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Maggio 2015

Tutte le notizie del mese

01-05-2015 di redazione

Un avvocato keniano chiede in sposa la figlia di Obama: offre mucche, capre e pecore
Con tutte quelle che si sentono al mondo, la storia dell'avvocato keniano Felix John Kiprono ha dell'incredibile ma fa anche sorridere, per quel misto di ingenuità, purezza e paraculaggine che spesso identifica i cittadini del Paese africano in questione.
L'avvocato di Nairobi, ha inviato una lettera aperta alla Casa Bianca, pubblicata dal quotidiano nazionale "The Nairobian", nella quale chiede ufficialmente al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, nientemeno che la mano della sua figlia sedicenne Malia.
“Mi sono interessato a lei nel 2008 e da allora non ho frequentato nessuno e ho presso di esserle fedele: ho condiviso il mio sentimento con la mia famiglia, che è stata disposta ad aiutarmi a raccogliere i soldi della dote”.
Da notare che nel 2008 Malia Obama aveva solo dieci anni. 
Ma per l'avvocato di etnia kalenjin non si è trattato di un pensiero impuro, né interessato, data la condizione sociale ed economica della prescelta.
“La gente può pensare che corra dietro al denaro della famiglia, ma il mio amore è sincero”. 
La figlia del primo presidente statunitense di colore, di origine keniota, è stata valutata da Kiprono ben 50 mucche, 70 pecore e 30 capre. L'avvocato ha pensato anche al luogo della richiesta di fidanzamento, le colline davanti al suo villaggio natio in terra Kalenjin. Una cerimonia semplice, senza fasti né champagne, ma carne di bue e "mursik", una bevanda fermentata locale.
Kiprono ha espresso il desiderio di approfittare della prossima visita di Obama in terra keniana, la prima da quando è stato eletto presidente, per stringere l'accordo che lo vedrebbe andare all'altare con la figlia.
Kiprono ha anche ammesso che vorrebbe portare Malia nel suo villaggio e vivere lì con lei. “Le insegnerei come mungere una mucca, cucinare l’ugali (una zuppa di mais, ndr) e preparare il mursik come fa ogni donna Kalenji”.(31/05/2015)

Tra Kenya e Al Shabaab è guerra triste anche sui numeri
Dei venticinque poliziotti che le milizie somale di Al Shabaab hanno proclamato di aver ucciso con un'autobomba l'altroieri, solo cinque risulterebbero colpiti, di cui due morti e tre feriti in modo grave.
E' l'effetto di una triste guerra di numeri che si aggiunge al già tragico conflitto che da tempo infiamma la zona di confine tra il nord est del Kenya e la Somalia occidentale, dove i manipoli di terroristi che ormai usano l'Islam come pretesto per la loro rappresaglia di matrice nazionalista all'invasione delle truppe dell'Unione Africana nel loro Paese. Ormai gli esseri umani in quella zona dimenticata da qualsiasi Dio, sono semplicemente numeri di bare di cui vantarsi o da smentire.(30/05/2015)

Incendio al dormitorio femminile: distrutto edificio a Watamu, ma nessun ferito
Un improvviso incendio divampato martedì sera ha distrutto un dormitorio femminile di Watamu, nel quartiere di Dabaso, per cause ancora da verificare. 
Il "Ngala Memorial" ospita solo studentesse delle prime due classi delle scuole superiori. Al momento in cui sono divampate le fiamme, secondo alcuni testimoni, gli studenti stavano ancora terminando di studiare nelle apposite aule situate non lontano dall'edificio e per fortuna loro nessuna ragazza era già andata a dormire. 
Confermando l'incidente, il Town Manager di Malindi, Daniel Chome, ha detto che il dormitorio, che accoglie 67 studentesse, è stato completamente sventrato e che sono stati distrutti libri, uniformi, biancheria ed altri oggetti di valore.
Chome ha detto che un contingente di agenti di polizia, vigili del fuoco e residenti si è precipitato sul posto ed ha evitato che le fiamme si propagassero ad altri dormitori.
In particolare i vigili del fuoco sono arrivati ​​in tempo da Malindi prima che il fuoco potesse diffondersi ad altre aree nella scuola secondaria.
L'amministratore cittadino ha aggiunto che nessuno è rimasto ferito durante l'incendio e che soltanto tre studenti sono rimasti scioccati ma a loro è stato dato soccorso e si sono ripresi in breve tempo.
Tuttavia Chome ha esortato i genitori a mantenere la calma: "Il dipartimento dell'istruzione, gli insegnanti e il personale - ha detto - stanno facendo tutti gli sforzi possibili per garantire che l'attività scolastica torni presto alla normalità".
Il Capo della Polizia di Malindi (OCPD) Matawa Muchangi ha confermato l'incidente e ha dichiarato che sono in corso indagini approfondite sulla causa e sulle eventuali responsabilità.
(dal nostro corrispondente Charo Banda 29/05/2015)

Riapre l'Associazione Italiana della Kilifi County: un punto di riferimento per tutti
Una buona notizia per i residenti italiani di Malindi e della costa nord keniota.
E' stata riaperta l'Associazione Italiana della Kilifi County (ex Italian Resident Association).

