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RIAPERTURE

OMS vuole più vaccini in Africa per riaprire ai viaggi

I 10 Paesi ricchi hanno il 75% delle dosi, così non va

27-05-2021 di Freddie del Curatolo

La riapertura dei viaggi verso il Kenya ed altri Paesi africani è ancora frenata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e di conseguenza dai Governi delle nazioni più ricche che si stanno organizzando per vaccinare il 90% dei propri cittadini.
L'Europa Unita vorrebbe iniziare a riaprire a giugno ai Paesi più sicuri, quelli con un coefficiente intorno allo 0.25% di nuovi casi, ovvero 75 ogni 100.000 abitanti, e solo per i vaccinati. Ma l'OMS raccomanda cautela.
“Non ci sono abbastanza margini di sicurezza per riaprire al turismo internazionale – trapela dall’Unione Europea, secondo quanto riportato dalla stampa tedesca nei giorni scorsi – i Paesi dell’area subsahariana sono troppo indietro nelle campagne vaccinali”.
Nei giorni scorsi l’OMS ha coordinato la 74° riunione generale della Sanità, a livello virtuale da Ginevra, con i delegati dei 194 Paesi mondiali che hanno aderito alle direttive e ai programmi per contrastare i contagi.
L’allarme lanciato dal direttore Tedros Ghebreyesus riguarda i numeri largamente discrepanti tra le dieci nazioni più sviluppate del pianeta, che hanno ricevuto il 75% delle dosi di vaccino distribuite e stanno procedendo velocemente verso l’immunizzazione di buona parte della loro popolazione, mentre i Paesi poveri e in via di sviluppo hanno utilizzato finora solo il 5% delle forniture globali.
Gli esperti prevedono che il virus continuerà probabilmente a imperversare nei paesi con bassi tassi di inoculazione a causa del fatto che per svariati motivi non hanno il potere e le risorse per aumentare da soli l'offerta globale di vaccinazione.
“Tra chi produce i vaccini e chi li compra, solo una ristretta elite di nazioni ha a disposizione la maggior parte delle dosi e sta decidendo il destino del resto del mondo – ha affermato Ghebreyesus – non è più tempo di fare discussioni a livello diploamatico: è ora di pensare in maniera seria ad una distribuzione equa”.
Secondo l’OMS senza iniziare ad agire direttamente verso gli Stati rimasti indietro, è impossibile pensare ad una ripartenza in sicurezza dei viaggi intercontinentali.
Alcune delle nazioni ricche, prime tra le quali gli USA e la Francia, si sono già impegnate a condividere le loro dosi di vaccino. Entro la fine del 2021 almeno 30 milioni di vaccini dovrebbero essere dirottati verso l’Africa, indipendentemente da quelle che i singoli Governi saranno in grado di procurarsi.
“Milioni di persone nelle nazioni più ricche sono state vaccinate, mentre miliardi nei paesi più poveri stanno ancora aspettando. Dobbiamo lavorare tutti insieme per correggere questa situazione - ha dichiarato il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, che è anche il presidente di turno dell'Unione Africana - Nessuno di noi può affermare di essere al sicuro se non vengono messi in sicurezza anche tutti gli altri. Chiediamo quindi ai leader di sostenere l'iniziativa per raccogliere con urgenza i fondi necessari per aumentare la produzione di vaccini in tutto il mondo".
Il Kenya è uno dei 180 Paesi che rientrano nella fascia di quelli ritenuti a rischio e per i quali sia l’OMS che le nazioni più attive nella prevenzione ritengono prematura una riapertura.
Inutili gli appelli che giungono da più parti (come quello lanciato dagli Italiani in Kenya attraverso i nostri canali mediatici e che ha superato le 1000 adesioni), specialmente se Nairobi non inizierà ad agire per iniziare a vaccinare migliaia di persone ogni giorno.
Ma il Ministero della Sanità keniana ha ammesso di essere ancora indietro nel garantirsi anche solo il milione di dosi necessarie per i richiami: dopo la promessa di ricevere 150 mila vaccini AstraZeneca dalla Repubblica Democratica del Congo, ieri sembrerebbe raggiunto l’accordo con il Sud Sudan per ottenere altre 72 mila dosi che potrebbero presto scadere.
Nel frattempo il programma Covax dovrebbe dare una risposta su come poter rimediare allo stop alle forniture per l’Africa, dovuta all’emergenza successiva alla scoperta della “variante indiana”.
Secondo l'OMS, la gestione “nazionalista” dei vaccini sta provocando una crescente insoddisfazione tra i paesi più poveri che non possono pagare gli alti prezzi farmaceutici, con forti disparità tra paesi sviluppati e in via di sviluppo che dovrebbero continuare a ostacolare gli sforzi per affrontare la pandemia.
Secondo l’OMS, ad esempio, non era ancora giunto il momento di vaccinare i bambini in Europa e Stati Uniti, bisognava pensare a mettere in sicurezza gli operatori in prima linea negli altri Paesi del mondo.
“I paesi che vaccinano i bambini ora, lo fanno a rischio degli operatori sanitari e dei gruppi ad alto rischio in altri paesi – ha detto il direttore - comprendiamo che ogni governo ha un dovere verso il proprio popolo. Con il tempo, ci sarà una fornitura sufficiente per tutti, ma per ora non c'è”.
La richiesta finale è quella di deviare prima possibile il 50% delle dosi prodotte da qui in avanti per il programma Covax e destinarli ai Paesi rimasti indietro.
Presumibilmente si continuerà  a navigare a vista raccogliendo dati e cercando di sbloccare le distribuzioni, facendo il punto della situazione mese per mese.
Con queste priorità il turismo sembra ancora tagliato fuori per un po’, anche se i Paesi più abbienti stanno da tempo mantenendo le loro compagnie aeree e “tenendo buoni” tanti connazionali spazientiti che vorrebbero tornare a viaggiare.
Ancora una volta l’economia potrebbe decidere tempi e modi delle riaperture, anche se dall’altro lato tenere la popolazione all’interno dei propri confini può risollevare le industrie locali dell’ospitalità e di conseguenza tutto l’indotto e le rimesse fiscali di ogni singolo Paese.

TAGS: sanità kenyavaccini africaviaggi internazionalicovax

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