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Doppia corsia Mombasa-Kilifi, l'ora della verità

Il grosso problema degli espropri di terreni

06-07-2026 di Freddie del Curatolo

Il Kenya è stato costruito prima delle sue strade. A Nairobi e Mombasa, ma anche in cittadine come Malindi, è più facile vedere un palazzone che sorge di fianco a una sconnessa strada sterrata piuttosto che una tangenziale, un viale alberato a doppia carreggiata o un percorso urbano con marciapiedi. Questo perché spesso l'iniziativa privata ha avuto via libera e ha fatto per conto suo, senza aspettare che si muovessero istituzioni lente, inefficienti e affaccendate in tutt'altre faccende. Ora che si vorrebbe rimediare, e che la parola "sostenibilità" è diventata anche un business, sembra troppo tardi o, comunque, l'adeguamento rischia di essere doloroso per molti. Un esempio lampante è il raddoppio della Mombasa-Kilifi, annunciato da anni come opera fondamentale per decongestionare il traffico della costa, ma continuamente frenato dagli espropri e dalle compensazioni ai proprietari dei terreni.

Adesso il progetto compie un nuovo passo avanti. La National Land Commission (NLC) ha pubblicato un nuovo avviso ufficiale con cui amplia l'elenco dei terreni destinati all'acquisizione obbligatoria per consentire il raddoppio della strada A7, nel tratto di circa 83 chilometri che collega il ponte di Nyali a Mtwapa, Kwa Kadzengo e Kilifi.

L'acquisizione avviene per conto della Kenya National Highways Authority (KeNHA), l'ente responsabile della realizzazione dell'opera. Il nuovo provvedimento aggiorna una lunga serie di notifiche pubblicate tra il 2020 e il 2025: alcuni appezzamenti vengono esclusi, altri modificati nei dati catastali, mentre numerose nuove proprietà entrano nell'elenco delle aree interessate dai lavori.

Fra i terreni coinvolti figurano proprietà private, ma anche appezzamenti riconducibili a grandi soggetti come Telkom Kenya, Bamburi Cement e la Kenya Society for the Deaf Children, difficile credere che accetteranno "du' spicci".
Per i proprietari interessati si apre ora la fase forse più delicata dell'intero progetto. Dal 14 al 16 agosto la National Land Commission terrà una serie di udienze pubbliche negli uffici dei capi amministrativi delle circoscrizioni di Maweni, Shanzu e Mtwapa, durante le quali verranno esaminati i diritti di proprietà, la legittimità degli espropri e soprattutto gli importi delle compensazioni economiche. Ed è già buona cosa che la "public partecipation", esercizio obbligatorio anche in Kenya, non sia stato comunicato 24 ore prima, come spesso accade.

Chi ritiene di avere titolo dovrà presentare tutta la documentazione richiesta, comprese le coordinate bancarie. In pratica, se il proprietario di una casupola ai bordi della strada a Bombolulu ha il titolo di proprietà, ora si deve aprire anche il conto in banca per sperare di poter essere sottopagato.
Le società dovranno invece fornire anche i documenti di registrazione, i certificati societari e l'identificazione dei propri amministratori. È un passaggio obbligato, ma anche uno dei più complessi. In Kenya le procedure di esproprio per grandi opere pubbliche sono spesso accompagnate da ricorsi, contestazioni sulla titolarità dei terreni, richieste di risarcimento e lunghe trattative che finiscono per rallentare l'avvio dei cantieri.

Eppure il raddoppio della Mombasa-Kilifi è considerato una delle opere infrastrutturali più importanti della costa. Ogni giorno migliaia di veicoli percorrono questo asse per collegare Mombasa con Mtwapa, Kilifi, Watamu, Malindi e le altre località del nord della costa. Nei periodi di alta stagione turistica o durante le festività, gli ingorghi possono trasformare pochi chilometri in ore di viaggio.

La nuova carreggiata dovrebbe rendere più scorrevole il traffico, migliorare il trasporto delle merci provenienti dal porto di Mombasa e sostenere la crescita economica di una regione che continua ad attirare investimenti nel turismo, nella logistica e nell'edilizia.
Resta però il paradosso che accompagna molte grandi opere kenyane: quando finalmente arrivano le infrastrutture, devono trovare spazio in un territorio che nel frattempo è già cresciuto, spesso senza una pianificazione urbanistica adeguata. E il prezzo di questo ritardo, inevitabilmente, finisce per pagarlo qualcuno.

TAGS: Kilifistradeterreniripariancarreggiata

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