Dopo la chiusura voluta dall'ex presidente factotum Silvano Celotto, che già aveva sospeso la pubblicazione della rivista "Pillole di Malindi", l'ufficio sito al G.A. Complex (People Bar & Restaurant, ex Kiwi) rischiava di sparire per sempre. 
Per fortuna, i residenti Giancarlo e Marina Cecchetti hanno dimostrato la volontà di non far morire un'associazione che negli anni ha dimostrato di poter essere di aiuto a tanti connazionali che hanno case, proprietà, interessi o semplicemente vivono o trascorrono parte del loro tempo a Malindi e dintorni. Nell'ultima annata la tassa d'iscrizione era lievitata troppo e gli iscritti sono scesi a 31, dopo alcuni anni in cui i soci erano più di 200. 
Ma l'intenzione dei nuovi coordinatori è quella di riportare l'iscrizione annuale tra in 2000 e i 3000 scellini, in modo da poter tornare ad offrire servizi importanti a più persone e costituire un punto di riferimento alternativo ma allo stesso tempo complementare alle istituzioni.
Tra i propositi dell'associazione, oltre a mantenere l'ufficio-negozio in Lamu Road, e costituire una sorta di "centro informazioni", c'è anche quello di creare una sorta di agenzia di servizi e collocamento, consigliando ogni tipo di manovalanza specializzata o non e raccogliendo curriculum di lavoratori locali. L'ufficio continuerà comunque ad offrire anche consigli su questioni riguardanti la casa e i regolamenti, le leggi e le tasse in Kenya, e come comportarsi nella quotidianità o con le istituzioni.
"Indiremo un’Assemblea con gli attuali iscritti - spiega Marina Cecchetti a Malindikenya.net - aperta a chiunque voglia partecipare ad agosto per votare i nuovi membri del comitato ed esporre il nostro progetto". 
L’ufficio in questi giorni è aperto dalle 9 alle 12.30 e rimane chiuso il lunedi fino a Luglio (data la contemporanea chiusura del "People" che assiste chi ne ha bisogno, in assenza di personale nell'attiguo spazio dell'Associazione).
Tornare ad associarsi, in questo periodo, ha un valore doppiamente importante. Non servirà solamente a mantenere uno spazio comune dove ognuno di noi può apportare il suo contributo (pensiamo ad esempio ai libri, la piccola biblioteca italiana, o anche ai dvd ed altri elementi di cultura, svago o interesse), ma anche a costituire una voce unica quando ve ne fosse il bisogno, di fronte ad azioni comuni da portare avanti. Per informazioni potete chiamare il Tel. 0733795325(28/05/2015)



Guerra al confine con la Somalia, uccisi 25 poliziotti keniani
Seppur circoscritta al confine con la Somalia e spostata a nord Est rispetto a Garissa, ora più sicura e presidiata dall'esercito keniano, la battaglia con i miliziani del movimento islamico radicale somalo Al Shabaab infiamma il deserto a nord est del Paese. Ieri venticinque poliziotti keniani sono rimasti vittima di un attentato. Un'autobomba è esplosa sul mezzo che li trasportava nella zona di Yumbis, in una zona inospitale un centinaio di chilometri a nord di Garissa.(27/05/2015)

Tratta di zanne e pelli animali con l'Asia, polizie speciali keniane a caccia di un contrabbandiere
Una task force di agenzie governative i è alle calcagna del direttore della società che ha esportato un carico d'avorio e corna di rinoceronte, valutato oltre 570 milioni di scellini kenioti. Il sequestrato del carico è avvenuto martedì scorso a Singapore, dentro un container che conteneva foglie di té.
Il direttore Samuel Jefwa è irrintracciabile, ma si crede possa essere nascosto in Uganda.
Jefwa è ricercato dalla polizia speciale keniota "CID", nonché dal Kenya Wildlife Service, dagli agenti della Commissione anticorruzione e dai Flying Squad. Jefwa è presumibilmente fuggito in Uganda dopo che la polizia ha fatto irruzione nel suo ufficio di Mombasa. Non è ancora chiaro in quale fase del confezionamento delle foglie di té all'interno del container, sia stato aggiunto il materiale di contrabbando.(26/05/2015)

Giornata mondiale della Tartaruga, a Watamu uno dei più importanti centri per la salvaguardia
Oggi si celebra la giornata internazionale della salvaguardia delle tartarughe marine ed è l'occasione per ricordare che a Watamu dal 1998 esiste uno dei centri specializzati nella protezione dei simpatici animali marini. La "Local Ocean Trust", organizzazione no profit che ha fondato il centro di recupero, è formata da 13 operatori che lavorano tutto l'anno vigilando su una cinquantina di nidi e prendendosi cura delle tartarughe ferite o avvelenate, per poi riportarle in mare una volta guarite. 
Da 1366 tartarughe salvate nel 2011, si è passati attraverso un progressivo miglioramento, a 1627 lo scorso anno. Tenendo conto che solo il 15% degli animali che arrivano all' "ospedale" riesce a salvarsi, è facile farsi un'idea di quante tartarughe in fin di vita vengano ritrovate ogni giorno e portate di corsa a Watamu.
Il centro non si occupa solo di curare e rimettere in mare gli animali, ma anche di sensibilizzare la popolazione locale a rispettarli, partendo proprio dall'educazione degli adulti di domani e collaborando, con visite guidate e laboratori, con bel 30 scuole elementari del Kenya. Il programma di sensibilizzazione al rispetto dell'ambiente coinvolge anche 400 pescatori, ai quali i volontari spiegano quanto possano essere pericolose per le tartarughe le reti a strascico o gli ami, e quanto esse siano importanti per la biodiversità e la ricchezza del pianeta. Ovviamente, essendo l'inquinamento una delle principali cause di morte per questi animali, i volontari del centro si occupano anche di ripulire le spiagge e il mare dai rifiuti, e con bottiglie, buste e altri oggetti di plastica (spesso ritrovati proprio nella pancia delle tartarughe) realizzano oggetti che poi vengono rivenduti per finanziare le attività dell' "ospedale".
Esistono al mondo 7 specie di tartarughe marine (5 delle quali si riproducono proprio in Kenya) e tutte sono a rischio di estinzione: la liuto (Dermochelys coriacea), la tartaruga verde o tartaruga franca (Chelonia mydas), la tartaruga comune (Caretta caretta), la tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata), la tartaruga di Kemp (Lepidochelys kempii), la tartaruga olivastra (Lepidochelys olivacea), la tartaruga a dorso piatto (Natator depressus).(25/05/2015)

