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Università gratis per i keniani, le promesse (elettorali?) del governo

Svolta già da settembre se il Parlamento la approverà

23-07-2026 di Freddie del Curatolo

L'università torna a essere una promessa dello Stato. Dopo anni di polemiche, ricorsi e proteste sul sistema di finanziamento degli studi superiori, il presidente William Ruto cambia nuovamente rotta e annuncia una svolta destinata a incidere sul futuro di centinaia di migliaia di giovani kenyani: da settembre, tutti gli studenti ammessi nelle università e nei college pubblici potranno contare sul finanziamento integrale del governo.
Il governo del Kenya quindi ha pensato di rivoluzionare il sistema di finanziamento dell'istruzione universitaria. Ruto ha annunciato che, a partire dall'anno accademico di settembre 2026, ogni studente ammesso attraverso il sistema pubblico nelle università, nei college e negli istituti tecnici (TVET) riceverà il 100% del finanziamento statale per i propri studi, indipendentemente dalle condizioni economiche della famiglia. La misura dovrà però essere approvata dal Parlamento attraverso una modifica della normativa che disciplina l'Higher Education Loans Board (HELB).

Si tratta di una svolta importante rispetto all'attuale modello, introdotto proprio dal governo Ruto nel 2023, che prevedeva un sistema misto di borse di studio e prestiti calcolati in base al reddito familiare. Quel sistema era stato accolto con favore per l'intenzione di aiutare maggiormente gli studenti meno abbienti, ma negli anni ha suscitato numerose contestazioni: molti giovani si sono lamentati di contributi insufficienti, ritardi nei pagamenti e criteri di valutazione poco trasparenti, mentre le università hanno denunciato una crescente crisi finanziaria. Da non trascurare che buona parte di quei giovani sono scesi in piazza nel recente passato come "Gen Z" e di sicuro stanno pensando di non dare il loro voto all'attuale governo nelle prossime elezioni 2027.

Il presidente ha ammesso che anche il precedente sistema non ha raggiunto gli obiettivi prefissati. Prima ancora era stato sperimentato il modello del Differentiated Unit Cost, che secondo Ruto aveva finito per ridurre drasticamente i finanziamenti agli atenei pubblici, aggravandone le difficoltà economiche. "Abbiamo provato diverse formule, ma nessuna è stata abbastanza efficace", ha spiegato il capo dello Stato presentando la nuova proposta.

Con la riforma, il governo intende eliminare qualsiasi discriminazione economica nell'accesso agli studi superiori. Secondo il piano, una volta ottenuta l'ammissione a un'università o a un college pubblico, lo studente avrà garantita la copertura completa dei costi di formazione. Le famiglie potranno contribuire solo su base volontaria.

Ruto ha sottolineato come il nuovo sistema voglia evitare che studenti brillanti rinuncino ai corsi più qualificanti perché impossibilitati a sostenere le spese universitarie. Ha citato in particolare i futuri medici, affermando che nessun giovane dovrà più rinunciare alla facoltà di Medicina per ragioni economiche. L'istruzione, ha ribadito, deve diventare "il grande fattore di uguaglianza" del Paese.

La promessa arriva tuttavia in un momento delicato per i conti pubblici. Gli stessi dati presentati in Parlamento evidenziano che il sistema universitario soffre già di un forte deficit di finanziamento. Per il prossimo anno accademico l'HELB stima che saranno necessari oltre 114 miliardi di scellini kenyani per sostenere quasi 1,2 milioni di studenti, mentre le risorse oggi disponibili sono circa la metà. Anche le università pubbliche lamentano un consistente deficit nei fondi destinati alle borse di studio e alla didattica, mentre il loro indebitamento continua a crescere.

Resta quindi da capire se il Parlamento approverà rapidamente le modifiche legislative richieste dal governo e, soprattutto, dove verranno reperite le risorse necessarie per mantenere una promessa tanto ambiziosa. Per migliaia di famiglie kenyane la notizia rappresenta comunque un segnale di speranza: se il progetto diventerà realtà, l'accesso all'università potrebbe finalmente dipendere più dal merito che dalle possibilità economiche.

TAGS: universitàgenerazionestudio

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