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Ruto rassicura gli stranieri: 'Kenya aperto a tutti'

Dopo le polemiche per i controlli a permessi e piccole attività

14-09-2026 di Freddie del Curatolo

Dopo giorni di apprensione e qualche episodio di tensione, con rigurgiti di xenofobia e proteste di cittadini burundesi, arriva dal presidente William Ruto un messaggio che può contribuire a riportare serenità tra le comunità straniere residenti in Kenya.

«Il Kenya è molto aperto al business degli stranieri», ha dichiarato sabato 12 settembre il capo dello Stato, chiarendo che tutti gli stranieri hanno un posto nel Paese, a condizione naturalmente che rispettino le leggi che regolano lavoro, investimenti, attività commerciali e immigrazione.

Una precisazione particolarmente significativa dopo le dichiarazioni della scorsa settimana sui piccoli commerci gestiti da stranieri, che avevano provocato preoccupazione soprattutto tra cittadini di Burundi, Congo e altri Paesi dell'Africa orientale.

Ruto ha voluto mettere un punto fermo anche su questo aspetto: nessuno straniero può essere aggredito, minacciato o molestato perché straniero.
«Nessun cittadino ha il diritto di farsi giustizia da solo e di fare del male ad altre persone provenienti da altri Paesi», ha detto il presidente, aggiungendo che il Kenya «continuerà a essere una società aperta, perché questo è nel DNA del Kenya».

È una frase che assume un peso particolare dopo le scene di apprensione vissute nei giorni scorsi, con centinaia di cittadini burundesi che si erano messi in fila davanti alla propria ambasciata a Nairobi, preoccupati per le conseguenze delle nuove direttive governative. Il governo aveva successivamente chiarito che il provvedimento non costituiva un'espulsione degli stranieri, ma una finestra di 90 giorni per regolarizzare permessi di soggiorno, autorizzazioni al lavoro, registrazioni delle attività e licenze commerciali.

Il messaggio di Ruto sembra dunque voler distinguere nettamente due questioni che nei giorni scorsi si erano pericolosamente sovrapposte: il rispetto delle regole da parte di chi lavora e fa impresa in Kenya e il diritto di ogni straniero a vivere e lavorare senza essere discriminato o perseguitato.

«Ogni persona, da qualunque luogo provenga, sarà trattata equamente secondo la legge», ha ribadito il presidente, rivolgendosi anche ai cittadini dei Paesi della East African Community (EAC) e del COMESA, il mercato comune dell'Africa orientale e meridionale.

È un chiarimento importante anche per l'immagine internazionale del Kenya, da sempre uno dei Paesi più aperti e cosmopoliti dell'Africa orientale. Nairobi, Mombasa, Malindi e le altre principali città keniane sono da decenni luoghi di incontro tra comunità, culture e nazionalità diverse. Una caratteristica che rappresenta anche una parte importante della forza economica e turistica del Paese.

Nei giorni scorsi il governo aveva già assicurato che durante il periodo di regolarizzazione nessuno straniero sarebbe stato lasciato senza tutela e aveva parlato di tolleranza zero nei confronti di xenofobia, intimidazioni e molestie.

Ora è lo stesso presidente a ribadirlo pubblicamente.

E, al di là delle discussioni sulle attività economiche che devono essere riservate ai cittadini keniani e sulla necessità di far rispettare permessi e licenze, è probabilmente questo il messaggio più importante che arriva da Nairobi: il Kenya vuole continuare ad essere una casa aperta a chi arriva da fuori, purché nel rispetto delle sue leggi.

Un principio che, in un Paese abituato da sempre all'incontro fra popoli e culture, non è soltanto una questione amministrativa. È anche una parte della sua identità.

TAGS: polemichestraniericontrollidirettive

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