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TURISMO

Da giugno in Kenya con passaporto vaccinale

Unione Europea pronta a riaprire: le condizioni

13-04-2021 di Freddie del Curatolo

L’Italia potrebbe riaprire il prossimo giugno al turismo internazionale e a tutti i Paesi in cui attualmente è vietato recarsi per piacere, tra cui c’è anche il Kenya. Potrebbe però essere necessario il passaporto vaccinale per recarsi e soprattutto tornare in patria senza dover osservare il regime di quarantena.
E’ quanto trapela dai tavoli di lavoro dell’Unione Europea, che proprio in questi giorni sta definendo le strategie comuni per la riapertura del turismo nel continente e fuori dall’area Schengen.
Il Governo italiano, dal canto suo, sta già lavorando per rendere operativo il “Green Pass” della cui adozione l’UE ha già dato il via libera. Si tratta di una sorta di lasciapassare che permetterà ai cittadini di viaggiare agevolmente all’estero. Una soluzione fondamentale per accelerare la ripartenza e che, se è vero che è pensato soprattutto per introdurre viaggiatori stranieri in Italia, darà comunque diritto a chiunque a recarsi per turismo ovunque nel mondo, in forza di accordi che verranno stipulati con tutti i Paesi che sono interessati a riaprire e rilanciare il settore. “L’anno scorso non sapevano a cosa andavamo incontro – ha detto recentemente il Ministro del Turismo italiano Massimo Garavaglia - questa volta abbiamo l’esperienza e un piano vaccinale che sta procedendo. Lavoriamo al Green Pass che prevede come condizioni il vaccino, oppure avere avuto il Covid e il tampone negativo. Non è discriminatorio e da noi esiste già in Sardegna. È un modello che sta già prendendo piede, perché ad esempio ci sono già numerosi voli che procedono così”.
Anche il Commissario UE incaricato della sicurezza vaccinale Thierry Breton, ha annunciato la realizzazione del passaporto vaccinale per il prossimo 15 giugno, per una riapertura in sicurezza delle frontiere e di tutte le attività. Breton ha ribadito che si tratterà di un documento «armonizzato», dunque uguale per tutti i Paesi dell’Unione Europea e «coperto dalla regolamentazione generale dei dati personali». Il documento dovrebbe contenere un QR code con il tipo di vaccino ricevuto ma non sarà obbligatorio per muoversi. Altra prospettiva quella di procedere con i tamponi antigenici e i test veloci da effettuare anche negli aeroporti o, secondo precise indicazioni, prima della partenza.
C’è da dire che tutto questo non sarà sufficiente per vedere subito un ritorno del cosiddetto turismo di massa, o dei “pacchetti vacanze” in Kenya.
Nonostante le aspettative per l’estate, anche il resto dell’anno sarà probabilmente caratterizzato dal cosiddetto “turismo di prossimità”, ovvero il movimento dei viaggiatori verso mete poco distanti dalla loro residenza e particolarmente all’interno del territorio nazionale, come confermano le ricerche su Google e su Booking e le informazioni riscontrabili sui siti specializzati nella prenotazione di vacanze.
Dall’altra parte, l’Italia stessa per accelerare la ripresa dell’economia (il turismo rappresentava prima della pandemia il 13% del PIL nazionale) non avrà nessun interesse a promuovere l’uscita dei nostri connazionali:
La tendenza promossa è quella della cosiddetta “Staycation” (neologismo americano che è l’unione di “stay” e “vacation”, ovvero periodi di ferie brevi e più vicino possibile a casa, anche senza pernottamento.
Importante sarà anche la strategia del Kenya per rendere sicura la vacanza nelle splendide location del suo territorio. Le associazioni di categoria da tempo hanno chiesto al Ministero del Turismo un confronto su diversi temi, compreso quello delle vaccinazioni. Alle categorie già vaccinate ed inserite nelle priorità dovrebbero, ad esempio, essere inseriti gli staff di hotel, ristoranti ed altre attività connesse con il turismo, come ad esempio le guide safari.
Altre soluzioni, come ribadito dal Presidente della Kenya Tourist Federation Mohammed Hersi, chiamano in causa la competitività con altre destinazioni che si stanno già compiutamente organizzando per ripartire nei prossimi mesi.
E’ il caso ad esempio della Repubblica Dominicana, che per invogliare i turisti a tornare, ha promosso l’assistenza sanitaria gratuita ai turisti. Tutti i visitatori internazionali, che arrivano in aereo e soggiornano in un hotel, possono godere di un piano di copertura medica gratuita che copre tutti i tipi di emergenza, incluso un possibile contagio di COVID-19. Inoltre il modello di turismo è stato ripensato per diventare più sostenibile, con la firma di importanti accordi a tutela dell’ambiente, ad un piano di recupero delle spiagge dell’isola e grazie alla digitalizzazione di servizi e licenze e ad un sistema di informazione digitale.
Per adesso il Kenya non si è ancora mosso con una campagna di informazione su come avrà intenzione di gestire il turismo post-vaccini. Su questo gioca il fatto che Nairobi ed altre contee siano alle prese con l’inaspettata terza ondata e una nuova emergenza sanitaria che si spera i nuovi lockdown ed il prolungamento del coprifuoco riescano a contenere.
Ma ci vorrebbe anche un piano vaccinale più veloce e presente, altrimenti si rischierà di restare molto indietro e doversi accontentare del turismo di nicchia costituito da appassionati di safari e di Africa e da “repeaters”, oltre che da turisti locali che applicano la logica della “staycation” a casa propria.
Ma con loro solamente, è già stato visto, non si campa e la crisi del settore potrebbe proseguire con effetti ancora più devastanti.

TAGS: passaporto kenyavaccini kenyaturismo kenya

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