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Ebola in Kenya tra prevenzione e caos in aeroporto

Il governo va avanti col centro di quarantena e i controlli

05-06-2026 di Freddie del Curatolo

Mentre a Nanyuki si protesta contro il futuro centro di isolamento per l'Ebola e il Parlamento si divide sulla strategia sanitaria nazionale, a Nairobi la realtà è apparsa molto più semplice e molto meno rassicurante: un codice QR che non funziona, centinaia di passeggeri in coda e funzionari costretti a lasciar passare la gente per evitare il caos.

Da settimane il Kenya è impegnato in una discussione sempre più accesa sulla propria preparazione sanitaria di fronte al rischio di diffusione dell'Ebola dalla vicina Repubblica Democratica del Congo. Il governo difende il proprio piano di prevenzione finanziato dagli interessatissimi Stati Uniti di Trump, l'opposizione solleva dubbi, i cittadini protestano contro il previsto centro di quarantena nella base aerea di Laikipia, vicino a Nanyuki.

Eppure, mentre il dibattito si concentra sulle grandi strategie e sulle strutture da costruire, sono bastate le testimonianze di alcuni passeggeri appena rientrati dalla Cina per riportare l'attenzione su un problema molto più immediato: il funzionamento dei controlli all'aeroporto internazionale di Nairobi.

Secondo diversi viaggiatori citati da Capital News, all'arrivo al JKIA centinaia di persone sono state costrette a fermarsi davanti a un unico punto di controllo sanitario per compilare online i moduli richiesti dalle autorità. Il sistema, basato sulla scansione di un QR code e sull'inserimento dei dati sanitari e di viaggio, avrebbe però mostrato numerosi malfunzionamenti.

Le code si sono allungate, i passeggeri si sono accalcati e, secondo alcune testimonianze, gli addetti presenti non sarebbero riusciti a gestire l'afflusso. In alcuni casi, raccontano i viaggiatori, la pressione sarebbe diventata tale da spingere gli operatori a lasciar transitare alcune persone senza completare interamente la procedura prevista.

Un episodio che, al di là dei disagi per chi viaggia, solleva interrogativi ben più seri. Se il primo filtro sanitario del Paese va in difficoltà davanti a un normale arrivo internazionale, quale sarebbe la sua capacità di risposta in presenza di una vera emergenza epidemiologica?

La questione assume un peso ancora maggiore perché arriva proprio mentre il governo continua a difendere il progetto del centro di isolamento da 50 posti presso la base aerea di Laikipia. Il ministro della Salute Aden Duale, intervenendo in Parlamento, ha ribadito che la struttura verrà realizzata e che fa parte di una rete nazionale di 23 centri di quarantena. Intanto arei USA atterrano alla base di Nanyuki, portando attrezzature e personale sanitario, in barba alla giustizia, preparandosi a rendere operativo il centro.

Duale ha inoltre dichiarato che oltre 71.000 persone sono già state sottoposte a screening ai punti di ingresso del Paese nell'ambito delle misure di preparazione contro l'Ebola. Numeri che dovrebbero rassicurare l'opinione pubblica, ma che finiscono inevitabilmente per essere confrontati con le immagini e i racconti provenienti proprio dal principale aeroporto del Kenya.

Come spesso accade, il problema non sembra essere soltanto la presenza o meno di una struttura, ma la distanza tra le decisioni prese negli uffici governativi e la loro applicazione concreta sul terreno. Tra una quarantena annunciata e un controllo realmente efficace c'è di mezzo la macchina dello Stato, con i suoi computer che si bloccano, il personale insufficiente e le inevitabili falle che emergono quando la teoria incontra la realtà.

L'Ebola, fortunatamente, non è ancora arrivata in Kenya. Ma le scene viste al JKIA ricordano che la prima linea di difesa contro qualsiasi epidemia non è un edificio da costruire domani. È il controllo che funziona oggi.

TAGS: ebolaquarantenaWashingtonDualeNanyuki

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