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Senza vaccini il Kenya rischia l'emarginazione

USA, GB e Germania sconsigliano i viaggi, e l'Italia...

18-08-2021 di redazione

La comunità internazionale sta iniziando a spazientirsi con il Kenya per la lentezza e la disorganizzazione della sua campagna vaccinale.
Un Paese in via di sviluppo con grandi coinvolgimenti economici e con settori in stallo come ad esempio il turismo, non può permettersi di stare alla finestra ed attendere che qualcuno doni vaccini e organizzi il processo di immunizzazione dei keniani.
D’altra parte, il Ministero della Salute, tra proclami e promesse, attese di forniture e intere zone del Paese non coperte, con nessuna seria campagna di informazione e sensibilizzazione per i cittadini, da quando sono arrivati i primi vaccini nel Paese, lo scorso marzo, ha vaccinato completamente poco più del 2% della popolazione, con alcune contee, come Marsabit, che sono sotto lo 0,5%, secondo un rapporto redatto dallo stesso Ministero.
L’arrivo in Kenya della variante delta dall’India ha ulteriormente complicato le cose, perché il Kenya è stato inserito nei paesi che hanno questa mutazione del virus in corso e quindi sono ancora più sotto osservazione.
Gli Stati Uniti, prima nazione per afflusso di viaggiatori, sia per turismo che per business o organizzazioni internazionali in Kenya, la scorsa settimana ha riportato il Kenya al livello 3 di allerta per i viaggi, tornando a sconsigliare ai propri cittadini di recarvisi in questo periodo.
La Gran Bretagna ha invece confermato il Kenya nella sua “red list” del Covid-19, segnalando una pericolosità maggiore per la nazione africana rispetto addirittura all’India. Motivo? Proprio la velocità con qui gli asiatici stanno procedendo all’immunizzazione della propria gente.
All’inizio di questa settimana, anche la Germania ha fatto un passo indietro rispetto al Kenya, nonostante le aperture ottimistiche dei mesi scorsi che avevano tra l’altro portato la compagnia di bandiera Lufthansa ad aprire la rotta su Mombasa. Ora per la Germania, che per principio non vieta i viaggi ma li sconsiglia vivamente, ha ristabilito il regime di isolamento e quarantena per chi torna dal Kenya, scoraggiando i tour operator a scommettere sulle sue destinazioni turistiche.
Questo accavallarsi di decisioni a sfavore del Kenya devono far riflettere il Governo di Nairobi, perché altri Paesi potrebbero presto aggiungersi, come ammonisce la stampa nazionale, alla lista di chi ritiene il Kenya tabù.
Per quanto ci riguarda da vicino, con una situazione internazionale del genere, è attualmente impensabile che l’Italia, dal prossimo 30 agosto, possa riaprire ai viaggi per turismo verso il Kenya e di conseguenza abolire la quarantena di 10 giorni al ritorno.
La lentezza del processo vaccinale è segnalata come il problema principale, oltre alla scarsa applicazione delle restrizioni da parte della maggioranza dei keniani e ad “un potente mix di ignoranza, mancanza di facile accesso, miti, disinformazione e credenze tradizionali e religiose” che secondo un editoriale del quotidiano Daily Nation “sta facendo deragliare l'adozione del vaccino di AstraZeneca”.
La situazione non si ritorce solo sul turismo, secondo il quotidiano, molti keniani che hanno rapporti di lavoro, di studio ed affettivi con l’Europa, si sono visti dallo scorso giugno rifiutare i visti di soggiorno dalle Ambasciate delle Nazioni a cui lo avevano richiesto e che in passato non avevano negato il viaggio.
“Tali restrizioni di viaggio probabilmente danneggeranno le imprese e colpiranno l'economia, con le fonti di guadagno in valuta estera, come il turismo, che probabilmente rimarranno nel gelo”. Segnala il Daily Nation, riportando le parole del dottor Willis Akhwale, presidente della Task Force keniana sul vaccino, che definisce la situazione come pura geopolitica.
“Il nostro obiettivo attuale è quello di vaccinare il più possibile – ha spiegato Akhwale - Ci aspettiamo altre dosi di J&J entro il 23 o 24 di questo mese, anche se il programma Covax deve ancora dirci esattamente quante dosi”.
Secondo gli esperti ed analisti di geopolitica, il Kenya deve garantire al più presto che i cittadini siano vaccinati in modo da avere la mobilità internazionale e in particolare un Paese che dipende molto dal turismo dovrebbe farlo ancora più velocemente”.
Non è comunque solo la situazione dei vaccini a preoccupare le altre nazioni, ma la disorganizzazione generale e la mancanza di attrezzature e servizi per chi si ammala che riporta il Kenya, tanto decantato tra i paesi in via di sviluppo e con grandi potenzialità per entrare di diritto nel "club" del G 20, ad essere considerato alla stregua di tante altre realtà africane da "terzo mondo". Martedì 17 agosto il Ministro della Sanità Mutahi Kagwe ha ammesso nuovamente il problema della mancanza di ossigeno ed ha esortato le Contee ad approvvigionarsi e rendere le strutture compatibili con gli standard attuali per fornire le cure essenziali a chi ne ha bisogno. 

TAGS: vaccini kenyarestrizioni kenyaquarantena kenyaviaggi kenya

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