APPROFONDIMENTI
26-08-2026 di Freddie del Curatolo
Il Kenya vuole diventare uno dei principali hub africani dell'intelligenza artificiale e dei data center, ma il futuro digitale del Paese potrebbe scontrarsi con una risorsa sempre più preziosa: l'acqua.
È il tema affrontato da un'approfondita inchiesta di Al Jazeera, che prende come esempio il progetto del grande campus di data center che Microsoft e la società emiratina G42 intendono realizzare nell'area geotermica di Olkaria, a pochi chilometri dal lago Naivasha. Un investimento annunciato nel 2024 nell'ambito di un piano da un miliardo di dollari destinato allo sviluppo delle infrastrutture digitali del Kenya.
Perché proprio Naivasha? La scelta di Olkaria non è casuale. Qui si concentra il più importante complesso geotermico del Paese, gestito da KenGen, capace di fornire energia rinnovabile in quantità sufficienti ad alimentare strutture energivore come i data center.
L'obiettivo dichiarato è quello di far funzionare l'intero impianto con energia geotermica, riducendo drasticamente le emissioni di carbonio rispetto ai tradizionali centri dati alimentati da combustibili fossili.
Tuttavia il progetto, che nelle intenzioni potrebbe arrivare fino a una capacità di un gigawatt, è ancora fermo alla fase progettuale dopo che, nei mesi scorsi, sono emersi dubbi sulla disponibilità della potenza elettrica necessaria.
Se l'energia rappresenta una sfida, ancora più delicata è quella dell'acqua.
I moderni data center producono enormi quantità di calore e, salvo particolari tecnologie di raffreddamento, necessitano di importanti volumi d'acqua per mantenere operative migliaia di server.
Microsoft e G42 hanno dichiarato che il futuro campus utilizzerà tecnologie per il risparmio idrico, ma finora non hanno reso pubblici dati sul consumo previsto né sulle modalità di approvvigionamento. È proprio questa mancanza di informazioni a preoccupare ambientalisti e comunità locali.
Per gli abitanti di Olkaria e dell'area di Naivasha il problema non è teorico e il timore è palpabile.
Molte famiglie raccontano già oggi di una crescente scarsità d'acqua, con la necessità di acquistarla dai rivenditori privati o di percorrere diversi chilometri per abbeverare il bestiame. Negli ultimi anni la pressione sulle risorse idriche è aumentata per effetto della crescita demografica, dell'agricoltura intensiva, delle attività geotermiche e dei cambiamenti climatici.
Il lago Naivasha è uno degli ecosistemi più preziosi del Kenya e rappresenta una risorsa fondamentale non soltanto per le comunità che vivono sulle sue rive, ma anche per l'intera economia della Rift Valley. Negli ultimi quindici anni il bacino ha conosciuto profonde trasformazioni, alternando periodi di eccezionale innalzamento del livello delle acque ad altri segnati dalla siccità, in un equilibrio sempre più fragile.
Su questo lago si concentrano interessi molto diversi: dall'industria florovivaistica, che esporta milioni di rose verso l'Europa, al turismo naturalistico, dalla pesca all'allevamento, fino all'approvvigionamento idrico di migliaia di famiglie. A tutto questo si aggiungono gli effetti della crescita demografica, dell'espansione urbana, dello sfruttamento delle risorse idriche e dei cambiamenti climatici, fattori che negli ultimi anni hanno aumentato la pressione su un ambiente già particolarmente vulnerabile.
Secondo diversi studi internazionali, il Kenya rientra ormai tra i Paesi soggetti a forte stress idrico e la disponibilità di acqua dolce pro capite continua a diminuire. È per questo che ogni nuovo progetto industriale di grandi dimensioni viene osservato con crescente attenzione: non tanto per mettere in discussione lo sviluppo tecnologico del Paese, quanto per capire se possa convivere con la tutela di una risorsa destinata a diventare sempre più strategica nei prossimi decenni.
In ogni caso, non tutti gli abitanti della zona sono contrari al progetto.
Molti riconoscono che un'infrastruttura di questo livello potrebbe creare occupazione qualificata, attrarre nuove imprese tecnologiche e consolidare il ruolo del Kenya come leader africano dell'innovazione digitale.
La richiesta che arriva dalle associazioni locali è però molto chiara: prima di procedere occorre rendere pubblici i dati sul fabbisogno idrico del centro, individuare sistemi di raffreddamento a basso consumo o senza utilizzo di acqua, incrementare il riciclo delle acque reflue e coinvolgere maggiormente le comunità nelle valutazioni ambientali.
Negli ultimi anni Nairobi è diventata uno dei poli tecnologici più dinamici del continente africano. L'arrivo di grandi investitori internazionali rappresenta un'opportunità importante per l'economia del Paese. Ma la vicenda di Naivasha dimostra anche come la transizione digitale non possa essere separata dalla sostenibilità ambientale.
I data center possono essere alimentati con energia pulita, ma continuano ad avere bisogno di acqua. In un Paese dove questa risorsa è sempre più limitata, ogni nuovo investimento dovrà trovare un equilibrio tra sviluppo economico, tutela dell'ambiente e diritti delle comunità locali.
Il dibattito, insomma, non riguarda soltanto Naivasha. Riguarda il modello di sviluppo che il Kenya intende seguire nei prossimi decenni: diventare una potenza africana dell'intelligenza artificiale senza compromettere una delle sue risorse naturali più preziose.
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