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E il Kenya si riscopre tranquillo anche nel giorno delle proteste

Solo 10 arresti e nessun ferito durante il Saba Saba Day

08-07-2026 di Freddie del Curatolo

Il Kenya si è risvegliato dopo il Saba Saba Day con un'immagine che da tempo non apparteneva più alle cronache: quella di un Paese sostanzialmente tranquillo.

Nessuna lunga lista di vittime, nessun centro cittadino devastato, nessuna battaglia urbana tra manifestanti e polizia. A Nairobi, come nelle altre principali città del Paese, la giornata simbolo della protesta democratica si è chiusa con appena una decina di arresti, nessun morto, nessun ferito e nessun episodio di saccheggio denunciato dalle autorità. Anche gran parte delle attività commerciali è rimasta aperta fino a sera.
È una buona notizia. Ed è giusto riconoscerlo.

Negli ultimi due anni il Kenya aveva visto troppe manifestazioni trasformarsi in occasioni di violenza, alimentate da infiltrazioni criminali, repressioni sproporzionate, tensioni politiche e rabbia sociale. Il ricordo delle proteste del 2024 e del 2025, culminate in morti, devastazioni e profonde ferite nel rapporto tra cittadini e istituzioni, era ancora troppo vivo perché questo 7 luglio potesse essere considerato una semplice ricorrenza.
La calma, tuttavia, non è arrivata spontaneamente.

Nairobi si è presentata fin dalle prime ore del mattino come una città sotto stretta sorveglianza. Checkpoint lungo tutte le principali arterie di accesso, transenne, filo spinato a protezione del Parlamento, reparti antisommossa, idranti e controlli sistematici hanno praticamente impedito che grandi cortei raggiungessero il centro cittadino. Migliaia di pendolari hanno dovuto affrontare rallentamenti e deviazioni, mentre numerosi gruppi sono stati fermati prima ancora di riuscire a organizzarsi.
È quella che qualcuno potrebbe definire, citando il poeta Fabrizio De André della "Domenica delle salme", una "pace terrificante": un ordine garantito più dalla deterrenza che dalla distensione. Una pace che inevitabilmente alimenta interrogativi sul delicato equilibrio tra il diritto costituzionale di manifestare e il dovere dello Stato di garantire la sicurezza.

Ma, al tempo stesso, sarebbe ingeneroso non riconoscere ciò che il Kenya ha evitato.
Per la prima volta dopo molte manifestazioni segnate da sangue e distruzione, il Paese non deve contare morti né piangere nuove famiglie colpite. Le immagini che arrivano da Nairobi raccontano soprattutto di cittadini che sono tornati a casa, negozi che hanno riaperto, traffico che lentamente è ripreso e di una popolazione che, forse stanca delle continue tensioni, ha scelto almeno per un giorno la prudenza.
Il comandante della polizia regionale di Nairobi, Issa Mohamud, ha ringraziato pubblicamente i cittadini per il senso di responsabilità dimostrato, sottolineando come la collaborazione della popolazione abbia contribuito al buon esito delle operazioni di sicurezza. Secondo la polizia, circa l'80% delle attività commerciali del centro è rimasto operativo fino alla sera.

Naturalmente le questioni che hanno alimentato il malcontento non sono scomparse. Restano aperti i temi della governance, del costo della vita, delle richieste di maggiore trasparenza e delle accuse di abusi da parte delle forze dell'ordine. Il silenzio delle piazze non equivale necessariamente alla scomparsa del disagio.

Ma, almeno per questa volta, il Kenya offre anche un'altra immagine di sé. Quella di un Paese capace di attraversare una delle sue giornate più simboliche senza precipitare nel caos.
Per chi vive qui, per chi investe, per chi lavora nel turismo e per chi guarda al Kenya con affetto, è un segnale incoraggiante. Non la fine delle tensioni, probabilmente, ma la dimostrazione che il futuro del Paese non è scritto soltanto nelle cronache di scontri e violenze.
E, dopo mesi difficili, non è poco.

TAGS: Saba Sabaprotestearresticalma

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