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Stavolta il Kenya è proprio senza diesel e benzina

Nuovo shortage, ma senza secondi fini

06-05-2026 di Freddie del Curatolo

E’ arrivato il momento. Stavolta non si tratta di una tattica, di distributori “avvoltoi” che tengono le scorte nelle cisterne attendendo l’aumento del prezzo al litro o di scandali al porto di Mombasa.
Benzina e gasolio in Kenya iniziano davvero a scarseggiare, anzi nelle città sono praticamente esauriti.

E così il Paese che vive su ruote, mototaxi, matatu imbottiti all’inverosimile e generatori di corrente pronti a tossire appena salta la luce, si è risvegliato improvvisamente con il terrore più semplice e più africano di tutti: restare fermo.

Da Nairobi a Mombasa, dalla Thika Superhighway fino alle periferie di Embakasi e Athi River, le immagini sono sempre le stesse. File chilometriche davanti ai distributori ancora aperti, automobilisti che girano da una stazione all’altra come pellegrini del carburante, motociclisti che scrutano i display delle pompe sperando di vedere ancora qualche cifra accesa. E soprattutto quella frase che in Kenya riesce sempre a mettere tutti d’accordo, ricchi e poveri: “Hakuna mafuta”. Non c’è carburante.

Nella capitale la situazione è degenerata tra ieri e questa mattina. Lungo la Thika Road le code hanno invaso persino le corsie di servizio, rallentando il traffico in un posto dove il traffico, normalmente, non ha certo bisogno di aiuto per trasformarsi in inferno. Alcuni conducenti di matatu raccontano di essere stati respinti dai distributori senza riuscire a fare nemmeno pochi litri. E quando i matatu iniziano a fermarsi, Nairobi entra in una specie di febbre nervosa collettiva.

“Ho girato quattro stazioni e non ho trovato nulla”, raccontava un automobilista esasperato ai media locali, mentre altri iniziavano già a riempire taniche e bidoni per paura di restare completamente a secco nei prossimi giorni. La solita psicologia kenyana della sopravvivenza preventiva: se manca qualcosa, bisogna prenderne più possibile subito. Anche perché tutti ricordano le crisi precedenti, quando il carburante spariva misteriosamente dalle pompe per poi riapparire quasi per magia dopo gli aumenti decisi dall’EPRA.
Adesso le code, la psicosi e le necessità iniziano ad abbrancare la costa, tra business, vita di tutti i giorni, spostamenti che non sono quelli cittadini e turismo di transfer e safari, anche se fortunatamente è bassa stagione. 
L'ultima volta, a inizio aprile, la situazione è durata circa 36 ore.
Ma stavolta la faccenda sembra diversa. O almeno più seria.

I fornitori parlano apertamente di problemi logistici e ritardi nello sdoganamento delle navi attraccate al porto di Mombasa. Il KEBS, l’ente per gli standard, ha ammesso che alcune petroliere sono rimaste bloccate a causa di questioni legate ai certificati di conformità, i famosi CoC, trasformando ancora una volta la burocrazia kenyana in un imbuto capace di paralizzare un intero Paese.

E qui emerge il paradosso kenyano perfetto. Una nazione che sogna di diventare hub regionale dell’Africa orientale, capitale tecnologica del continente, Silicon Savannah delle startup e dei pagamenti digitali, può improvvisamente fermarsi perché qualcuno non ha timbrato abbastanza velocemente dei documenti in porto.

Nel frattempo la paura cresce anche perché mancano appena dieci giorni alla revisione mensile dei prezzi dei carburanti da parte dell’EPRA. E in Kenya ogni scarsità ha sempre un odore preciso: quello dell’aumento imminente. Così i consumatori corrono alle pompe non soltanto perché il carburante manca, ma perché temono che quando tornerà costerà ancora di più.

Il problema, come sempre, non riguarda soltanto chi possiede un’auto privata. In un’economia dove il trasporto muove tutto — dal sacco di farina al pesce congelato, dal pendolare al turista — la mancanza di carburante si propaga come una febbre. Aumentano i costi dei trasporti, si bloccano le consegne, si innervosiscono i mercati e i prezzi iniziano a tremare ancora prima di salire davvero.

E così il Kenya, Paese dove tutti sembrano sempre correre da qualche parte, scopre improvvisamente il rischio più grande: restare immobile sotto il sole, in coda davanti a una pompa asciutta, aspettando che qualcuno a Mombasa firmi finalmente il foglio giusto.

TAGS: benzinashortagedieselpompecarburantecrisi

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