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AMBIENTE

In 6 mesi, eliminati sulla costa del Kenya più di 154 mila corvi

L'incredibile disinfestazione degli ambientalisti di "Crows no more"

04-08-2026 di Freddie del Curatolo

Uccidere oltre 154 mila uccelli in sei mesi potrebbe sembrare il titolo di una campagna contro la natura. In realtà, per molti ambientalisti keniani è esattamente il contrario: un'operazione per restituire spazio agli uccelli autoctoni e riportare equilibrio in un ecosistema alterato dall'introduzione di una specie invasiva.
Da Lamu a Diani, il progetto "Crows No More", uno dei più grandi progetti di controllo faunistico mai realizzati lungo la costa del Kenya, continua la sua battaglia contro il corvo indiano, una specie aliena che minaccia biodiversità, turismo e agricoltura. I primi risultati mostrano il ritorno di molte specie autoctone.

Nei primi sei mesi del 2026, l’iniziativa nata dall’organizzazione ambientalista “A Rocha Kenya” di Watamu, ha eliminato 154.399 corvi domestici (House Crows) lungo la costa del Kenya, una media di oltre 850 esemplari al giorno. È il dato che emerge dal rapporto semestrale pubblicato dalla stessa A Rocha, coordina il programma insieme a decine di volontari, enti pubblici, hotel e associazioni locali.

Per chi vive sulla costa, il corvo domestico (Corvus splendens), conosciuto anche come corvo indiano, non è un uccello qualsiasi. E anche per chi arriva in vacanza sulla costa del Kenya, il gracchiare incessante di questi poco simpatici e igienicamente pericolosi esemplari è ormai parte del paesaggio. Eppure un tempo non esistevano affatto tra Malindi, Watamu e Mombasa. Oggi sono diventati uno dei più gravi problemi ambientali della fascia costiera e qualcuno ha deciso di affrontarli con un piano sistematico che, inevitabilmente, fa discutere.

Arrivato probabilmente con le navi mercantili provenienti dall'Asia oltre un secolo fa, si è moltiplicato fino a diventare una delle specie invasive più dannose dell'Africa orientale. Attacca piccoli uccelli e i loro nidi, si nutre di uova e pulcini, saccheggia coltivazioni, crea problemi negli alberghi e nei ristoranti e rappresenta un rischio anche per la salute pubblica, essendo spesso presente nelle discariche e nei macelli.

È proprio per contrastare questa invasione che è nato Crows No More, un progetto promosso da A Rocha Kenya, organizzazione internazionale impegnata nella conservazione della natura e presente da molti anni a Watamu con il Mwamba Field Study Centre. L'iniziativa riunisce operatori turistici, residenti, ricercatori, Kenya Wildlife Service, Kenya Tourism Board, Mombasa Tourism Council e numerosi volontari con un obiettivo preciso: ridurre drasticamente la popolazione dei corvi invasivi senza danneggiare la fauna autoctona.

L'attività si estende ormai da Lamu fino a Diani, passando per Malindi, Watamu, Kilifi, Vipingo, Mombasa e perfino lungo la Mombasa Road fino all'area di Tsavo. Squadre specializzate individuano i dormitori, monitorano gli spostamenti dei corvi e organizzano interventi di esca avvelenata con il prodotto Starlicide, raccogliendo successivamente le carcasse per evitarne la dispersione nell'ambiente. Il progetto si basa anche su un dettagliato sistema di monitoraggio aggiornato settimanalmente.

Il rapporto evidenzia risultati che gli organizzatori definiscono incoraggianti. A Vipingo, dove il controllo prosegue ormai da due anni, i corvi sono quasi scomparsi da alcune aree e sono ricomparsi nibbi e avvoltoi che avevano abbandonato la zona. A Malindi i dormitori storici sono stati drasticamente ridimensionati e il lavoro si sta spostando nelle campagne di Gongoni, Madunguni, Vitengeni e Sabaki, dove i corvi continuano a creare problemi agli agricoltori e agli allevamenti di pollame.

Anche Watamu e Diani sono entrate pienamente nel programma. Sulla South Coast è stata costituita una nuova squadra sostenuta dalla South Coast Residents Association e da diversi hotel, mentre a Watamu il monitoraggio si è esteso fino a Matsangoni e all'area di Mida Creek. Nel solo mese di giugno, il nuovo gruppo operativo di Diani ha raccolto 718 carcasse dopo il primo intervento coordinato.

Dietro questi risultati c'è anche un importante sforzo economico. Tra gennaio e giugno il progetto ha raccolto oltre 2,7 milioni di scellini keniani in donazioni provenienti da privati, alberghi, aziende e sponsor locali. Una cifra che, secondo gli stessi coordinatori, resta comunque insufficiente per coprire tutte le aree interessate dall'invasione dei corvi, tanto che il reperimento di fondi continua a rappresentare una delle principali sfide del programma.

L'eliminazione di oltre centocinquantamila uccelli può suscitare perplessità, soprattutto in chi associa automaticamente la tutela dell'ambiente alla protezione di qualsiasi specie animale. Ma il caso del corvo domestico ricorda che la conservazione significa anche difendere gli equilibri naturali alterati dall'uomo. Per gli ambientalisti di A Rocha Kenya, il successo non si misura nel numero di corvi abbattuti, bensì nel ritorno dei gruccioni, dei rapaci, dei piccoli passeriformi e di tutta quella biodiversità che per anni era stata soffocata da un invasore arrivato dal mare. E i primi segnali, lungo la costa del Kenya, sembrano dare loro ragione.

TAGS: corvicornacchieA Rochauccelli

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