad italiani che le avevano fatte costruire quando un acro di terreno veniva via allo stesso prezzo con cui acquistavi un garage a Milano o un monolocale a Roma.
I “diaspora” che hanno già avviato attività come bed & breakfast o boutique hotel sono i primi a sapere come e dove fare marketing per attrarre altri espatriati come loro.
E’ un fenomeno che non può lasciare indifferenti perché si tratta di turisti molto interessanti: oltre ad avere il portafoglio pieno, hanno l’abitudine occidentale a riconoscere i piaceri del viaggio di svago: sanno mangiare e bere bene, vogliono vivere la modernità del Kenya e la sua crescita, apprezzano il servizio professionale. Insomma, buoni clienti che a Malindi, ad esempio, possono apprezzare più di altri l’eccellenza italiana, quando la trovano.
La sfida di quest’anno per località come Lamu, Watamu e Diani è saper riconoscere e “coccolare” questo turismo quasi inedito che può trasformarsi in un valore aggiunto per il futuro dell’economia locale, specie nei luoghi legati all’industria dell’ospitalità e dell’intrattenimento.

TAGS: diaspora kenyaturismo kenyatendenze kenya

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