KENYA NEWS
20-06-2026 di Freddie del Curatolo
Il 25 giugno, in Kenya, non sarà soltanto l'anniversario delle grandi proteste contro la Finance Bill che nel 2024 portarono migliaia di giovani nelle strade e culminarono con l'assalto al Parlamento. Sarà soprattutto una giornata dedicata alla memoria di tutte le vittime della violenza politica e istituzionale degli ultimi anni: manifestanti uccisi, cittadini scomparsi, vittime di esecuzioni extragiudiziali e di presunti abusi durante la detenzione.
Dietro gli slogan e le rivendicazioni della manifestazione nazionale convocata per il 25 giugno c'è una lunga lista di nomi e storie che molte famiglie keniane chiedono di non dimenticare.
Il problema è che ogni manifestazione in Kenya nasce con l'intenzione di essere pacifica. E quasi ogni volta finisce per trasformarsi in qualcosa di diverso. Tra infiltrati, gruppi criminali provenienti dalle periferie urbane, provocatori legati a interessi politici e una risposta delle forze dell'ordine spesso sproporzionata anche di fronte a episodi minori, il rischio di degenerazioni accompagna ormai qualsiasi mobilitazione di massa.
A meno di una settimana dalla ricorrenza del 25 giugno, cresce l'attesa per quella che gli organizzatori definiscono una grande manifestazione nazionale di commemorazione delle vittime delle proteste e delle violazioni dei diritti umani avvenute negli ultimi anni in Kenya.
L'iniziativa è stata formalmente notificata all'Ispettore generale della polizia Douglas Kanja da una delegazione guidata dall'ex ministra della Giustizia Martha Karua, dal governatore di Siaya James Orengo, dall'ex presidente della Corte Suprema Willy Mutunga e dall'attivista Boniface Mwangi, accompagnati da familiari delle vittime delle proteste del 2024.
Gli organizzatori hanno chiesto anche che il 25 giugno venga riconosciuto ufficialmente come giornata nazionale della memoria. La data richiama inevitabilmente le proteste contro la legge finanziaria del 2024, culminate nell'irruzione di manifestanti all'interno del Parlamento e nella successiva repressione che causò decine di morti e centinaia di feriti.
Ma la commemorazione vuole avere un significato più ampio. Al centro delle rivendicazioni vi sono anche i casi di sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziali e presunti maltrattamenti durante la detenzione denunciati negli anni da organizzazioni per i diritti umani e dalla Commissione nazionale keniana per i diritti umani (KNCHR).
Proprio nei giorni scorsi il governo ha annunciato l'avvio di un programma di risarcimenti per le vittime di violazioni dei diritti umani legate alle proteste tra il 2017 e il 2024. Secondo la KNCHR sono state documentate oltre 1.800 richieste di indennizzo.
Resta però forte la preoccupazione per possibili incidenti. In Kenya, infatti, la linea di confine tra manifestazione pacifica e disordini è spesso molto sottile. Le esperienze degli ultimi anni hanno mostrato come cortei inizialmente ordinati possano degenerare rapidamente a causa della presenza di infiltrati, gruppi di teppisti, saccheggiatori o provocatori legati a interessi politici locali. A ciò si aggiunge una gestione dell'ordine pubblico che, secondo osservatori e organizzazioni civiche, ha spesso contribuito ad alimentare la tensione attraverso l'uso della forza.
Anche per questo motivo l'ambasciata degli Stati Uniti a Nairobi ha diffuso un avviso ai propri cittadini invitandoli a evitare le aree delle manifestazioni, in particolare nel centro della capitale e nelle principali città del Paese. Washington prevede possibili blocchi stradali, forti rallentamenti del traffico e una massiccia presenza delle forze di sicurezza.
L'allerta americana non rappresenta una previsione di violenze imminenti, ma riflette una realtà ormai consolidata: in Kenya, quando la protesta scende in piazza, l'incertezza sugli sviluppi della giornata fa parte dell'equazione. E il 25 giugno, giornata di memoria e di richiesta di giustizia, potrebbe trasformarsi ancora una volta in un importante banco di prova per la capacità del Paese di confrontarsi con il proprio passato recente senza aggiungere nuove vittime all'elenco di quelle che si intendono commemorare.
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