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SOCIETA' KENYA

Se i Kikuyu tornano al matriarcato (almeno all'anagrafe)

Perchè i keniani scelgono il nome-cognome della madre

13-07-2026 di Freddie del Curatolo

Qualcuno lo chiama segno dei tempi, altri una provocazione, altri ancora un ritorno alle origini. Perché se oggi un uomo kikuyu porta il nome della madre, molti gridano alla crisi della famiglia patriarcale, mentre gli europei potrebbero vederlo come una forma di rispetto reale, diretta, lontana dai nostri buonismi e politically correct senza equilibrio, perché non naturali: quelli in cui si danno benefici e si parla di parità di genere, poi aumentano i femminicidi. Ma la storia e la mitologia del più grande gruppo etnico del Kenya raccontano una verità molto più complessa.

Partiamo però già da una considerazione: in Kenya il cognome, così come lo intendiamo in Italia, praticamente non esiste. Niente casate tramandate per generazioni, niente Rossi o Bianchi che attraversano i secoli. L'ultimo nome identifica quasi sempre il padre: è il suo nome di battesimo che diventa quello del figlio. Una sorta di patronimico moderno che accompagna l'identità di ogni cittadino.

Per questo motivo sta facendo discutere la scelta, sempre più frequente soprattutto tra i Kikuyu, di attribuire ai figli il nome della madre anziché quello del padre. Non è soltanto una questione burocratica. È una trasformazione culturale che tocca il modo in cui una società racconta se stessa.

Le ragioni sono spesso molto concrete. Cresce il numero delle famiglie monoparentali, aumentano i casi di padri assenti o che non riconoscono i figli, mentre sono le madri - e spesso le nonne - a sostenere economicamente e affettivamente intere famiglie. Così alcuni bambini ricevono fin dalla nascita il nome della madre; altri uomini decidono addirittura da adulti di sostituire ufficialmente il patronimico con quello materno, come gesto di riconoscenza verso chi li ha cresciuti. Per alcuni è un atto di giustizia. Per altri è quasi una dichiarazione politica.

Naturalmente non tutti la pensano allo stesso modo. Nella società kenyana, ancora fortemente patriarcale, c'è chi considera il nome materno per un uomo un motivo di imbarazzo, quasi una diminuzione della propria virilità. Diversi personaggi pubblici hanno raccontato di essere stati derisi fin da bambini per avere un "nome da donna", mentre opinionisti conservatori sostengono che questa tendenza finisca per indebolire il ruolo maschile nella famiglia. Eppure il paradosso è che proprio tra i Kikuyu questa novità potrebbe rappresentare, almeno simbolicamente, un ritorno alle origini.

Secondo la tradizione, infatti, il popolo kikuyu discende da Gikuyu e Mumbi, la coppia mitologica da cui nacquero dieci figlie, considerate le antenate dei principali clan. Ancora oggi i Kikuyu vengono spesso definiti "la Casa di Mumbi", un'espressione che attribuisce alla madre fondatrice un ruolo identitario centrale. Così avveiva anche per i giriama, altra tribù di ceppo bantù, per cui fino alla vaticinatrice Mepoho che predisse un mondo di guerre e soprusi per cui il potere difensivo della loro società doveva passare agli uomini, la società era governata dalle donne.
Più recentemente, persino il grande scrittore Ng?g? wa Thiong'o, cresciuto in una famiglia poligama, raccontava nelle sue memorie di essere conosciuto durante l'infanzia come "Ng?g? wa Wanjiku", cioè Ng?g?, figlio di Wanjiku, il nome della madre. Era un modo informale per distinguere i figli delle diverse mogli dello stesso padre, ma dimostra come il riferimento materno fosse già profondamente radicato nella cultura kikuyu.

La differenza è che oggi quel richiamo alla madre non resta più confinato all'uso quotidiano. Entra nei registri dello Stato, nei passaporti, nei certificati di nascita. Per gli studiosi il fenomeno racconta soprattutto un cambiamento sociale. Sempre più donne sono il vero punto di riferimento economico e familiare, mentre l'autorità paterna, almeno in alcuni contesti urbani, perde quella centralità che aveva in passato. Il nome diventa così il riflesso di una realtà già esistente.

Qualcuno parla di crisi della famiglia tradizionale, se mai in Kenya ce ne fosse stata una in cui il padre fosse presente almeno quanto la madre. Altri, al contrario, vedono il riconoscimento di un ruolo che le donne hanno sempre avuto, anche quando non veniva scritto sui documenti.
In fondo, come spesso accade in Africa, le tradizioni non scompaiono: cambiano forma. E talvolta, nel tentativo di adattarsi al presente, finiscono persino per riscoprire un passato che sembrava dimenticato.
Così quello che a prima vista appare come una rivoluzione anagrafica potrebbe essere, almeno per i Kikuyu, un curioso giro della storia: non il tramonto del patriarcato, ma il riaffacciarsi, tra le pieghe della modernità e tra le crepe del buon senso, dell'antica Casa di Mumbi.

TAGS: kikuyunomimadri

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