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Ai cinesi l'upgrade dell'aeroporto internazionale di Nairobi

Dopo le proteste per l'accordo con gli indiani, si torna all'antico

12-06-2026 di Freddie del Curatolo

Dopo gli indiani, i cinesi. Dopo le polemiche, i cantieri. Dopo le promesse, almeno sulla carta, le ruspe. Il governo keniano ha assegnato il più importante progetto infrastrutturale degli ultimi anni ad una delle maggiori società pubbliche della Cina, incaricata di trasformare il Jomo Kenyatta International Airport nel grande hub che Nairobi sogna da decenni.

Il governo keniano ha assegnato alla China Communications Construction Company, colosso statale di Pechino, il contratto per il potenziamento e l'ampliamento del Jomo Kenyatta International Airport di Nairobi, un progetto dal valore di circa 375 miliardi di scellini keniani, pari a quasi 3 miliardi di dollari.

La notizia segna un nuovo capitolo nella storia infinita dell'aeroporto principale del Kenya, da anni alle prese con una crescita del traffico aereo che le infrastrutture esistenti faticano a sostenere. Il progetto si svilupperà secondo un piano ventennale che guarda al 2045 e prevede un'espansione graduale delle strutture, delle capacità operative e dei servizi aeroportuali.

L'affidamento ai cinesi arriva dopo il tramonto della contestata operazione che avrebbe dovuto coinvolgere il gruppo indiano Adani. Quella proposta, che aveva acceso polemiche politiche e proteste pubbliche, era stata infine cancellata dal governo, costringendo Nairobi a riaprire la ricerca di un partner capace di finanziare e realizzare la modernizzazione dello scalo.

Secondo le indiscrezioni raccolte da Bloomberg e riprese dai media keniani, la scelta è ricaduta sulla China Communications Construction Company, una delle più grandi imprese infrastrutturali pubbliche al mondo, con una lunga esperienza nella realizzazione di opere aeroportuali, portuali e ferroviarie. Il governo non ha ancora formalizzato pubblicamente l'annuncio nei dettagli, ma l'assegnazione del contratto viene ormai considerata acquisita.

I lavori dovrebbero partire nelle prossime settimane e saranno sostenuti attraverso il nuovo National Infrastructure Fund, il fondo creato dal governo Ruto per finanziare le grandi opere senza ricorrere esclusivamente all'indebitamento estero. Una parte del capitale iniziale proverrà dai proventi della privatizzazione della Kenya Pipeline Company.

Nella visione del governo, il nuovo JKIA dovrà diventare il principale hub dell'Africa orientale, in grado di competere con gli aeroporti di Addis Abeba e Kigali. Le previsioni ufficiali indicano che il traffico passeggeri potrebbe passare dagli attuali 8,9 milioni annui a oltre 22 milioni entro il 2045, mentre il volume delle merci trasportate dovrebbe più che raddoppiare.

Il piano prevede interventi immediati sulle infrastrutture esistenti, sui sistemi di gestione dei passeggeri, sulle vie di rullaggio e sugli accessi, seguiti successivamente dalla costruzione di un nuovo terminal e di una seconda pista parallela.

Per il Kenya si tratta di una scommessa enorme. Perché il JKIA non è soltanto un aeroporto: è il primo volto che il Paese mostra al mondo e l'ultimo che i viaggiatori salutano prima di partire. Da decenni Nairobi promette di trasformarlo in un'infrastruttura all'altezza delle sue ambizioni regionali. Stavolta a provarci saranno i cinesi. E, conoscendo la loro proverbiale capacità di costruire rapidamente, molti keniani sperano che almeno questa volta il progetto riesca a decollare prima degli aerei. E la domanda finale è la solita: cosa vorrà in cambio il dragone?

TAGS: cinesiaeroportoupgrade

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