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Ultime strisce: il Kenya difende la zebra più rara del mondo

La battaglia dei giovani del Nord per salvare la zebra di Grevy

21-07-2026 di Freddie del Curatolo

Le sue strisce sottili sembrano disegnate con un pennello finissimo, ma il futuro della zebra di Grevy è scritto a matita, con l’alto rischio che possa essere cancellato per sempre. Eppure, tra Samburu, Isiolo e Laikipia, sono proprio le comunità locali a dimostrare che la convivenza tra uomo e fauna selvatica può ancora fare la differenza.

Quando si parla di fauna africana, il pensiero corre inevitabilmente ai "Big Five". Eppure uno degli animali simbolo del continente rischia di scomparire quasi nel silenzio generale. La zebra di Grevy (Equus grevyi), riconoscibile per le sue strisce sottilissime, le grandi orecchie arrotondate e il ventre completamente bianco, sopravvive ormai quasi esclusivamente tra il Kenya settentrionale e una piccola parte dell'Etiopia. Oltre il 90% della popolazione mondiale vive comunque in Kenya.

Negli anni Settanta si stimava che questi magnifici equidi fossero circa 15 mila. Oggi ne rimangono poco più di duemila, una diminuzione provocata dalla perdita dell'habitat, dalla competizione con il bestiame per acqua e pascoli, dalla frammentazione del territorio e dagli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico.

La speranza, però, arriva proprio dalle comunità che condividono il territorio con questi animali. Samburu, Borana e altri gruppi pastorali sono diventati protagonisti della loro salvaguardia grazie al lavoro di monitoraggio svolto dai cosiddetti "moran monitors", giovani guerrieri e allevatori formati per raccogliere dati scientifici, censire gli esemplari, seguire le nascite dei puledri e segnalare eventuali minacce. Un modello di conservazione partecipata che negli ultimi anni ha contribuito a stabilizzare la popolazione della specie.

Il principio è semplice ma rivoluzionario: proteggere la fauna significa anche garantire un futuro alle popolazioni che vivono accanto ad essa. La conservazione non viene più imposta dall'alto, ma nasce dal coinvolgimento diretto delle comunità locali, che ricevono formazione, opportunità di lavoro e un ruolo centrale nella gestione del territorio.

Parallelamente proseguono gli interventi di ripristino dei pascoli degradati. Organizzazioni come il Grevy's Zebra Trust, insieme a partner internazionali, stanno sperimentando tecniche per trattenere l'acqua piovana, contrastare l'erosione e favorire la ricrescita delle erbe naturali, rendendo il paesaggio più resiliente alle siccità sempre più frequenti. L'obiettivo è ridurre la competizione tra fauna selvatica e bestiame, migliorando le condizioni per entrambe.

La zebra di Grevy rappresenta anche un simbolo del Kenya meno conosciuto, quello delle vaste terre aride del nord, lontane dalle mete turistiche più frequentate. Qui la biodiversità è straordinaria ma anche estremamente fragile, e la sua tutela dipende sempre più dalla capacità di trovare un equilibrio tra sviluppo economico, allevamento tradizionale e conservazione.

Le sue strisce, diverse in ogni individuo come le impronte digitali nell'uomo, raccontano una storia che va ben oltre la bellezza. Raccontano la resilienza di un ecosistema e di comunità che hanno scelto di diventare custodi di una specie che rischiava di sparire. In un'Africa dove spesso le notizie parlano di conflitti tra uomo e natura, il nord del Kenya dimostra che un'altra strada è possibile: quella della convivenza.

TAGS: ambienteGrevySamburuwildlife

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