La suora italiana Irene Stefani è stata beatificata in Kenya. Grande festa a Nyeri.
E' stata celebrata lo scorso fine settimana a Nyeri, cittadina a nord di Nairobi, la beatificazione della suora italiana Irene Stefani. 
La beatificazione era stata decisa mesi fa da Papa Bergoglio, insieme a quella di altri uomini e donne di chiesa di tutto il mondo. 
Per il Kenya si è trattato di una cerimonia storica e senza precedenti, tanto che migliaia di pellegrini e credenti sono giunti da tutto l'Est Africa. Anche il Presidente del Kenya Uhuru Kenyatta ha voluto presenziare alla cerimonia, officiata dall'Arcivescovo di Dar Es Salaam, Polycarpo Pengo.
Suor Irene Stefani era nata ad Anfo, sul lago d'Iseo in provincia di Brescia, e visse in Est Africa dal 1915 al 1930, quando si ammalò curando gli appestati di Nyeri. La missionaria della Consolata era conosciuta dalla gente del posto come un'indomita infermiera sempre pronta ad aiutare gli altri, per questo prima ancora che fosse in odore di santità, in maniera naturale era chiamata dalla popolazione delle pendici del Monte Kenya, "Nyaatha", che in lingua kikuyu significa proprio "La santa". Dopo l'annuncio delle autorità delegate dal Vaticano a rappresentare il Papa, i fedeli hanno fatto visita alle reliquie della Santa, che sono custodite nella cappella del villaggio di Mathari, alle porte di Nyeri, dove Irene Stefani operava. Le preghiere e l'afflusso di fedeli sono proseguite fino a tarda notte, con veglie e processioni.
Ieri infine è stata celebrata una giornata di festa, con processioni e una Santa Messa in memoria della suora missionaria italiana. Da oggi il sacrario è aperto a tutti i fedeli e le istituzioni locali si augurano che Nyeri possa diventare una delle più importanti mete di pellegrinaggio in Africa. La storia e la dedizione di Suor Irene non devono essere dimenticate e insegnano quanto l'impegno, la devozione e l'amore per il prossimo siano peculiarità di cui gli italiani hanno fatto dono nei Paesi più poveri del mondo e per cui spesso hanno pagato con la loro stessa vita. Un insegnamento che in tempi come quelli che stiamo vivendo, pregni di pregiudizi e diffidenza nei confronti del prossimo, specialmente se è povero, disperato e senza dimora, non può che fare bene.(24/05/2015) 

La Malindi delle piogge, tra problemini e restyiling
Solo chi vive in Kenya tutto l'anno puà conoscere la vera Malindi, quella della stagione delle piogge. Una Malindi quieta, semideserta, più accessibile umanamente ma molto meno per quanto riguarda strade, quartieri periferici e slum. 
Ad ogni acquazzone il rischio che manchi l'energia elettrica è più concreto di un piatto di polenta con gli spinaci, e gli allagamenti provvisori non si contano, in attesa che all'uscita del primo sole, tutto torni (quasi) come prima, grazie alla sete atavica della terra africana, che restituirà tutto sotto forma di fiori e frutti. In questi giorni sono bastate 48 ore di acqua ininterrotta dal cielo, e la rotonda d'accesso alla cittadina, il famoso "Roundabout" della Total, com'è conosciuto da tutti, si è completamente allagato, rendendo quasi impossibile il transito delle autovetture, specialmente le berline e i Tuk-tuk. La situazione si è rivelata leggermente meno proibitiva nelle altre arterie principali e sulla Casuarina, grazie soprattutto ai nuovi tombini messi dalla Kilifi County e forniti di coperchio (questa volta in cemento, perché com'è noto quelli di ferro venivano regolarmente asportati...). Altre buone notizie arrivano dal Town Manager Daniel Chome: due giorni fa sono arrivati a Malindi altri due camionette dei pompieri provviste di taniche d'acqua ancora più capienti dei precedenti, per far fronte alle emergenze di una cittadina in continua espansione. Nei giorni scorsi sono stati anche riparati molti dei lampioni danneggiati o guasti in Mijikenda Road, Baobab Road e lungo la Malindi-Mombasa in direzione dell'aeroporto. Sul fronte dei lavori per l'allargamento della pista dell'aeroporto internazionale, invece, nessuna novità. Kilifi County e KAA sono in attesa di trovare una strategia di ricollocazione dei legittimi proprietari di terreni e case nella zona che dovrà essere utilizzata per permettere allo scalo malindino di poter accogliere i grandi Boeing per i voli diretti con qualsiasi destinazione mondiale. Tutto invece sarebbe già pronto, come rivelato dal nostro portale nelle scorse settimane, per ricevere comunque voli internazionali con velivoli più piccoli ma comunque affidabili e in grado di portare fino a 200 viaggiatori per volta, come i nuovi Boeing 737 che recentemente anche la compagnia di bandiera keniota Kenya Airways ha acquistato.(23/05/2015)


