KENYA NEWS
16-07-2026 di Freddie del Curatolo
Niente da fare. Il Kenya non diventerà, almeno per ora, la Giamaica dell'Africa orientale. L'Alta Corte ha spento sul nascere quello che molti speravano fosse il primo "spinello costituzionale" della storia del Paese.
C'era chi pregava Jah, chi ascoltava Bob Marley e chi, più laicamente, sperava che una vittoria dei rastafariani aprisse finalmente la strada alla depenalizzazione delle droghe leggere. Invece il giudice ha detto "no", lasciando il bhang dov'è sempre stato: rigorosamente fuori legge.
In Kenya il “bhang” è la marijuana. Un nome che, a sentirlo pronunciare, sembra quasi riprodurre il rumore della botta che – secondo i detrattori – darebbe in testa a chi la fuma. Eppure il bhang è probabilmente una delle sostanze illegali più diffuse del Paese. Basta non farsi sorprendere con una canna in tasca.
L'Alta Corte del Kenya ha quindi respinto ieri la petizione presentata dalla Rastafari Society of Kenya, che chiedeva una deroga alla legge per consentire ai propri fedeli di coltivare, detenere e consumare cannabis esclusivamente durante riti religiosi e momenti di meditazione.
L'idea era semplice: non legalizzare la marijuana per tutti, ma riconoscere il suo utilizzo come sacramento, un po' come il vino nella liturgia cristiana. I rastafariani sostenevano che vietarne il consumo equivalesse a limitare la libertà di culto garantita dalla Costituzione.
Il giudice Bahati Mwamuye non l'ha pensata allo stesso modo. Secondo la sentenza, i ricorrenti non sono riusciti a dimostrare che la cannabis rappresenti un elemento imprescindibile della religione rastafariana tale da giustificare un'eccezione alla normativa antidroga. Tuttavia lo stesso magistrato ha invitato il Paese ad aprire una discussione più ampia sul futuro della cannabis in Kenya, definendola una questione che riguarda tutta la società e non soltanto la comunità rastafariana.
La delusione non riguarda però soltanto i seguaci di Haile Selassie.
Negli ultimi anni, infatti, molti osservatori avevano iniziato a pensare che proprio una vittoria giudiziaria dei rastafariani potesse costituire il precedente giuridico necessario per riaprire il dibattito sulla legalizzazione della cannabis, almeno per usi terapeutici, industriali o personali.
Anche perché, diciamolo, il bhang in Kenya è tutto fuorché una rarità.
Lo si trova praticamente ovunque, dalle periferie di Nairobi ai villaggi della costa, passando per le università e molti quartieri popolari. Lo propongono tanti beach boys sulle spiagge della costa, e anche qualche rasta le cui preghiere al massimo sono quelle di comprargli un'escursione marina.
La differenza è che, se la fortuna gira male e arriva un controllo di polizia, la legge non lascia molto spazio all'interpretazione.
Chi viene sorpreso con cannabis per uso personale rischia infatti fino a cinque anni di carcere (secondo alcune interpretazioni della normativa vigente le pene possono arrivare anche a dieci anni), oltre a pesanti sanzioni economiche. Per chi la coltiva le pene possono arrivare fino a vent'anni di reclusione, mentre traffico e spaccio prevedono condanne ancora più severe.
E questo deve continuare a suonare da monito per i turisti, specialmente sulla costa, che per loro natura sono decisamente più ricattabili. Il rischio della pena per un solo spinello, ad esempio, può essere convertito in 800 euro di multa. Come dire, “Facciamo 500 e ti eviti giudice, qualche ora al gabbio e un articoletto sulla stampa locale, che poi magari viene ripreso da qualcuno sui social”.
Eppure il dibattito è destinato a continuare.
C'è chi guarda all'esempio di altri Paesi africani che hanno aperto alla cannabis medicinale o alla coltivazione industriale della canapa, sottolineando le potenzialità economiche di un settore che potrebbe creare occupazione e nuove entrate fiscali.
