Editoriali

EDITORIALE

Una "bolla" contro le balle, unica soluzione per il Kenya

Come salvare le mete turistiche internazionali e la loro gente

03-09-2021 di Freddie del Curatolo

Nei giorni scorsi abbiamo avuto la conferma dal Governo italiano che c’è la volontà di far trascorrere periodi di vacanza invernale al caldo ai nostri connazionali.
Ovviamente non è tanto il pensiero dell’abbronzatura dell’impiegato e il selfie della commessa tra i coralli ad intenerire il Ministro del Turismo Garavaglia, quanto il fatto che esiste un’economia nazionale che dipende dai viaggi all’estero e che, secondo lo stesso ministro, ha sempre rappresentato per le agenzie di viaggio e i tour operator, un 85% del fatturato contro il 15% rappresentato dalle mete europee.
Un giro di affari che parte dalle agenzie e passa dalle compagnie di charter, a quelle assicurative e a tutti i passaggi che regolano e garantiscono le vacanze nelle destinazioni a lungo raggio.
La richiesta di intervento del Governo da parte del nostro Ministro del Turismo si basa proprio su questo e chiede chiaramente che si riapra al turismo in primis a tutte le nazioni che si avvicineranno al 50% della popolazione vaccinata e comunque di creare delle “bolle” covid free in destinazioni care agli italiani ed economicamente strategiche dove ci sia volontà ed organizzazione per rendere le vacanze più sicure possibili.
Se volessimo fare filosofia spicciola che non serve a nulla o rintanarci sull’Aventino dei frustrati da tastiera buoni solo a lamentarsi, potremmo dire che il Kenya sarà sempre meno viralmente pericoloso delle isole greche o delle Formentere di quest’estate, del lungomare di Porto Cesareo o delle campagne di Viterbo, terreno fertile degli sballati da rave party.
Le bolle naturali delle spiagge di Watamu o della savana dello Tsavo vinceranno sempre sulle belle balle dei governanti. Ma queste sono parole sterili che al massimo noi usiamo per fare ironia.
C’è invece una situazione reale da affrontare: quella di un turismo sulla costa del Kenya abituato da trent’anni a numeri che oggi non possono essere raggiunti e che mettono in crisi non solo gli imprenditori, ma soprattutto migliaia di lavoratori locali che dipendono dagli hotel, dai ristoranti e dall’indotto che significa fornitori di ogni bene associato alla presenza cospicua di stranieri.
Senza turismo la costa del Kenya rischia di trovarsi in gravi problemi di sussistenza per la propria popolazione, che si sommerebbero a situazioni già problematiche da tempo.
Non siamo abituati a piangere sul latte di cocco versato, ma a cercare soluzioni.
Purtroppo, nel momento in cui finalmente il Governo italiano si muove, non arrivano segnali altrettanto lusinghieri dalle istituzioni locali.
Il Ministero del Turismo keniano sa da mesi e mesi che la categoria degli operatori turistici dovrebbe già essere stata inserita nelle priorità delle vaccinazioni ma più che qualche lodge di lusso del Maasai Mara e guide turistiche collegate, non è stato fatto. Le Contee come quella di Kilifi che grazie al turismo non solo fanno respirare i propri cittadini ed elettori, ma raccolgono (come del resto lo Stato centrale) imposte e denaro “cash”, non danno segnali.
L’unica soluzione attuabile nel breve per riportare il turismo “dei numeri” in Kenya, senza dover attendere il lentissimo processo vaccinale che attualmente segnala il ridicolo 3% degli immunizzati e (in attesa dei ventilati milioni di dosi J&J) ha in casa non più di 1 milione di fialette, è quella di creare delle “bolle” covid-free per riempire almeno gli hotel quest’inverno.
Come fare?
Innanzitutto, come premesso, bisogna vaccinare nel più breve tempo possibile chi lavora nel turismo. Tra aeroporto di Mombasa e destinazioni come Watamu e Malindi almeno 10 mila persone.
Creare un canale di sicurezza che imponga a chi arriva, munito di Green Pass ovviamente, di utilizzare solo transfer organizzati dalle strutture che hanno aderito all’iniziativa e che si affidano a liberi professionisti (driver, guide ecc...) con certificato vaccinale.
Come si legge nei carteggi del nostro Ministero, le vacanze dovranno consumarsi quasi esclusivamente nelle strutture e nel caso di escursioni (compresi i safari) dovrà essere garantita la “bolla sanitaria”.
Questo è l’unico modo per ripartire, non è un granché lo sappiamo e niente sarà mai più come prima. Ma lamentarsi, abbaiare e fare i “no tutto” servirà a ben poco.
O meglio, potrà contribuire all’estinzione di Malindi e Watamu come mete turistiche internazionali.

TAGS: destinazioni kenyaturismo kenyabolla kenyacorridoio kenyagreen pass kenya

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