You Khanga, la moda italo-keniota che aiuta i bimbi di Mambrui
Un'altra estate italiana all'insegna delle creazioni di "You Khanga", scarpe ed accessori creati da due "malate d'Africa" che ora hanno deciso anche di aiutare, con parte dei proventi delle vendite delle splendide scarpe disegnate con i tessuti tipici delle "mama" della costa keniana, gli orfani di Mambrui.
“La nostra volontà fin dall’inizio è stata quella di impiegare una parte dei proventi della linea You Khanga in progetti di beneficenza legati alle donne ed i bambini del Kenya - spiega al Corriere della Sera Veruscha Rossi, che insieme con la cognata Benedetta Ceppi, ha recentemente lanciato una linea di scarpe e borse che combina tessuti coloratissimi africani con design italiano.
“Abbiamo scelto di sostenere l’orfanatrofio Asante Sana Roberto di Mambrui che ospita una novantina di bambini, perché conosciamo molto bene le persone che lo gestiscono.”
La storia di questa Mompreneur, o Mammimprenditrice, comincia nel paesino maremmano di Capalbio, dove la famiglia gestisce il noto ristorante ‘Il Frantoio’. 
"Ho avuto la fortuna di rimanere alcuni anni in Kenya - racconta sempre Veruscha - e guardando le donne kenyote che usavano i khanga per vestirsi, per portare i bambini e per fare tante altre cose ho pensato che poteva essere interessante creare degli oggetti con quel rettangolo di stoffa.”
Dopo qualche anno dal ritorno in Italia, con la cognata stilista anche lei molto legata all’Africa la creativa ha deciso di creare la linea "You Khanga".
“Sono rimasta incantata dalla vivacità dei colori e dalla bellezza delle fantasie di questi tessuti. E in Italia abbiamo ottenuto un buon riscontro sia dal pubblico, che dalla stampa. Siamo molto soddisfatte.”
L’ideatrice del brand è piena di entusiasmo ed è particolarmente appassionata della parte creativa. Per quanto riguarda invece la diffusione, il prodotto è studiato e rifinito in Italia e destinato a un mercato di medio-alto livello. La nuova collezione primavera-estate si propone quest'anno anche con scarpe e sandali con tacco.
Una linea che, oltre che vestire con eleganza, continuerà a portare sostegno e speranza agli orfani di Mambrui.(22/05/2015) 

Superati 4000 "like" su Facebook, un grazie ai lettori di Malindikenya.net
Un traguardo importante raggiunto e superato dal nostro portale. 
Sono più di 4000 i "like", ovvero le adesioni, alla pagina facebook www.malindikenya.net.
Ogni giorno le notizie che diamo da ormai sette anni quasi quotidianamente, vengono ribattute sulla pagina del social network più frequentato del mondo. In questo modo diamo la possibilità ai lettori di commentare gli argomenti e di offrire il loro contributo, si spera sempre costruttivo, alla causa di Malindi, Watamu e del Kenya in generale. 
Chi ama, frequenta o ha interesse verso l'Africa, il Kenya e specialmente la sua fascia costiera, non può non frequentare il nostro portale che riferisce, offre spunti e da spazio a tutto quello che riguarda, nel segno del turismo, dell'immagine e della passione, il Paese in cui molti italiani come noi hanno deciso di vivere.(21/05/2015)

