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CRONACA

Shakaola, dove i morti non finiscono mai

Sono 264 i corpi riesumati dei seguaci della "setta del digiuno"

10-06-2023 di Freddie del Curatolo

Nella foresta di Shakaola, una sessantina di chilometri all’interno di Malindi, si continua a scavare.
Nel terreno di circa 350 ettari, di proprietà del controverso predicatore Paul Mackenzie Nthenge, fino ad oggi sono stati riesumati 264 corpi che erano stati seppelliti in fosse comuni.
Appartengono tutti a seguaci dell’ormai tristemente nota “setta del digiuno”, ovvero la “Chiesa Internazionale della Buona Novella”, come Mackenzie aveva chiamato il culto di cui era leader, fondato a Malindi e poi reso popolare con seguitissime prediche su youtube. Nell’ultimo anno predicava per i suoi adepti il digiuno totale per poter ascendere in paradiso prima che Satana prendesse il controllo del mondo e “incontrare Gesù”.

In tanti gli hanno creduto ma secondo gli investigatori la sua non era cieca follia o delirio di onnipotenza, ma una ben orchestrata truffa mortale ai danni dei fedeli che gli consegnavano tutti i loro averi, in cambio di una capanna a Shakaola. Nelle fosse comuni scavate dalla polizia in poco più di un mese sono state trovate intere famiglie con bambini, ormai ridotte a pelle e ossa.
Secondo le autopsie condotte a Malindi dall’anatomopatologo del governo, alcune delle vittime del culto sarebbero state finite per strangolamento o asfissia e non solo morte per l’astinenza al cibo.

Eppure, il credo di quasi tutti era totale, e questo è ancora più agghiacciante: 95 persone, durante la scoperta dei corpi sepolti nella foresta, sono state trovate ancora vive, anche se in avanzato stato di deperimento. Una volta trasferiti in ospedale, alcuni di loro hanno rinunciato al cibo chiedendo di poter continuare a digiunare per arrivare alla lieta conclusione prospettata dal loro “guru”.
Il ministro degli Interni, Kithure Kindiki, che ha chiesto per Mackenzie la condanna per genocidio, paragonando il “massacro di Shakaola” ad un atto di terrorismo, ha dichiarato nei giorni scorsi che sotto terra potrebbero trovarsi ancora 349 corpi. Tanti ne sono stati indicati da parenti di presunti seguaci della setta che risultano dispersi e probabilmente si trovavano nella zona dell’entroterra.

La drammatica vicenda che sta angosciando il Kenya e chiamando tutte le componenti religiose e politiche ad un esame di coscienza (pensate che per fondare un culto protestante basta chiedere una licenza…) purtroppo non è ancora chiusa e non verrà comunque mai dimenticata: il governo sta decidendo che quando il recupero delle salme finalmente finirà, la foresta di Shakaola diventerà un "luogo della memoria".
Tutto questo mentre (se non ci fosse solo da rabbrividire, si direbbe “ironia della sorte”) il sedicente pastore di Malindi ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro le condizioni in cui versa nelle prigioni della cittadina e contro le parole dello stesso ministro Kindiki. Lui, però, probabilmente non vedrà mai Gesù: milioni di keniani gli augurano di bruciare in eterno tra le fiamme dell’inferno.

TAGS: shakaolamackenziesettadigiunoforestamorti

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