Ambiente

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Chiesto lo stop a nuove costruzioni nel Masai Mara

Attivisti e organizzazioni contro catene di lusso e permessi facili

04-07-2026 di Freddie del Curatolo

Quanto turismo può sopportare una delle aree protette più famose del mondo? È la domanda che torna al centro del dibattito in Kenya dopo una nuova causa legale che chiede di bloccare l'espansione delle strutture ricettive nel Maasai Mara almeno fino al 2032. Ogni anno oltre un milione di gnu, zebre e gazzelle attraversano il fiume Mara in quello che viene considerato uno degli spettacoli naturali più straordinari del pianeta. Oggi, però, la più celebre migrazione dell'Africa rischia di diventare anche il simbolo dello scontro tra conservazione e turismo di lusso.

La riserva nazionale del Maasai Mara torna al centro di una delicata disputa tra sviluppo turistico e tutela ambientale. Un gruppo di organizzazioni ambientaliste e giuridiche dell'Africa orientale ha presentato un nuovo ricorso davanti alla Environment and Land Court del Kenya chiedendo di fermare qualsiasi nuova costruzione o ampliamento di strutture ricettive all'interno della riserva fino al 2032.

L'azione legale, promossa dalla East Africa Law Society insieme a Natural Justice, JustAct e Africa Centre for Peace and Human Rights, sostiene che la continua espansione del turismo di lusso stia mettendo in pericolo uno degli ecosistemi più preziosi del continente africano e interferendo con la spettacolare Grande Migrazione, durante la quale oltre un milione di gnu, accompagnati da centinaia di migliaia di zebre e gazzelle, attraversano ogni anno il confine tra il Serengeti tanzaniano e il Maasai Mara.

Secondo i ricorrenti, non solo sarebbe necessario bloccare ogni nuovo progetto turistico, ma alcuni lodge già esistenti opererebbero senza rispettare pienamente le norme urbanistiche e ambientali previste dal piano di gestione della riserva. Tra le strutture indicate figurano il nuovo Ritz-Carlton Maasai Mara Safari Camp, inaugurato lo scorso anno, il Sala's Camp e il Sand River Masai Mara by Elewana.

La causa arriva dopo un precedente ricorso, presentato nel 2025, che aveva cercato senza successo di impedire l'apertura del lodge Ritz-Carlton, struttura esclusiva gestita dal gruppo Marriott International. Già allora ambientalisti e associazioni locali avevano sostenuto che il resort sorgesse in una posizione sensibile per il passaggio degli animali migratori, un'accusa respinta dal Kenya Wildlife Service.

Nel nuovo procedimento vengono chiamati in causa anche il governo della contea di Narok, la National Environment Management Authority (NEMA) e altri enti pubblici, accusati di aver autorizzato alcuni progetti senza un'adeguata valutazione dell'impatto ambientale e in contrasto con il piano di gestione del Maasai Mara 2023-2032, che aveva previsto una moratoria sulla costruzione di nuovi alloggi turistici proprio per limitare la pressione sull'ecosistema.

Accanto agli ambientalisti si schierano anche molti allevatori Maasai, che denunciano come la crescente presenza di lodge esclusivi, strade private e infrastrutture dedicate ai safari stia restringendo gli spazi tradizionalmente utilizzati per il pascolo e modificando profondamente il loro stile di vita.

Il dibattito arriva in un momento particolarmente delicato. Il turismo rappresenta infatti una delle principali fonti di valuta estera per il Kenya e il Maasai Mara è il simbolo stesso del safari africano, meta privilegiata di visitatori provenienti da tutto il mondo. Ma proprio il suo successo rischia di trasformarsi nella sua principale minaccia.

La prima udienza è stata fissata per il prossimo 20 luglio. Da quella data potrebbe dipendere non soltanto il futuro di alcuni esclusivi lodge, ma anche il delicato equilibrio tra sviluppo economico, conservazione della fauna e tutela delle comunità locali in una delle riserve naturali più celebri del pianeta.

TAGS: masai maraluxurymigrazioneMarriottRitz

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