Un film di Angelina Jolie sul keniota Richard Leakey, creatore del KWS
Un film hollywoodiano racconterà l'avventurosa vita del paleoantropologo e creatore del Kenya Wildlife Service Richard Leakey, nativo keniano figlio di britannici che proprio qualche settimana fa, a 71 anni, è stato rinominato dal Presidente del Kenya Uhuru Kenyatta presidente del maggior organo governativo di salvaguardia della fauna selvaggia in Kenya. Sarà la nota attrice Angelina Jolie, innamorata da tempo dell'Africa e coinvolta in prima persona in progetti sociali e di lotta al bracconaggio, ad occuparsi della regia. Si vocifera che potrebbe essere addirittura suo marito Brad Pitt ad interpretare Leakey, mentre la sceneggiatura, liberamente tratta da due libri del coraggioso keniano (One Life, The autobiography e My battle to save the african elephants), è stata scritta da Henry Roth, premio Oscar per "Forrest Gump" e amico della coppia di Hollywood. Il film, dal titolo provvisorio "Africa" è improntato soprattutto sulle battaglie di Leakey per salvare gli elefanti.
Richard Leakey, negli anni settanta, lavorava per il Museo Archeologico del Kenya e, insieme alla moglie, fu artefice di importanti ritrovamenti nel campo della paleoantropologia, compreso quello di Lucy, il più antico ominide mai apparso sulla terra. Ma il suo amore per gli elefanti e per i parchi nazionali, lo portò all'inizio degli anni Ottanta a chiedere ed ottenere dall'allora presidente keniano Daniel Arap Moi, di fondare un organismo governativo indipendente che si potesse occupare autonomamente della salvaguardia dei parchi, della natura e degli animali.
Da qui parte la sua lotta contro il bracconaggio e il contrabbando d'avorio, ma anche quella difficile contro l'ignoranza e gli interessi politici o tribali che rendevano difficile l'attenzione nei confronti di uno dei più grandi patrimoni naturalistici del mondo.
Così Leakey si è visto negare la completa indipendenza, in quanto i rangers armati non potevano dipendere da un ente che non fosse comandato dal Ministero della Difesa, poi ha subito un attentato sull'aereo che lui stesso pilotava, rimettendoci l'uso degli arti inferiori, e lunga è stata la sua lotta contro i Maasai per la tutela delle riserve del Maasai Mara e le usanze della tribù più famosa del Kenya, come quella di uccidere un leone come rito di iniziazione del "moran" (giovane guerriero) per diventare adulto. Per non parlare di politici corrotti e collusi con la mafia del contrabbando di avorio e pelli pregiate, e la diffidenza del Presidente Moi che, pur conoscendo l'onestà intellettuale dello studioso, non poteva permettersi di lasciargli troppe libertà, temendo addirittura un possibile colpo di stato del corpo forestale, una volta armato.
Leakey però negli anni ha ottenuto importanti, unici e significativi risultati, come la recinzione e la mappatura dei parchi nazionali del Kenya, esempio unico al mondo, poi imitato in parte dal Sudafrica, e come l'utilizzo di elicotteri con mitragliatori per stroncare il bracconaggio sul territorio.(20/05/2015)


Ventidue marinai di Gibuti tratti in salvo dai pescatori di Malindi
Ventidue marinai di un'imbarcazione andata a sbattere contro la barriera corallina al largo di Malindi a causa di un'avaria ai motori, sono stati tratti in salvo dai pescatori di Malindi che, con i loro mezzi, sono accorsi alle grida dell'equipaggio. La nave mercantile era salpata dal porto di Mombasa e l'intenzione era quella di raggiungere il porto di Gibuti. "I nostri pescatori - conferma il responsabile del Beach Management di Malindi, Mohamed Abdala Shikeli - hanno risposto velocemente alle richieste del capitano dell'imbarcazione e del suo equipaggio. Il natante trasportava tabacco, té, sale, zucchero e patate". La polizia sta ora investigando sul carico e sulle persone a bordo dell'imbarcazione". (dal nostro corrispondente Charo Banda 19/05/2015)

Alla beatificazione keniana della suora italiana ci saranno anche le "Boccadirosa"
Come in una celebre canzone del poeta Fabrizio De André, in Kenya, tra una settimana, l'amore sacro e l'amor profano sfileranno insieme.
E' tutto pronto nella cittadina di Nyeri, a nord di Nairobi, per la beatificazione di Suor Irene Stefani, la missionaria italiana morta di peste nel 1930 per aiutare centinaia di keniani affetti dal terribile morbo, e santificata ora dal Vaticano. Un evento senza precedenti per il Kenya, che avrà la sua prima santa in territorio keniano e vedrà Nyeri trasformarsi in un luogo di culto come pochi in Africa. Per la beatificazione, prevista per il prossimo venerdì 22 maggio, sono previsti migliaia di pellegrini da tutto il mondo, oltre che turisti e cristiani dal Kenya e dal resto del Continente Nero. La cittadina si sta predisponendo, prevendendo il grande afflusso di persone, ma intanto giunge dal quotidiano nazionale The Star anche una notizia a suo modo curiosa. Tra i tanti keniano che hanno prenotato gli hotel di Nyeri e dintorni si sarebbe notato anche un gran numero di "malaya", ovvero le lucciole indipendenti, che esercitano il mestiere più antico del mondo, di quando sicuramente non c'era ancora il cristianesimo. Le "Boccadirosa" africane sono pronte a portare il loro carico d'amore nel paese, ma come dall'alto una freccia scocca, la notizia è già passata veloce di bocca in bocca. C'è chi si indigna, chi fa finta di niente e chi prevede un incremento di visite.
"Anche i credenti hanno bisogno di coccole" è stato il commento di una di loro, intervistata da una emittente locale. Intanto il parlamentare della circoscrizione di Nyeri, John Marete, ha ammesso che la città è piena di “volti nuovi”, mentre un prete cattolico locale ha invitato la popolazione a “vivere lo spirito della beatificazione senza farsi distrarre da cose terrene”.(17/05/2015)

