Editoriali

KENYA NEWS

Kenya, la protesta si allarga e non è più (solo) Gen Z

Violenze, saccheggi soprattutto a Mombasa e nelle zone degradate

03-07-2024 di Freddie del Curatolo

Dagli studenti disoccupati, gli artisti e il mondo digitale della generazione Z che le avevano lanciate, ieri le proteste in Kenya sono state prese in mano da tutti gli altri delusi dal governo, dagli arrabbiati, i disperati, i provocatori (pagati o meno), con i saccheggiatori e rapinatori di professione e tutto quel sottobosco figlio di anni di malgestione della gioventù da parte dei governi keniani.
A Nairobi e dintorni, dal parlamento e dalle sedi riconducibili a governo, ministeri o residenze di parlamentari che avevano votato il “sì” alla controversa legge finanziaria, le proteste si sono spostate nei quartieri popolari, nelle baraccopoli, nelle strade meno ospitali.
Contemporaneamente gli incidenti più gravi, con scontri e spari da parte la polizia (e numero di morti da confermare) sono avvenuti a Mombasa, dove i dimostranti (ma è ancora giusto chiamarli così?) hanno dato fuoco ad autovetture, che non appartenevano certo al presidente Ruto o a membri del suo governo, e hanno attaccato e svaligiato bar, ristoranti e supermercati di proprietà di concittadini e che perdendo l’attività potrebbero creare altri disoccupati.
"Avevamo detto telefonini non pietre (phones not stones) - scrivono sui social i profili collegati alla Gen Z - ma oggi abbiamo visto solo furfanti e scagnozzi. Tornate a casa". Ovviamente anche i fautori delle proteste pacifiche hanno il timore di essere screditati.

Anche perchè non è con giornate come quella di ieri che si risolvono i problemi del Kenya, considerando però che l’atteggiamento dello Stato la scorsa settimana non ha aiutato a rasserenare un ambiente già caldo.
Nell’era di internet, delle tv via streaming, e dei video girati anche di nascosto con un cellulare da un balcone, non si possono raccontare frottole o minimizzare numeri.
Allo stesso tempo, dall’altra parte, non si può sostenere che le proteste fossero totalmente pacifiche.
Il ministro degli Interni, Kithure Kindiki, in serata ha emesso un duro comunicato contro quelli che considera "criminali" che hanno sopraffatto le proteste contro la finanziaria, che secondo il governo avrebbero dovuto essere risolte con il ritiro della legge.
"Gli organizzatori dell'orgia di violenza di oggi in alcune zone di Nairobi, Mombasa e in molte altre parti del Paese starebbero pianificando di ripetere il caos anarchico e il crudele saccheggio giovedì e domenica di questa settimana" ha detto Kindiki. Ed è questa frase a preoccupare.
Perchè mentre è calato il sipario sulla quarta giornata di proteste antigovernative in Kenya, la situazione di instabilità sociale non sembra ancora risolta e si avvicina la data storica e preoccupante del 7 luglio, anniversario delle proteste “Saba Saba” (appunto, 7-7 in swahili) che ricordano le agitazioni di piazza contro quello che venne definito “il regime” dell’allora presidente Moi. Proteste che portarono ad una svolta costituzionale importante per il paese, quella del multipartitismo.
Dopo questa manifestazione, più che al dialogo e alla considerazione che i giovani della Gen Z meritano, si pensa al disagio sociale che la frattura tra Ruto e molti di quelli che lui stesso in campagna elettorale chiamava ironicamente “hustler”, imbroglioni, gente che vive di espedienti, dicendo di essere uno di loro, può creare. Proteste che si sono espanse in tutto il paese e che non portano benefici a nessuno.
"Questo regno del terrore contro il popolo del Kenya e l'impunità di pericolose bande criminali devono finire a qualsiasi costo" ha aggiunto il ministro degli Interni. Speriamo che il prezzo da pagare non sia troppo alto.

TAGS: violenzeprotestegenerazione

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