Altri, invece, temono che qualsiasi apertura possa rendere ancora più difficile il contrasto al traffico di droga e ai problemi sociali già presenti.
Per il momento, dunque, lo "spinello della libertà" dovrà attendere.
I rastafariani hanno già annunciato ricorso contro la decisione dell'Alta Corte e la battaglia legale è tutt'altro che conclusa.
Nel frattempo, in Kenya resta valido un vecchio consiglio, che vale sia per i fedeli di Jah sia per chi sogna una serata un po' troppo rilassata: se vedete arrivare un poliziotto... è meglio che in mano abbiate una Bibbia piuttosto che una canna.
Apprezzi il nostro lavoro quotidiano di informazione e promozione del Kenya? Malindikenya.net offre questo servizio da 16 anni, con il supporto di sponsor e donazioni, abbinando scritti e video alla diffusione sui social e ad una sorta di “ufficio informazioni” online, oltre ad affiancarsi ad attività sociali ed istituzionali in loco.
Di questi tempi non è facile per noi continuare a gestire la nostra attività, garantendo continuità e professionalità unite a disponibilità e presenza sul campo.
TI CHIEDIAMO QUINDI DI CONTRIBUIRE CON UNA DONAZIONE PER NON COSTRINGERCI A CHIUDERE. TROVI TUTTE LE INFORMAZIONI SU COME AIUTARCI A QUESTO LINK:
GRAZIE
ASANTE SANA!!!
CRONACA
di redazione
Spesso i corrieri della droga si mimetizzano nelle situazioni più impensabili. E’ capitato...
SOCIETA'
di Freddie del Curatolo
Durante l’ultima campagna elettorale, il folkloristico candidato George Wajackoyah, pur ammettendo di...
POLITICA
di Freddie del Curatolo
Si chiama George Wajackoyah, ha 62 anni ed è uno dei quattro candidati alla presidenza del Kenya alle prossime...
KENYA NEWS
di Freddie del Curatolo
La chiamano Karambela, ma non è una parola swahili, piuttosto una storpiatura somala della parola italiana...
NEWS
di Freddie del Curatolo
L’erba del vicino è sempre più verde, ma quella del Kenya per alcuni potrebbe essere la più buona e...
TURISMO
di redazione
Il problema dei beach-boys che tampinano i turisti sulle spiagge del Kenya potrebbe finalmente essere risolto in vista della prossima stagione.
E' uno dei punti toccati dal Ministro del Turismo Najib Balala a margine ...
NEWS
di Freddie del Curatolo
Cosa vuoi che sia uno spinello, specialmente in vacanza. Questo possono pensare molti turisti che ...
TURISMO
di redazione
"Presto prenderemo importanti misure per non permettere più che i beach boys...
SOLIDARIETA'
di redazione
L’associazione “I do it for you” di Watamu, nata dalla famiglia Bonasera, proprietaria del...
KENYA NEWS
di Freddie del Curatolo
Per mesi, tra Kilifi e Malindi, la sensazione era che la notte appartenesse a qualcun altro. Non...
SATIRA
di Freddie del Curatolo
Quel bel sorriso africano con cui mi hai conquistato
che mi accompagna e rende le giornate serene...
NEWS
di Freddie del Curatolo
Da via di transito per altri Paesi a vero e proprio mercato, con una diffusione davvero preoccupante a tutti i livelli. Si...
FESTIVAL
di redazione
“Malindi, Watamu paradisi terrestri, luoghi d’incontro e amori mai molesti. Forse una volta eravamo assediati, ma...
NEWS
di redazione
Una eco-isola al largo di Mayungu, per trasformare la cosiddetta Sardegna 2 in una "Dubai 2".
L'ambizioso progetto è stato presentato ieri all'Università keniota di...
INIZIATIVE
di redazione
Il “Festival di Sardegna Due” è arrivato al giro di boa, continuando ad esplorare sorridendo alcuni...
NEWS
di redazione
Grazie alla spinta di Roberto Marini e di Philemon Mawala, imprenditori e manager malindini scelti ufficialmente dal Ministero del Turismo per lavorare al ...