In Kenya ci sono anche i "Big 5" dell'Oceano Indiano
Anche l'Oceano Indiano ha i suoi "Big 5". Non è solo la savana del Kenya a poter attrarre i turisti di tutto il mondo con il fascino della sua natura selvaggia ed il carisma dei suoi animali, e a poter sfoggiare la "Top 5" dei più amati, cercati, catturati fotograficamente o con video. 
Se Sua Maestà il Leone, con il Leopardo, il Rinoceronte, l'Elefante e il Bufalo sono i Re dei parchi nazionali nel cuore del Kenya, anche le riserve marine di Watamu e Malindi possono vantare i loro "Big 5". 
La Watamu Marine Association ricorda che si potrebbe scegliere tra oltre 10 varietà di delfini e altrettante di balenottere. Per semplificare e rendere la ricerca degli amanti di diving, snorkeling e gite in barca, ricordiamo la classifica dei più visti al largo di Watamu: svettano ovviamente i delfini equatoriali (quest'anno particolarmente presenti e guizzanti, e sono stati anche avvistati i delfini striati, i delfini "naso a bottiglia", i delfini gibbuti), seguiti dalle tartarughe marine (che sulle spiagge di Watamu, Mida, Mayungu e Malindi Marine Park vanno a deporre le uova), dalle Megattere (Humpbacks) le cui spettacolari piroette al largo della barriera corallina sono rare ma emozionano particolarmente e le balene (Whale, presenti nell'Oceano Indiano le balenottere nane, ma anche le temibili orche assassine), che non è assolutamente facile avvistare, ma che ogni tanto appaiono specialmente al largo di Mambrui. Il quinto della grande famiglia marina del Kenya è colui che speriamo sempre di non incontrare, se non a bordo di un'imbarcazione ben protetta, ovvero lo squalo. Ne esistono svariate tipologie, anche se è sempre più raro avvistare il più temuto, il fantomatico squalo bianco. Nelle coste tanzaniane, ma con le correnti qualche esemplare potrebbe apparire anche da noi, alberga infine l'antico e particolare Dugongo, un delfino-balenottero tanto simpatico a vedersi quanto scorbutico. Senza contare le mante, i pesci vela ed altre specie conosciute, pregiate soprattutto dal punto di vista culinario, il "parco" ittico di fronte a Malindi e Watamu offre sicuramente fantastiche escursioni.(15/05/2015) 

Euro più forte sullo scellino keniota, le vacanze convengono di più
Euro più forte, il Kenya torna ad essere più conveniente per gli italiani, in vista della stagione estiva.
Dopo un'inverno all'insegna dello scellino keniano forte e stabile, grazie a un'economia in crescita e a un PIL considerevole, ma anche per via della crisi europea, la primavera registra una certa ripresa della moneta europea, che recupera anche nei confronti del dollaro.
Così il Kenya torna ad essere più conveniente per una vacanza e per le permanenze lunghe, ma anche per gli acquisti di immobili o di altri beni, da parte di chi vorrebbe investire o trasferirsi all'equatore. Era da ottobre 2014 che la moneta unica europea non raggiungeva quota 109 e il trend, secondo gli esperti locali, è ancora a salire, quindi si potrebbe pensare anche di tornare a quella quota 113 che manca da quasi dodici mesi. Importante anche in chiave turistica un euro più forte, perché può facilitare un possibile sconto sul visto turistico, operazione sulla quale sia la Kenya Tourist Federation che l'associazione Malindi Watamu da tempo insistono e su cui anche l'agenzia Grayling ha annunciato farà il possibile per convincere il Governo keniano. Intanto le operazioni economiche del Paese africano fanno pensare a nuovi investimenti e quindi ad opportunità da sfruttare nell'immediato futuro. 
Il Kenya ha ricevuto un prestito di circa 700 milioni di dollari da parte del Fondo monetario internazionale (Fmi). 
Secondo il quotidiano di Nairobi ”Business Daily” il Governo keniano potrebbe utilizzare questi fondi già nella prima metà di quest’anno. Secondo il quotidiano la decisione potrebbe servire ad evitare il ripetersi della crisi che ha colpito l’economia keniota meno di tre anni fa. All’inizio di quest’anno il Fmi ha approvato il mega prestito di emergenza in favore del Kenya con l’obiettivo di far fronte ai possibili shock economici.(14/05/2015)

L'esempio dell'aeroporto di Mykonos, internazionale piccolo e operativo come Malindi
Quando si parla di Malindi come aeroporto internazionale in grado di movimentare un buon traffico di voli diretti provenienti dall'Europa e da destinazioni africane o del Medio Oriente, c'è sempre qualcuno che mostra scetticismo. Forse perché siamo in Africa, e c'è una tradizione di infrastrutture carenti, di cose fatte a metà e di organizzazione approssimativa. In Kenya però, specialmente guardando a Nairobi e alla Rift Valley e anche ai tempi recenti, la tendenza si sta invertendo e la speranza di molti imprenditori e di tutti quelli che lavorano e guadagnano grazie al turismo è quella di avere presto un aeroporto che renda le località turistiche di Malindi e Watamu indipendenti rispetto a Nairobi e soprattutto rispetto a Mombasa.
Eccovi un esempio di aeroporto con pista lunga quanto quella di Malindi, che in stagione turistica riceve velivoli da tutto il mondo! 
Si tratta dello scalo internazionale dell'isola di Mykonos, in Grecia. 
L’aeroporto di Mykonos (JMK) si trova a circa 4 chilometri dal centro di Mykonos Città ed è raggiungibile in circa 10 minuti in auto.
L’aeroporto della più vivace isola dell’arcipelago delle Cicladi è piuttosto piccolo ma gestisce numerose rotte internazionali, soprattutto nel periodo estivo, e voli nazionali giornalieri.
I collegamenti da e per l’aeroporto di Mykonos sono gestiti durante l’anno soprattutto dalle compagnie di bandiera greche, Olympic Airlines e Aegean Airlines, ma in estate sono le compagnie aeree straniere a movimentare lo scalo.
L’edificio è moderno e conta due terminal passeggeri, un terminal merci e una caffetteria. Non c'è niente di più e nulla di più avveniristico o tecnologicamente più avanzato che a Malindi. Mykonos movimenta oltre 160.000 turisti per via aerea all'anno, portando quei Boeing 737 che potrebbero atterrare a Malindi anche domani. Un numero del genere di turisti risolverebbe tutti i problemi dell'industria delle vacanze nella Kilifi County e darebbe lavoro e prosperità a tanti keniani con cui anche gli italiani hanno a che fare.
Non c'è che adoperarsi affinché tutto questo avvenga e sperare che il famoso "pole pole" africano per una volta faccia eccezione.(12/05/2015) 

