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Sorpresa: il centro quarantena ebola in Kenya degli USA è operativo

Nonostante il blocco della Corte, 7 americani ricoverati (nessun contagiato)

18-07-2026 di Freddie del Curatolo

Colpo di scena, come nella migliore tradizione di quell'Africa dipinta un secolo fa da Ernest Hemingway secondo cui "ciò che è vero all'alba, è una menzogna a mezzogiorno": la struttura sanitaria d'emergenza che gli Stati Uniti hanno finanziato in Kenya per permettere ai propri cittadini di stanza in Repubblica Democratica del Congo di trascorrere i 21 giorni di quarantena prima di ripartire per gli Stati Uniti, e la cui costruzione era stata sospesa dalla Corte, è invece operativa. Sono arrivati infatti, come riporta l'agenzia Reuters, i primi sette americani, volontari di una missione protestante, di cui nessuno risulta contagiato.

La notizia rappresenta una svolta inattesa in una vicenda che da settimane tiene banco in Kenya. La struttura, finanziata dal governo degli Stati Uniti all'interno della base aerea di Laikipia a Nanyuki, era infatti finita al centro di una durissima controversia politica e giudiziaria. L'Alta Corte ne aveva ordinato la sospensione in attesa di pronunciarsi definitivamente sulla legittimità del progetto, mentre il ministro della Sanità Aden Duale aveva dichiarato di aver bloccato i lavori dopo essere stato riconosciuto colpevole di oltraggio alla Corte per non aver rispettato il precedente provvedimento.

La realtà, però, si è rivelata diversa.
Secondo quanto riferito dall'agenzia, sette cittadini americani appartenenti al Disaster Assistance Response Team dell'organizzazione umanitaria evangelica Samaritan's Purse, impegnati nelle operazioni contro l'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, sono già ospitati nella struttura. Nessuno di loro presenta sintomi della malattia, ma tutti dovranno osservare un periodo di isolamento di 21 giorni prima di poter rientrare negli Stati Uniti, in conformità con le nuove disposizioni emanate da Washington.

La nuova politica americana, introdotta dopo il peggioramento dell'epidemia nella RDC, vieta infatti il rientro diretto negli Stati Uniti ai cittadini americani che abbiano operato nelle aree colpite dal virus. Prima di mettere piede sul suolo statunitense devono trascorrere tre settimane in un Paese terzo, sotto osservazione sanitaria. Il Kenya è stato scelto come sede di questa quarantena grazie a una struttura bio-isolata da 50 posti letto costruita con fondi statunitensi.

A confermare l'arrivo dei primi ospiti è stato Franklin Graham, presidente di Samaritan's Purse, precisando che nessuno dei volontari è malato e che tutti sono monitorati da medici del U.S. Public Health Service. Anche il Dipartimento di Stato americano ha sottolineato che il trasferimento è avvenuto esclusivamente a scopo precauzionale e con l'autorizzazione delle autorità keniane.
La vicenda, tuttavia, è destinata a riaprire il dibattito nel Paese.
Molti keniani continuano infatti a considerare il centro di Laikipia come un trasferimento del rischio sanitario dagli Stati Uniti al Kenya. Le proteste organizzate nelle scorse settimane a Nanyuki avevano attirato migliaia di persone e si erano concluse con violenti scontri con la polizia e vittime. La magistratura aveva chiesto al governo di rendere pubblico l'accordo firmato con Washington e di sospendere le attività della struttura fino alla conclusione del procedimento giudiziario.

Secondo Reuters, però, già nelle settimane successive all'ordinanza del tribunale i lavori non si erano mai realmente fermati, nonostante il ministero della Sanità avesse dichiarato il contrario. Immagini satellitari e il continuo arrivo di materiali, attrezzature e personale specializzato avevano mostrato che il cantiere proseguiva nonostante lo stop disposto dalla Corte. L'arrivo dei sette volontari americani conferma ora che il centro è pienamente operativo, almeno nella sua prima fase.

Resta da capire quale sarà la reazione del governo keniano e della magistratura davanti a quella che molti osservatori interpretano come una sostanziale disapplicazione delle decisioni dell'Alta Corte. Una vicenda destinata probabilmente ad alimentare nuove tensioni politiche, mentre il Kenya continua a ribadire di non avere registrato casi di Ebola sul proprio territorio, pur mantenendo elevato il livello di allerta ai confini con l'Uganda e la Repubblica Democratica del Congo.

TAGS: quarantenaebolaLaikipiaamericani

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