Editoriali

EDITORIALE

Piano Mattei, Italia e Kenya lanciano l'ora dell'abitudine

Il senso della presenza di Meloni al vertice africano di Addis Abeba

13-02-2026 di Freddie del Curatolo

C’è una data e c’è un luogo, 13 febbraio 2026 ad Addis Abeba.
Può essere una tappa fondamentale nei rapporti tra l’Italia e l’Africa, un momento in cui le parole smettono di essere promesse e cominciano a diventare abitudini. Non slogan. Non conferenze stampa. Abitudini.
È lì che si capisce se una “visione” è solo una formula da palco, uno spettacolo senza platea o una strada che qualcuno sta davvero percorrendo, anche quando non ci sono telecamere.
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarà alla conferenza dell’Unione Africana, approfittando della presenza dei suoi leader, per dare seguito al vertice Italia-Africa di Roma.
Il Piano Mattei, voluto e raccontato da Meloni come cambio di paradigma, oggi si trova esattamente in questo punto delicato: quello della continuità. Del resistere al tempo, alle elezioni, ai cicli politici, alle mode geopolitiche.

E se c’è un luogo dove questa continuità prende forma concreta, con tutti i suoi limiti e le sue ambizioni, è il Kenya.
Qui, sull’asse Nairobi-Roma, si è costruito negli ultimi anni qualcosa che assomiglia più a un rapporto che a un progetto. Un dialogo stabile, fatto di incontri, protocolli, scuole, ospedali, laboratori, forum, memorandum. E di una fiducia reciproca che non si compra, ma si accumula lentamente.
Da una parte c’è il presidente William Ruto, pragmatico, ossessionato dallo sviluppo e dai numeri. Dall’altra c’è l’Italia di Meloni, che ha deciso di investire sul Kenya come partner strategico e non come semplice destinatario di aiuti.
In mezzo, un fitto reticolo di funzionari, ricercatori, tecnici, diplomatici, insegnanti, medici, ingegneri. Gente che non finisce nei titoli, ma tiene in piedi le relazioni.

L’ultima tappa di questo percorso è stata la missione di Anna Maria Bernini. Una visita che, più che un evento, è sembrata una verifica sul campo.
Nairobi. Tra il traffico infinito e i palazzi che crescono più in fretta delle certezze. Tra startup digitali e blackout improvvisi. Tra grattacieli e venditori ambulanti.
Qui si è svolto il Nairobi AI Forum, con il sostegno dell’Italia e dell’United Nations Development Programme. Non una fiera delle illusioni tecnologiche, ma un tentativo serio di discutere di intelligenza artificiale, dati, formazione, regole, responsabilità. Una grande iniziativa lanciata dall'Italia, con Undp e Kenya, che ha attratto più di 650 addetti ai lavori, comprese aziente digitali italiane, e ha fatto parlare di sé come poche volte fino ad ora il futuro della tecnologia in Africa, con 1 milione di hashtag, migliaia di visualizzazioni al sito e interazioni. Ma soprattutto con confronti, prese di coscienza, traiettorie verso un futuro concreto.

Non per imitare la Silicon Valley. Ma per costruire una via africana alla tecnologia.
Parallelamente, Bernini ha firmato il Memorandum su università e ricerca, puntando su mobilità, progetti comuni, infrastrutture scientifiche. Spazio, clima, energie rinnovabili, salute, agri-tech. Parole grandi, che qui devono diventare strumenti quotidiani.

Ha visitato Malindi, la base spaziale, il nuovo reparto maternità. Un luogo dove il Piano Mattei smette di essere geopolitica e diventa assistenza concreta. Dove le statistiche sulla mortalità materna incontrano volti, storie, speranze.

Ha inaugurato la sede della Med-Or Italian Foundation for Africa. Un hub di dialogo, ricerca, connessioni. Un altro tassello di una presenza che non vuole essere episodica.
Ha partecipato al Roadshow Italia-Africa con la Strathmore University, coinvolgendo università e imprese.

Ha sostenuto i programmi su energie rinnovabili con Enel Foundation e RES4Africa.
Tutto questo non fa notizia come un vertice internazionale. Non genera titoli roboanti. Ma costruisce terreno.

È questa, forse, la vera scommessa del Piano Mattei: non essere una sommatoria di progetti, ma una trama.

Una trama che tiene insieme Algeria ed Egitto, Marocco e Mozambico, Etiopia e Kenya. Che mette sul tavolo miliardi, sì, ma soprattutto metodo. Ascolto. Co-finanziamento. Responsabilità condivisa.
Non beneficenza. Non prediche. Non neocolonialismi mascherati.
Cooperazione imperfetta, certo. Lenta, a volte. Frenata da burocrazie, ritardi, incomprensioni. Ma reale.

In Kenya questo si vede bene.
Nel digitale, dove l’innovazione può diventare emancipazione o nuova disuguaglianza.
Nell’istruzione, dove la mobilità degli studenti non è fuga di cervelli, ma circolazione di competenze.
Nella sanità, dove un reparto maternità vale più di cento discorsi sull’Africa che “cresce”.
Nell’energia, nell’acqua, nell’agricoltura, nei servizi.
E anche, indirettamente, nelle migrazioni.
Perché, rasentiamo l’ovvietà dicendolo, ma oggi il confine tra ovvio e assurdo è più sottile di un ciuffo di peli biondi: quando una società funziona un po’ meglio, la partenza non è più l’unica opzione.

Il Piano Mattei, oggi, vale per quello che riesce a resistere.
Resistere ai cambi di governo.
Resistere al cinismo.
Resistere alla tentazione di trasformare tutto in propaganda.
Chi lavora al dossier lo dice chiaramente: l’Africa si aspetta continuità. Non capirebbe una fuga improvvisa. Non perdonerebbe l’ennesima promessa evaporata.
Il Kenya, in questo senso, è un banco di prova.
Se qui la cooperazione regge, cresce, si evolve, allora il Piano ha futuro.
Se qui si arena, allora era solo una parentesi ben raccontata.
Per ora, i segnali sono positivi.
L’asse Ruto-Meloni funziona.
Le istituzioni dialogano.
I progetti avanzano.
Le relazioni si consolidano.
Non è una favola. È un lavoro lento.

Tra un algoritmo e una sala parto. Tra un memorandum e una strada dissestata. Tra una startup e una scuola senza laboratori.
È così che si costruisce una politica estera adulta nel continente più giovane del mondo.
Senza retorica. Senza illusioni. Senza scorciatoie.
Con la pazienza dei muratori e la memoria lunga di chi sa che in Africa, più che i proclami, contano le presenze.
E il Piano Mattei, in Kenya, per ora, c’è.

TAGS: MatteiMeloniverticeRutocooperazione

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