I tour operator francesi tornano a scommettere sul Kenya
La Francia "riabilità il Kenya" e riporta il turismo nel Paese africano. "Il Kenya è una meta turistica sicura" è il verdetto stilato dai rappresentanti dei 20 principali Tour Operator transalpini, che hanno approfittato di un incentive in terra keniana per riscoprire le meraviglie del Maasai Mara e rendersi conto di quanto le mete turistiche, compresa la costa, non sono in minima parte toccate dalla crisi somala e tantomeno dalle dispute tribali a nord. Anche per questo motivo, oltre a dissuadere il proprio governo dall'emettere comunicati denigratori nei confronti del Kenya, la compagnia di bandiera keniana Kenya Airways ha deciso di riaprire i voli diretti Parigi-Nairobi. Per il presidente dell'Unione Mondiale degli Operatori Turistici "già da quest'anno il kenya potrà riprendersi e tornare ad avere un buon introito dal settore del turismo. Lo ha sempre avuto e meritato, non possono essere alcuni episodi, per quanto gravi e spiacevoli, a mutare il panorama turistico di uno dei Paesi più attraenti del mondo".(10/05/2015)

Kerry, viaggio in Kenya da parte di Obama e aiuti per non smantellare Dadaab
Un viaggio "a sorpresa" quello che ha portato il Segretario di Stato John Kerry a visitare, tra gli altri paesi, Kenya, Somalia e Djibouti nei primi di maggio ed ancora in corso, mentre scriviamo.
Un poco meno "a sorpresa" è giunto l'annuncio dell'Amministrazione Obama di un sostegno (US$ 100 milioni) per puntellare il Kenya nel rafforzare la sicurezza delle sue frontiere.
Il 28 aprile scorso il Washington Post aveva pubblicato la notizia della minaccia del governo keniota di smantellare il più grande campo di rifugiati del mondo, quello di Dadaab, gettando nel panico le 350.000 persone attualmente ospitate e le organizzazioni umanitarie internazionali che vi operano.
Il motivo della minaccia era dovuto alla necessità di garantire la sicurezza nazionale del Paese non in grado di fronteggiare con successo la presenza nel campo di militanti di al-Shabab, il gruppo estremista somalo che aveva rivendicato l'assassinio di 148 ragazzi dell'università di Garissa lo scorso mese. Giova ricordare che il campo situato a Dadaab è vicino alla frontiera con la Somalia e fu costruito in quella località 25 anni orsono per ospitare rifugiati di provenienza somala, a seguito delle crisi che si succedevano ininterrotte fin da allora nella vicina Somalia.
L'annuncio shock del presidente era stato pronunciato poco dopo la notizia secondo cui al momento il numero globale dei rifugiati e delle popolazioni che hanno dovuto abbandonare i territori di residenza aveva raggiunto al più alto numero dalla fine della seconda guerra mondiale, cui aveva fatto eco la notizia shock della morte dei 700 migranti nel Mediterraneo.
Nel corso della sua visita in Kenya, il Segretario di Stato Kerry ha incontrato oltre che rappresentanti del governo, a cominciare dal presidente Uhuru Kenyatta, anche esponenti dell'opposizione. A tutte le parti è stato chiarito il significato del finanziamento americano per la sicurezza, con l'obiettivo della condivisione dell'intelligence e la cooperazione per le attrezzature, la formazione del personale militare e di sicurezza, la strategia antiterrorismo.
Fra i tanti problemi da affrontare, di rilievo appare quello della realizzazione di una strategia a lungo termine che miri a sviluppare il processo di integrazione della minoranza somala per concludersi con la sua stabilizzazione.
Ecco dunque che accanto al sostegno finanziario diretto per la sicurezza, gli USA donerebbero 45milioni di dollari all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati per la protezione e l'assistenza dei 600mila rifugiati in Kenya.
Le notizie e le proposte di Kerry in Kenya hanno, però, incontrato anche richieste esplicite, come quelle di una presenza diretta di USA e Gran Bretagna in Somalia. (tratto da "italiani.net")(08/05/2015)

