TECNOLOGIA DIGITALE
22-05-2026 di Freddie del Curatolo
Per anni il rapporto tra Europa e Africa è stato raccontato quasi esclusivamente attraverso aiuti, emergenze e cooperazione tradizionale.
Oggi, almeno nelle intenzioni, il lessico cambia: supercomputer, modelli linguistici africani, fintech rurale, agricoltura digitale e intelligenza artificiale offline. E il Kenya, insieme all’Italia e all’India, diventa uno dei laboratori più interessanti di questa nuova diplomazia tecnologica.
L’intelligenza artificiale che funziona anche offline, oggi è capace di parlare swahili e di aiutare piccoli agricoltori, commercianti e servizi finanziari locali. È uno degli scenari che il Kenya ha mostrato durante il GITEX Kenya 2026, la grande esposizione tecnologica ospitata nei giorni scorsi a Nairobi, diventata ormai uno dei principali punti di incontro per l’innovazione digitale africana.
Aggirandoci tra gli stand dell’expo, che si è tenuta al Kenya International Convention Centre, abbiamo potuto notare un fermento e un interesse che quasi nessun altro settore qui può ottenere, confermando l’importanza di Nairobi come hub africano. Abbiamo incontrato sviluppatori, dirigenti, imprenditori digitali di ogni nazionalità, compresi molti connazionali, riuniti nel Padiglione Italia dell'expo, organizzato dall'Italian Trade Agency.
Dietro a tutto questo c’è anche una partnership trilaterale tra Kenya, India e Italia, sostenuta dall’AI Hub for Sustainable Development, iniziativa appoggiata dal G7 e co-guidata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy insieme al Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP). Una collaborazione che viene presentata come uno degli esempi più concreti del cosiddetto “AI Diffusion Pathway”, cioè un modello pensato per portare l’intelligenza artificiale in contesti africani dove infrastrutture digitali, connettività e accesso ai servizi restano ancora limitati.
Per il governo italiano il progetto rientra nella strategia del Piano Mattei per l’Africa, il programma lanciato con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione economica, energetica, tecnologica e formativa tra Italia e Paesi africani.
In Kenya, uno dei principali promotori istituzionali di questa nuova fase è l’ambasciatore italiano a Nairobi, Vincenzo Del Monaco, impegnato nel consolidare partenariati tra imprese tecnologiche, università, organismi multilaterali e startup africane.
Il cuore del progetto presentato a Nairobi riguarda la cosiddetta “AI vocale offline”: sistemi di intelligenza artificiale che possono funzionare direttamente sui dispositivi mobili senza necessità di una connessione continua a internet. Una soluzione considerata strategica soprattutto per vaste aree rurali africane dove la rete è instabile o troppo costosa.
L’India contribuisce con piattaforme open source e sistemi di orchestrazione vocale sviluppati da EkStep, organizzazione co-fondata dall’imprenditore indiano Nandan Nilekani, già noto per avere guidato importanti programmi di infrastruttura digitale nel subcontinente asiatico. L’Italia mette invece a disposizione la potenza di calcolo del supercomputer europeo CINECA Leonardo, ospitato a Bologna, utilizzato per addestrare modelli linguistici africani avanzati.
È proprio grazie a questa infrastruttura che sono stati sviluppati sistemi vocali in lingue africane come lo swahili e il luganda, capaci di comprendere e sintetizzare il parlato locale con livelli di accuratezza molto elevati. Una parte importante del lavoro arriva da aziende africane come la keniana MsingiAI e l’ugandese Crane AI Labs, che stanno costruendo modelli linguistici pensati direttamente per le esigenze del continente.
Durante la dimostrazione pubblica al GITEX Kenya, i sistemi hanno mostrato applicazioni pratiche rivolte soprattutto all’agricoltura e ai servizi finanziari. Un piccolo agricoltore può ricevere informazioni vocali sui prezzi di mercato, consigli agronomici o indicazioni su servizi di credito semplicemente parlando nella propria lingua locale attraverso un telefono. Tutto questo anche senza copertura internet stabile.
Poi ci sono i nostri “cervelli”, quelli che risiedono qui da tempo, come Luca Alinovi, agronomo ideatore di Aflabox, startup digitale nata in Kenya ma presentata in tutto il mondo per rilevare le aflatossine nelle colture agricole, pericolosissime per la salute, e offrire il servizio a costi contenuti anche a piccole aziende e cooperative, e quelli che sono venuti appositamente a portare la loro enorme conoscenza e parlare del futuro dell’intelligenza artificiale, come Simone Severini, professore di Fisica dell’Informazione all’Università di Londra e consulente delle più grandi multinazionali digitali del mondo.
Secondo i promotori del Gitex, a cui l’ambasciatore Del Monaco ha voluto far coincidere la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo, con l’intervento di Severini e una lezione all’università Strathmore, la sfida africana dell’intelligenza artificiale non riguarda soltanto la tecnologia ma soprattutto l’accessibilità. Da qui nasce il concetto di “diffusione” sostenuto dall’AI Hub: non esportare semplicemente software occidentali in Africa, ma creare le condizioni locali perché l’innovazione possa essere adottata davvero, adattandosi a lingue, infrastrutture e realtà economiche differenti.
L’Italia punta molto su questo approccio anche dal punto di vista geopolitico. Attraverso il Piano Mattei, Roma cerca infatti di proporsi come partner europeo capace di costruire relazioni meno assistenzialistiche e più orientate a investimenti, formazione e trasferimento tecnologico. In questo quadro, il Kenya rappresenta uno dei principali interlocutori regionali grazie al suo ecosistema digitale avanzato, alla diffusione dei pagamenti mobili e alla crescita del settore startup nell’Africa orientale.
Il progetto guarda già oltre il semplice utilizzo dei modelli linguistici. La prossima fase prevede infatti la costruzione di una vera infrastruttura africana per l’intelligenza artificiale, con sistemi di hosting, distribuzione e monetizzazione dei modelli sviluppati nel continente. L’obiettivo dichiarato è arrivare entro il 2030 a cento “AI Diffusion Pathways” in diversi Paesi del Sud globale, creando un ecosistema che possa rendere l’Africa non soltanto consumatrice di intelligenza artificiale, ma anche produttrice di tecnologie, dati e soluzioni adattate alle proprie esigenze.
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