KENYA NEWS
25-06-2026 di Freddie del Curatolo
25 giugno. Una data che molti keniani, particolarmente i più giovani, quelli che, come cantava Giorgio Gaber, “magari con un po’ di presunzione” credevano di cambiare il Kenya, vorrebbero diventasse festa nazionale. Non che non ce ne siano già abbastanza, intendiamoci, ma tra tanti anniversari di ex presidenti e giorni sacri di varie religioni, la commemorazione delle vittime delle proteste antigovernative degli ultimi due anni è sicuramente qualcosa che li tocca da vicino.
Così oggi il Kenya della Generazione Z, degli attivisti, dell’opposizione e di chi crede che anche questo governo non abbia fatto abbastanza per sradicare la corruzione e dare più speranze ai giovani e alle classi più disagiate, torna in piazza in una data più che simbolica.
Manifestazione pacifica, è scritto dappertutto, ma anche questa volta nessuno ci crede. Non perché chi ha richiesto il permesso di sfilare non lo sia, ma perché il rischio di infiltrazione è quasi maggiore qui che in un tetto delle case ricostruite dopo il terremoto dell’Aquila.
La Polizia di Nairobi dal canto suo ha messo benzina sul fuoco, dichiarando illegale la manifestazione e bollandola come "proteste", mentre gli organizzatori hanno richiamato il diritto al libero assembramento pacifico e ribadiscono di essere in regola.
Intanto la capitale sarà presidiata con l'intenzione di impedire qualsiasi manifestazione, cosa che sicuramente non metterà di buon umore molti giovani.
Specie i rivoltosi degli slum, per i quali ogni occasione è buona per saccheggiare negozi, assaltare automobili, prendersela con le forze di polizia.
Ed è quello che tutti sperano non si debba rivedere oggi: scene da guerriglia urbana, scontri e violenze che nulla hanno a che vedere con il sacrosanto diritto a manifestare e quello ancor più sacro e santo di piangere chi non c’è più, specie se è stato vittima di soprusi.
Le organizzazioni per i diritti umani, durante le proteste dell’estate 2024, hanno contato 67 vittime, centinaia di arresti e più di cento sparizioni extragiudiziali. A volte rapimenti lampo, a volte viaggi senza ritorno.
Quest’anno c’è stato già il primo fermo di polizia, alla vigilia della manifestazione nazionale. L’attivista Bob Njagi, uno dei leader del movimento “Gen Z”, è stato accusato di aver incitato alla protesta i partecipanti alle manifestazioni. Njagi è passato alle cronache per essere stato rapito e poi rilasciato dalla polizia ugandese, durante il processo ad uno degli oppositori del presidente Museveni, Kizza Besigye. Difficile vederlo oggi in piazza, accanto al più famoso attivista per i diritti umani del Paese, Boniface Mwangi, che a sua volta detiene un bel record di arresti e sequestri lampo. Mwangi recentemente ha anche annunciato la sua candidatura a presidente per le elezioni del prossimo anno e insiste che le manifestazioni di oggi saranno pacifiche.
Ci vuole credere anche il ministro degli Interni e della Sicurezza Nazionale, Kipchumba Murkomen, che ha dichiarato che scuole e negozi resteranno aperti, che sarà un giorno normale. Ma anche che chi non manifesterà pacificamente, ma brandirà bastoni, pietre o addirittura machete, dovrà affrontare la forza della legge. Speriamo si possa tradurre questa frase con “saranno bloccati dall’infiltrarsi nella manifestazione” e non “prima li facciamo unire ai manifestanti pacifici e poi meniamo a destra e manca”.
Non resta che attendere, e vedere anche in quali altre città e cittadine, oltre alla capitale Nairobi e alla tradizionale roccaforte dell’opposizione, Kisumu, dove le proteste sono già iniziate ieri, con cittadini armati solo di cartelli e striscioni e la polizia pronta eventualmente ad intervenire.
In altre contee, la tendenza dei negozianti è quella di chiudere comunque le saracinesche (chi le ha), per evitare episodi già visti di assalti e ruberie. Altrimenti poi ci vorrà un giorno per ricordare anche le vittime di furti e saccheggi ai danni di cittadini che preferivano lavorare. Che, nonostante tutto, è anche quello un diritto.
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