Kenya Airways, ecco i nuovi boeing per il volo diretto Italia-Malindi
Kenya Airways, la compagnia di bandiera del Kenya, prepara la nuova stagione dei trasporti aerei, nell'ottica di invogliare il turismo a tornare a frequentare uno dei Paesi africani più ambiti dalla clientela internazionale. Così nei giorni scorsi i manager di Nairobi hanno concluso l'acquisto con una società irlandese, di due nuovi modelli di Boeing 737. 
Si tratta degli stessi veivoli che potranno tornare utile per la prevista, possibile apertura della tratta Milano (o Bergamo)-Malindi dal prossimo ottobre. Una coincidenza o una precisa strategia politica della Kenya Airways? Sicuramente l'idea di evitare a migliaia di turisti lo sbarco a Mombasa con conseguente "bagno di traffico" e le due ore di trasferimento verso le bianche spiagge di Watamu e i divertimenti di Malindi, non dispiace nemmeno ai vertici della compagnia aerea keniota, che potrebbe anche scegliere, come già fanno altre linee come Turkish, un "hub" unico in cui far convogliare poi altre coincidenze, in modo da creare una rete di possibilità per coinvolgere un numero crescente di viaggiatori.
Se Bergamo si è già proposta, tramite Marino Marini che presenterebbe volentieri il progetto, il Ministro del Turismo keniano in persona ha proposto Milano, mentre da Nairobi già precedentemente era rispuntata l'ipotesi Roma. 
In ogni caso, da oggi sappiamo che non solo l'Aeroporto Internazionale di Malindi è già pronto ed agibile per i Boeing 737, ma anche che ci sono velivoli belli e nuovi all'occorrenza. Arriveranno anche abbastanza turisti e villeggianti per convincere le compagnie ad atterrare qui? Secondo noi vale la pena fare un tentativo!(07/05/2015)

Bracconaggio a nord di Malindi: trovate pelli di leopardo e zanne di elefante
Pelli di leopardo e otto zanne d'avorio. Questo il bottino recuperato dalla polizia di Marereni, sessanta chilometri a nord di Malindi nel distretto di Kilifi, durante una retata ieri pomeriggio. Il Capo della polizia di Marereni John Kilokwe ha confermato l'arresto di tre persone sospettate di essere i contrabbandieri. L'operazione è stata possibile grazie alla soffiata di alcuni cittadini di Marereni che si sono resi conto del traffico nel loro villaggio. I tre sospettati saranno portati davanti al giudice appena l'investigazione della polizia locale, di concerto con il KWS, sarà stata portata a termine.(04/05/2015) 

Nel 2020 la strada Nairobi-Lamu che alleggerirà Malindi
Il progetto per il grande collegamento stradale alternativo da Nairobi a Lamu, che partirà dalla cittadella tecnologica di Konza, sulla Nairobi-Mombasa, ed attraverserà Makueni fino a Garsen, proseguendo poi fino a Lamu, darà nuovo impulso al commercio internazionale, perché collegherà in maniera veloce e sicura, senza passare dal confine con la Somalia, il nuovo porto di Lamu alla capitale, e allo stesso tempo alleggerirà il traffico su Mombasa, e anche quello costiero di tutti i mezzi che vanno verso nord e passano per Malindi. Anche i camion del sale, ad esempio, che intasano spesso Malindi, avranno più comodità ad utilizzare quella strada. Sono parole dell'ingegner Mike Mbuvi, riportate dal Daily Nation. Tempi previsti? Secondo fonti governative, 2020.(03/05/2015)

I gay del Kenya potranno difendere i loro diritti, storica sentenza dell'Alta Corte
Storica sentenza dell'Alta Corte di Nairobi. D'ora in poi gli omossessuali, gay e lesbiche del Kenya potranno riunirsi in associazioni senza scopo di lucro per la tutela dei loro diritti. 
"In Kenya, la Costituzione e lo Stato deve intervenire entro i confini di ciò che la legge consente. Motivazioni religiose non possono giustificare la limitazione di un diritto», hanno scritto nella loro sentenza i giudici Issac Lenaola, Mumbi Ngugi e George Odunga".
I giudici hanno anche invitato il Governo a rivedere le leggi restrittive sull'omosessualità in Kenya, che prevedono pene molto severe per effusioni in pubblico o per rapporti sessuali conclamati tra persone dello stesso sesso.(02/05/2015)

Masala, la violoncellista keniana che si fa strada a Cremona
Una storia di talento, grande volontà e desiderio di affinarsi in Italia, per poi tornare in patria e poter insegnare musica ai propri connazionali.
E' la vicenda della giovane violoncellista Masala Sefu, 24 anni e un recente passato come orchestrale nella Kenya National Youth Orchestra. 
Ha il nome di una spezia, Masala, ma ha deciso di dare un'aroma speciale alla sua vita attraverso le emozioni della musica. 
Nata a Nairobi dove ha iniziato a studiare lo strumento, fino a frequentare il locale conservatorio, non avrebbe avuto tante possibilità di migliorare nello studio del violoncello, senza potersi trasferire in Europa e frequentare uno stage. Una borsa di studio del Ministero degli Esteri italiano gliene ha data la possibilità e Masala è recentemente approdata a Cremona, patria degli strumenti ad arco, per un anno di perfezionamento presso il prestigioso Istituto Musicale "Luigi Folcioni". 
Il sogno di Masala, che oltre a seguire i corsi di violoncello si sta perfezionando in canto e solfeggio, è quello di poter tornare a casa ed essere pronta per insegnare musica ai suoi connazionali, per far crescere un movimento che con le nuove generazioni si sta affermando sempre di più. Obbiettivo già raggiunto da un suo connazionale che l'anno scorso ha vinto la medesima borsa di studio per l'Italia e che oggi è docente a Nairobi.(01/05/2015)

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