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Nessun contagiato di ebola può venire in Kenya

Dopo il blocco del centro d'emergenza, cittadino Usa in Germania

15-07-2026 di Freddie del Curatolo

Una volta tanto, sembra che gli attivisti e le organizzazioni per i diritti umani abbiamo vinto. Nessun paziente contagiato da ebola o sospetto tale, arriverà in Kenya dalla Repubblica Democratica del Congo, specialmente gli americani che avevano iniziato a finanziare ed equipaggiare un centro di emergenza e cure per i propri connazionali vicino a Nanyuki, nella contea di Laikipia, a nord di Nairobi. Manifestazioni, proteste e soprattutto una petizione all'Alta Corte, hanno bloccato tutto e ieri è stato il ministro della Sanità keniana, Aden Duale, a confermare che il più recente caso di ebola per un cittadino statunitense, un missionario che prestava servizio a Bunia, uno dei centri nevralgici del focolaio del ceppo Bundibugyo che ha già causato oltre 700 morti, è stato trasferito in Germania, anzichè nella struttura keniana. "Avendo la corte bloccato i lavori, il centro per i contagiati di ebola non è operativo", ha ammesso Duale.

Il governo keniano ha così evitato quella che rischiava di trasformarsi in una delle pagine più controverse della cooperazione sanitaria con gli Stati Uniti. Il progetto prevedeva la realizzazione, all'interno della base aerea militare nei pressi di Nanyuki, di una struttura ad alta biosicurezza destinata esclusivamente a cittadini americani contagiati o esposti al virus Ebola durante le operazioni umanitarie nella Repubblica Democratica del Congo. Washington aveva stanziato circa 13,5 milioni di dollari per finanziare il centro e dotarlo di personale e attrezzature proprie.

La scelta del Kenya come piattaforma sanitaria aveva però provocato fin dall'inizio una durissima reazione. Le associazioni per i diritti civili, guidate dal Katiba Institute e sostenute dalla Law Society of Kenya, avevano denunciato la totale assenza di consultazione pubblica, contestando inoltre la costituzionalità di un accordo mai illustrato nei dettagli ai cittadini. Medici e infermieri avevano espresso forti perplessità, mentre a Nanyuki migliaia di persone erano scese in piazza temendo non solo un rischio sanitario, ma anche pesanti ripercussioni sull'economia locale, sul turismo e sull'immagine del Kenya. Le proteste erano degenerate in scontri con la polizia, con 2 morti ufficiali e decine di arresti.

La svolta è arrivata con l'intervento dell'Alta Corte, che non solo aveva sospeso la costruzione del centro, ma aveva anche vietato al governo di autorizzare l'ingresso nel Paese di persone contagiate o sospettate di Ebola nell'ambito dell'accordo con gli Stati Uniti, almeno fino alla conclusione del procedimento giudiziario.

Per questo il trasferimento del missionario americano contagiato a Bunia verso una struttura specializzata in Germania assume un valore che va oltre il singolo caso clinico. Dimostra che esistono alternative praticabili e che il Kenya non è destinato a diventare, come molti avevano denunciato, il "reparto infettivi" di altre nazioni.

La vicenda lascia comunque aperti diversi interrogativi. L'epidemia di Ebola nella RDC continua infatti a rappresentare una delle più gravi emergenze sanitarie del continente africano, con oltre 700 vittime e migliaia di casi registrati, mentre il Kenya rimane in stato di massima allerta ai propri confini, negli aeroporti internazionali e nei principali punti di ingresso. Il Ministero della Sanità ha ribadito che il Paese continuerà a prepararsi a un'eventuale emergenza, ma concentrando gli sforzi sulla protezione della popolazione keniana e sul rafforzamento delle capacità di risposta nazionali.

Per molti osservatori, questa vicenda rappresenta anche un precedente importante sul piano democratico. In un Paese dove spesso le grandi decisioni vengono prese senza un reale coinvolgimento della società civile, è stata proprio la pressione dell'opinione pubblica, insieme all'intervento della magistratura, a costringere il governo a fare marcia indietro. Una vittoria che gli attivisti definiscono non contro la cooperazione internazionale, ma a favore della trasparenza, della sovranità nazionale e del diritto dei cittadini a essere informati quando sono in gioco questioni così delicate.

TAGS: ebolacentrocureemergenzasanitàvirus

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