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In Kenya ebola non c'è ma le polemiche sì

Due morti nelle proteste e la Corte prolunga sospensione del centro USA

03-06-2026 di Freddie del Curatolo

A volte la paura di una malattia corre più veloce della malattia stessa. In Kenya, dove finora non è stato registrato nemmeno un caso di Ebola, il progetto di un centro di quarantena sostenuto dagli Stati Uniti ha già prodotto ricorsi legali, manifestazioni di protesta, accuse di segretezza governativa e due vittime durante gli scontri a Nanyuki.

Per il momento l'unica cosa certa è che in Kenya l'Ebola non c'è. Lo ripete il presidente William Ruto, lo confermano i dati ufficiali e lo testimonia l'intenso sistema di controlli attivato nei punti di ingresso del Paese, dove ogni giorno vengono sottoposti a screening circa 3.000 viaggiatori.
Eppure il virus continua a dominare il dibattito pubblico nazionale tra proteste e purtroppo due vittime, non del virus ma delle proteste di piazza.

Al centro della polemica c'è il progetto di una struttura di quarantena e preparazione alle emergenze sanitarie da 50 posti letto all'interno della base aerea militare di Laikipia, un'iniziativa sostenuta dagli Stati Uniti che, secondo il presidente Ruto, sarebbe nata da una richiesta diretta del presidente americano Donald Trump nell'ambito della storica cooperazione sanitaria tra Washington e Nairobi.

Per il governo si tratta semplicemente di un centro di prevenzione, uno dei ventitré già esistenti nel Paese, destinato a essere utilizzato nel caso di future emergenze epidemiologiche. Per molti cittadini, però, la questione appare assai meno semplice.

L'Alta Corte del Kenya ha infatti prorogato le ordinanze che bloccano qualsiasi attività legata alla struttura. La giudice Patricia Nyaundi ha vietato al governo di istituire, autorizzare o rendere operativa la struttura fino alla conclusione del procedimento giudiziario promosso dal Katiba Institute. Non solo. Entro sette giorni l'esecutivo dovrà rendere pubblici accordi, protocolli, valutazioni dei rischi e tutta la documentazione relativa all'intesa contestata.

Secondo il Katiba Institute, il progetto sarebbe stato negoziato senza adeguata partecipazione pubblica e solleverebbe interrogativi riguardanti la biosicurezza, la sovranità nazionale e il rispetto delle procedure costituzionali. Tra i timori più diffusi vi è anche quello che la struttura possa essere utilizzata prioritariamente per cittadini statunitensi eventualmente esposti al virus.

Ruto respinge ogni accusa. Il presidente sostiene che il Kenya abbia il dovere di prepararsi a eventuali emergenze sanitarie, soprattutto considerando la presenza di militari e cittadini kenyani nella vicina Repubblica Democratica del Congo, dove il virus continua periodicamente a manifestarsi. «Un governo responsabile deve essere pronto prima che il problema si presenti», è in sostanza il messaggio lanciato dal capo dello Stato.

Ma mentre avvocati e giudici discutono nelle aule dei tribunali, la tensione è scesa nelle strade di Nanyuki, la città più vicina alla base militare di Laikipia. Nei giorni scorsi centinaia di manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro il progetto, convinti che la presenza di una struttura dedicata all'Ebola possa trasformare la zona in un potenziale punto di rischio per le comunità locali. Le proteste sono degenerate in scontri e, secondo quanto riferito dalla BBC, due persone sono morte dopo essere state raggiunte da colpi d'arma da fuoco. Una delle vittime sarebbe stata colpita mentre stava tornando a casa dopo aver chiuso la propria attività commerciale. Le circostanze esatte dei decessi sono ancora oggetto di accertamenti.

Così il Kenya si trova oggi davanti a un paradosso tipicamente africano: una malattia assente che produce effetti ben reali. Da una parte un governo che invoca la prevenzione e la cooperazione internazionale, dall'altra cittadini che chiedono trasparenza e garanzie. In mezzo, un tribunale chiamato a decidere se quella struttura rappresenti una necessaria assicurazione sul futuro o un accordo concluso troppo in fretta e spiegato troppo poco.
Intanto l'Ebola resta oltre confine. Ma il dibattito che ha acceso continua a contagiare la piazza, la politica  e la giustizia keniana.

TAGS: ebolavirussospensioneAlta Corte

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