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Sospesa la costruzione del centro ebola degli USA in Kenya

Dopo lo stop dell'Alta Corte, il ministro della Salute Duale si scusa

23-06-2026 di Freddie del Curatolo

Mentre nella Repubblica Democratica del Congo i casi confermati di Ebola hanno superato quota mille, in Kenya la battaglia si combatte nelle aule dei tribunali più che negli ospedali. L'Alta Corte ha imposto lo stop alla controversa struttura di quarantena sostenuta dagli Stati Uniti e il ministro della Salute Aden Duale ha dovuto presentare le proprie scuse ai giudici.
La struttura doveva servire a prepararsi a un'emergenza che non si è ancora verificata. Oggi, però, il centro di quarantena per Ebola previsto nella contea di Laikipia è diventato soprattutto un caso politico e istituzionale. Dopo settimane di proteste, ricorsi e accuse, il governo keniano ha annunciato la sospensione di tutte le attività legate al progetto.

Così la vicenda del centro di quarantena per Ebola destinato a sorgere a Nanyuki, nella contea di Laikipia, potrebbe essere arrivata a un punto di svolta. Dopo essere stato convocato dall'Alta Corte e ritenuto colpevole di oltraggio alla corte per la prosecuzione dei lavori nonostante le ordinanze cautelari, il ministro della Salute Aden Duale ha annunciato che tutte le attività relative al progetto sono state interrotte.

Comparendo davanti ai giudici, Duale ha dichiarato di non aver mai avuto l'intenzione di ignorare le decisioni della magistratura e ha attribuito la prosecuzione delle attività a una diversa interpretazione delle disposizioni emesse dalla Corte. Secondo il ministro, il governo aveva ritenuto che il blocco riguardasse l'attuazione degli accordi di cooperazione internazionale e non i lavori preparatori e tecnici collegati alla struttura.

"Sarei l'ultima persona a sfidare un'ordinanza del tribunale", ha affermato il ministro, esprimendo rammarico per qualsiasi azione o omissione che abbia potuto creare la percezione di una violazione delle direttive giudiziarie.

Il progetto, finanziato dagli Stati Uniti con un investimento stimato di circa 13,5 milioni di dollari, prevedeva la realizzazione di un'unità di quarantena da cinquanta posti all'interno della base militare di Nanyuki. La struttura avrebbe dovuto ospitare cittadini americani eventualmente esposti al virus Ebola durante missioni nella vicina Repubblica Democratica del Congo e, secondo il governo keniano, contribuire a rafforzare le capacità nazionali di risposta alle emergenze sanitarie.

Ma proprio quest'ultimo punto è stato contestato da una parte dell'opinione pubblica, da gruppi civici e da esponenti politici che hanno accusato il governo di aver autorizzato una struttura destinata principalmente a interessi stranieri senza un adeguato coinvolgimento delle comunità locali. Le proteste, particolarmente intense nella regione di Laikipia, hanno alimentato sospetti e teorie allarmistiche, con inevitabili ripercussioni anche sul settore turistico.

La realtà epidemiologica, tuttavia, racconta una storia diversa. Nonostante l'allerta regionale e i rigorosi controlli introdotti alle frontiere, il Kenya non ha registrato alcun caso di Ebola. Nei mesi scorsi diversi pazienti sospetti sono stati sottoposti a test, ma tutti gli esami hanno dato esito negativo.

Il Ministero della Salute continua a mantenere elevato il livello di vigilanza, soprattutto nei punti di ingresso internazionali e lungo le principali rotte commerciali con l'Africa centrale. Una prudenza giustificata dall'evoluzione dell'epidemia nella Repubblica Democratica del Congo, dove il numero dei casi confermati ha superato per la prima volta quota mille dall'inizio dell'emergenza.

Secondo gli ultimi dati diffusi dalle autorità congolesi, i contagi accertati hanno raggiunto 1.048 casi, con 267 decessi. Numeri che confermano come l'Ebola continui a rappresentare una delle più gravi emergenze sanitarie del continente, pur restando confinata lontano dai confini keniani.

Per il Kenya, dunque, la vicenda di Nanyuki lascia soprattutto interrogativi politici e istituzionali. Da un lato la necessità di prepararsi a possibili emergenze sanitarie future, dall'altro il delicato equilibrio tra cooperazione internazionale, trasparenza amministrativa e fiducia dei cittadini. Una lezione che, almeno per il momento, sembra avere poco a che fare con il virus e molto con la gestione della paura.

 

TAGS: ebolaquarantenaamericanisalute

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