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Ugali addio, il Kenya cambia alimentazione

Si coltiva meno il mais, salgono tuberi e...spaghetti!

13-09-2021 di Freddie del Curatolo

Addio “ugali”, i keniani iniziano a preferire altre farine e cereali, e sulle tavole del paese spuntano anche gli spaghetti.
Sono molte le motivazioni che possono portare al cambio di produzione di alimenti di un paese e di conseguenza a quello delle abitudini a tavola.
Si va dalle ben note problematiche legate al clima e ai raccolti, all’allargamento della forchetta delle diseguaglianze sociali, fino alle nuove tecniche di coltivazione che permettono anche a piccoli agricoltori di risparmiare ed avere più soddisfazione da prodotti che precedentemente non avevano considerato.
Ed ecco, ad esempio, come in Kenya la farina di mais non sia più il sostentamento di punta della popolazione ma stia subendo una costante diminuzione che porta a far sparire lentamente l’ugali, uno dei piatti nazionali, dalla tavola dei keniani. Alla tradizionale polenta di farina di mais, poco a poco si stanno affiancando altri tipi di cereali che non solo sono competitivi per il loro prezzo sul mercato, ma possono anche essere coltivati da chi ha il classico orto (“shamba” in Kenya, ovvero campo) con minore spesa e più quantità.
Il cambio delle abitudini culinarie è visibile anche in molti piccoli negozi locali, dove ad esempio si inizia a vendere (e ad acquistare, anche per le fasce meno abbienti) la pasta. Spaghetti prodotti da aziende locali che sostituiscono polenta o riso come accompagnamento al piatto principale (e spesso unico) della giornata.
Nei mercati locali capita di vedere grosse pentole con timballi di pasta (spesso cucinati con pomodoro e uova) che vengono venduti a fette.
Come avviene da sempre in molte nazioni dell’Africa occidentale, spesso non baciate dalla fertilità propria del Kenya, la farina di manioca è alimento principe e anche nell’Est Africa la cassava è sempre più presente e coltivata. Oltre a farne farina e polenta, la cassava si mangia bollita o fritta come fosse una patata e il suo prezzo è basso e costante.
Un altro prodotto che è sempre più nelle case e capanne dei keniani è la patata dolce. La sua facilità di coltura, con tre raccolti all’anno, poco bisogno di acqua e resistenza ad insetti ed altre minacce del terreno, la rendono alimento essenziale del presente e del futuro. Così si sostituisce la polenta di mais con purè o preparazioni a base di patata dolce.
Il tramonto dell’ugali è monitorato anche dall’economia internazionale. Secondo una ricerca americana della società di dati “Knoema”, nel 2020, la produzione di grano in Kenya è stata di 300.000 tonnellate. Con una riduzione pari a più del 20 per cento rispetto all’anno precedente e il trend di quest’anno dovrebbe confermare un’ulteriore diminuzione.
Secondo gli esperti keniani, il consumo di prodotti alimentari a base di grano e cereali ha superato ormai quello di farina di mais in tutto il paese”.
Oltre ai prezzi, tra le problematiche riscontrate dai coltivatori, uno dei principali problemi del mais è rappresentato dalle perdite che avvengono dopo la racconta, specialmente per le condizioni di umidità. Il “cartello” delle grandi aziende distributrici che alzano e abbassano i prezzi continuamente è sicuramente un altro fattore determinante.

 

TAGS: farina kenyamais kenyapatate kenyaspaghetti kenyaproduzione kenyaagricoltura kenya

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