KENYA NEWS
22-06-2026 di Freddie del Curatolo
Nello Tsavo, dove gli elefanti percorrono decine di chilometri seguendo memorie ancestrali dell'acqua e dove la stagione secca disegna da sempre il ritmo della sopravvivenza, l'uomo si prepara a riscrivere le regole della natura. Il governo keniano ha infatti presentato un progetto destinato a cambiare il volto di una parte del più vasto parco nazionale del Paese: una diga gigantesca che creerà un lago artificiale nel cuore dello Tsavo Est.
Attorno alla futura Athi Dam, si annuncia un dibattito destinato a dividere ambientalisti, tecnici e sostenitori dello sviluppo.
Se vista dall'alto, la nuova diga progettata nello Tsavo Est apparirà come un mare improvviso nel mezzo della savana. Trentotto chilometri quadrati di acqua dove oggi vivono e transitano elefanti, bufali, zebre, antilopi e centinaia di altre specie erbivore e relativi predatori. Una trasformazione colossale che potrebbe rappresentare una risposta alla sete del Kenya ma anche una sfida senza precedenti per la conservazione della fauna selvatica.
Il progetto, pubblicato dalla National Environment Management Authority (NEMA) nell'ambito della procedura di valutazione d'impatto ambientale, è stato proposto dalla National Irrigation Authority e prevede la costruzione della Athi Dam nella parte di parco più verso ovest.
Secondo i documenti preliminari, la diga sarà una struttura mista in cemento e materiale roccioso alta 34 metri, con una capacità di accumulo di oltre 306 milioni di metri cubi d'acqua. Il bacino artificiale risultante si estenderà per circa 38 chilometri quadrati, con una lunghezza di 13 chilometri e una larghezza massima di sei.
L'obiettivo dichiarato è quello di regolare i flussi del fiume Athi, controllare il trasporto dei sedimenti e garantire una riserva strategica d'acqua destinata soprattutto ai progetti irrigui delle aree circostanti. In un Paese che alterna periodi di alluvioni devastanti a stagioni di siccità sempre più lunghe, l'opera viene presentata come una componente fondamentale della sicurezza idrica futura.
Ma proprio le dimensioni del progetto stanno suscitando interrogativi e preoccupazioni.
Lo stesso studio d'impatto ambientale riconosce infatti possibili conseguenze significative sugli habitat naturali del parco. Tra i rischi segnalati figurano la perdita e la frammentazione degli habitat, lo spostamento delle popolazioni animali, la riduzione della biodiversità, l'aumento dei conflitti tra uomo e fauna selvatica e le modifiche ai naturali cicli idrologici dell'ecosistema.
Per limitare questi effetti, i progettisti propongono una serie di misure compensative, tra cui corridoi e passaggi dedicati alla fauna, programmi di monitoraggio ecologico permanente, interventi di ripristino ambientale e sistemi di sorveglianza delle popolazioni animali. È prevista inoltre la realizzazione di pozze artificiali per specie particolarmente dipendenti dall'acqua, come ippopotami e coccodrilli.
Per molti osservatori, tuttavia, il nodo centrale rimane uno: fino a che punto è possibile modificare un ecosistema protetto per rispondere alle esigenze dello sviluppo umano?
Lo Tsavo, con i suoi oltre 22 mila chilometri quadrati complessivi tra settore Est e Ovest, rappresenta uno dei più importanti santuari faunistici del continente africano. Qui vivono alcune delle più grandi popolazioni di elefanti del Kenya, insieme a leoni, ghepardi, leopardi, rinoceronti e centinaia di specie di uccelli.
La proposta arriva inoltre in un momento particolarmente delicato per la conservazione ambientale in Kenya. Solo poche settimane fa il Kenya Wildlife Service era finito al centro delle polemiche per il progetto di trasferimento del Nairobi Animal Orphanage in una nuova area all'interno del Parco Nazionale di Nairobi. Il piano prevedeva l'utilizzo di una vasta porzione di foresta indigena e aveva provocato proteste pubbliche culminate con il fermo temporaneo dell'ex presidente della Corte Suprema David Maraga e di diversi attivisti ambientalisti.
Anche per questo motivo la nuova diga dello Tsavo rischia di trasformarsi rapidamente in un caso nazionale.
Da una parte c'è chi sottolinea come i cambiamenti climatici impongano nuove strategie per la gestione dell'acqua e per la protezione della stessa fauna selvatica durante le sempre più frequenti emergenze legate alla siccità. Dall'altra, molti conservazionisti ricordano che il valore dei grandi parchi africani risiede proprio nella loro capacità di mantenere processi naturali il meno possibile alterati dall'intervento umano.
La consultazione pubblica aperta da NEMA durerà trenta giorni. Sarà il primo vero banco di prova per capire se il Kenya del futuro intende affidarsi sempre di più alle grandi opere anche all'interno delle aree protette, oppure se prevarrà una visione più prudente della conservazione.
Nel frattempo, tra le pianure rosse dello Tsavo e i letti sabbiosi dei suoi fiumi stagionali, la discussione è già iniziata. E riguarda una domanda che va ben oltre una diga: quale equilibrio è ancora possibile trovare tra la sete degli uomini e quella della natura?
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