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CRONACA KENYA

Nella Nairobi alluvionata, tra odissea e morti

Una delle peggiori sere di sempre della capitale

08-03-2026 di Freddie del Curatolo

Due sere di (stra)ordinaria pioggia torrenziale nella capitale Nairobi, e la città conta morti, danni, allagamenti, chiusura di strade e un traffico che nella serata di venerdì ha raggiunto il culmine, con automobilisti rimasti bloccati da ora di cena fino all'una di notte tra le rotonde del centro direzionale e le zone residenziali.
E' la confusione delle metropoli afro-asiatiche, a cui si aggiungono eventi sovrannaturali (l'acqua di marzo qui non è quella cantata da Tom Jobim) e l'esondazione delle "acque fredde" da cui Nairobi trae il suo nome, ovvero il Nairobi e il Mathare River, con le loro infinite diramazioni che scorrono come vene nel tessuto urbano mai completamente accettato dall'ex palude della Rift Valley.

Le piogge torrenziali che si sono abbattute sulla capitale fin dal mattino hanno trasformato interi quartieri in una sequenza di piccoli laghi improvvisati, con strade principali impraticabili e centinaia di pendolari bloccati per ore nel traffico. In diversi punti della città i sistemi di drenaggio hanno ceduto sotto la pressione dell'acqua, lasciando le carreggiate sommerse e i veicoli immobilizzati come barche senza remi.

Le aree più colpite sono state soprattutto gli insediamenti più bassi e alcuni tratti delle principali arterie urbane, dove l'acqua ha invaso case e cortili costringendo molte famiglie a lasciare temporaneamente le proprie abitazioni. Non sono mancati automobilisti intrappolati nei sottopassi o su tratti di strada trasformati in torrenti improvvisi.
Alla fine della peggiore serata da quasi un anno a questa parte, l’aprile del 2025, il conto delle vittime sale a 25, mentre 3500 sono gli sfollati.

Per far fronte all'emergenza, le autorità hanno mobilitato anche l'esercito: unità delle Kenya Defence Forces sono state dispiegate a supporto del National Disaster Operations Centre, delle squadre di emergenza della contea e delle agenzie di soccorso impegnate nelle evacuazioni e nel recupero degli automobilisti rimasti bloccati.

I soccorritori hanno lavorato per tutta la serata per aiutare i residenti delle abitazioni allagate e liberare veicoli trascinati o immobilizzati dall'acqua, mentre le autorità cittadine invitavano la popolazione a evitare strade sommerse, fiumi ingrossati e canali di drenaggio ormai trasformati in rapide.
In questa situazione di emergenza, mi sono trovato alle 21 in quello che con esercizio di positività di giorno si potrebbe definire “cuore pulsante” della metropoli, ovvero la rotonda di Ngara.
Con il favore delle tenebre e delle luci dei fanali, il cuore si è trasformato in un intestino maleodorante di gas di scarico, pieno di rumori anche di vita, pochi clacson e una rassegnazione bagnata che chiamava più al chiacchericcio e ai sorrisi, vera forza della povera gente.
Ed è andata in scena la dicotomia, il contrasto tra la resilienza sella gente a piedi, alcuni anche senza ombrello, e la meccanica, robotica insensibilità degli automobilisti, che come insetti impazziti cercavano di convergere tutti nello stesso punto, con contromano, strette autolesioniste, sfide all’ultimo centimetro di asfalto inondato. Tre ore per spostarsi di cinquanta metri, con autisti dei pullman che ad un certo punto, facevano scendere i passeggeri e lasciavano lì il mezzo.

I boda boda monetizzavano, specie quelli con l’ombrello customizzato. Anche qualche straniero coraggioso è sceso dal suo uber e ha proseguito a cavallo di un cavallo marino a motore.
In mezzo scene epiche da purgatorio incasinato, con uomini che pagaiavano su scatoloni di polistirolo, donne con l’acqua fino alle ginocchia e ragazzini in braccio, borse della spesa e dosi invisibili di fatica quotidiana sulle spalle. C’era chi doveva tornare a casa, in periferia, per poi tornare in quel casino la mattina seguente. Alla fine, poco prima della mezzanotte, qualcosa si è stappato, come un rubinetto sturato, con un lento vorticoso muoversi degli insettoni ed ogni regola sovvertita dalla pazza fretta di tornare a casa. Ce l’abbiamo fatta, all’una e mezzo dopo 4 ore e mezza di odissea, consci che certe dinamiche del Kenya non potranno mai cambiare e costituiscono anche l’alibi per l’estabilishment per non prodigarsi per migliorare viabilità, controllo del traffico e situazione idrica e di incanalamento delle acque.

E la situazione potrebbe non migliorare subito.
Il Kenya Meteorological Department ha infatti avvertito che le piogge intense potrebbero continuare almeno fino a lunedì, aumentando il rischio di nuovi allagamenti non solo nella capitale ma anche nelle contee vicine come Kiambu e Kajiado.

Nel frattempo Nairobi fa quello che fa sempre quando arriva la stagione delle piogge: resiste, galleggia, si ingolfa, impreca e aspetta che l'acqua defluisca di nuovo verso la Rift Valley, ricordando a tutti che sotto l'asfalto, in fondo, la città resta pur sempre un'antica palude.

TAGS: Nairobialluvione

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