CONNESSIONI
09-02-2026 di Freddie del Curatolo
A Nairobi, tra il traffico che non conosce pause e i grattacieli che crescono più in fretta delle certezze, oggi l'Italia apre un'altra finestra sul futuro.
Si chiama Nairobi AI Forum, dura due giorni – oggi e domani, martedì 10 febbraio – e ha l’ambizione discreta ma ostinata di provare a mettere l’Africa, e il Kenya in particolare, al centro della rivoluzione dell’intelligenza artificiale.
Non come spettatore. Non come terreno di sperimentazione altrui. Ma come protagonista consapevole.
Il Forum nasce da una spinta forte del governo italiano, all’interno del Piano Mattei, e dall’impegno del governo keniano, uno dei più coinvolti nei progetti di cooperazione tecnologica con Roma. A dare peso internazionale all’iniziativa c’è anche l’UNDP, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, che qui non porta solo sigle e bandiere, ma l’idea che senza tecnologia accessibile non esiste sviluppo duraturo.
Non è una fiera delle promesse. Non è una vetrina per slogan digitali. È, nelle intenzioni, un luogo di confronto vero, dove si parla di dati, formazione, infrastrutture, regole, responsabilità. E anche di accordi paralleli, incontri riservati, progetti che magari oggi sono bozze e domani diventeranno aziende, servizi, opportunità concrete.
A rappresentare l’Italia c’è il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, insieme all’ambasciatore Vincenzo Del Monaco. Per il Kenya partecipa, tra gli altri, il ministro dell’Informazione e delle Comunicazioni William Kabogo Gitau. Presenze che raccontano, senza bisogno di troppe parole, che qui si sta giocando una partita politica ed economica, oltre che tecnologica.
Il contesto è chiaro. Il Kenya è uno dei Paesi africani più dinamici sul fronte digitale: fintech, mobile payments, startup, servizi online. Ma resta un Paese dove il divario tra chi ha accesso alla tecnologia e chi ne resta escluso è ancora profondo. L’intelligenza artificiale, se governata bene, può diventare un acceleratore. Se lasciata al caso, può trasformarsi in un moltiplicatore di disuguaglianze.
Per questo il Forum non parla solo di software e algoritmi, ma anche di formazione universitaria, ricerca condivisa, trasferimento di competenze, protezione dei dati, uso etico delle tecnologie. Parole che spesso sembrano astratte, ma che qui hanno un peso concreto: riguardano ospedali, scuole, agricoltura, gestione delle città, servizi pubblici.
Non si tratta di una “corsa all’oro” digitale, dove vince chi arriva primo e gli altri restano a guardare. Si tratta, piuttosto, di un adeguamento necessario dei mezzi e dei linguaggi. Di un tentativo, forse imperfetto ma serio, di eliminare in pochi anni ritardi accumulati in decenni. Di creare collaborazioni su un piano più equilibrato, dove l’Africa non sia solo mercato, ma partner.
Per le aziende italiane, il Forum è una piattaforma preziosa: per incontrare startup keniane, centri di ricerca, istituzioni, investitori. Per capire che qui non si cercano solo fornitori, ma alleati di lungo periodo. Per scoprire che dietro molti giovani sviluppatori c’è una competenza che non ha nulla da invidiare a quella europea, solo meno occasioni per emergere.
Per il Kenya, è un momento di consapevolezza. La conferma che lo sviluppo tecnologico non è un lusso per pochi, ma una leva strategica per il Paese. Che l’innovazione non serve a fare bella figura nei report internazionali, ma a migliorare la vita quotidiana.
E per Nairobi, città che da sempre vive sospesa tra modernità e precarietà, è l’ennesima prova che il futuro passa di qui. Tra una conferenza e un blackout, tra una startup e una strada dissestata, tra un algoritmo e un venditore ambulante.
Il Nairobi AI Forum, in fondo, racconta proprio questo: il tentativo di far dialogare mondi diversi senza che uno schiacci l’altro. Di usare l’intelligenza artificiale senza perdere quella umana. Di costruire ponti invece di dipendenze.
Due giorni non cambieranno tutto. Ma possono aprire una strada. E, in tempi di scorciatoie facili e promesse veloci, non è poco.
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