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Ci ha lasciati Morgan, mitico barman della Malindi d'oro

Il Covid ha servito "l'ultimo giro" ad un grande personaggio

12-11-2020 di Freddie del Curatolo

Un artista vero resta sul palco fino all'ultimo, fino alla fine. Gli togli il teatro, il set ed è finito.
Questo valeva anche per il bancone dietro a cui il grande Morgan si era esibito per una vita, fin da quando era ragazzo. Lo storico barman filosofo che per tanti anni è stato compagno di bevute, di chiacchierate e amico di tanti nella Malindi italiana, se n’è andato lontano dalle palme e dal sole che per molte stagioni, in Kenya e ancor prima in Sudamerica e Sardegna, lo avevano visto protagonista di una vita “al massimo”.
Fosse stato per me, Morgan non avrebbe mai dovuto lasciare quel palco naturale, quella fiction fatta di personaggi d’altri tempi con storie incredibili da raccontare che è stata e in parte ancora è Malindi.
Già allora, tre anni fa, avevo scritto un commiato che sembrava un “de profundis”.
Non lo era, perché da quando è partito Morgan ha vissuto tre sereni anni in Trentino ritrovandosi con il fratello, fino all’epilogo, a ottant’anni passati, in questo buio periodo dove si può salutare tutti con il Covid-19 ma non necessariamente per colpa sua.
La colpa è sempre del tempo, il maledetto virus ha offerto solo l'ultimo giro.
E il tempo è anche, fortunatamente, memoria.
Chi frequenta da tanto  Malindi lo ricorda negli anni mitici del Fermento, quando le serate non erano un’esclusiva di entreneuse e futuri innamorati, ma anche di chi trascorreva serate tropicali all’ombra di un cocktail preparato in grazia di Dio e alla luce artificiale di racconti di vite vere.
In questo senso Morgan era il “moderatore” perfetto, con la sua avventurosa esistenza alle spalle, dai cubalibre sull’Isla Margarita alle baldorie notturne con Enzo Jannacci a Milano, dalla carriera di pugile in giovane età, all’Africa abbracciata dopo altre avventure dal Friuli alla Sardegna.
Che fosse il più grande mago dei cocktail approdato a Malindi non è mai stato un mistero: per anni chiunque volesse un mojito sulla falsariga di quelli ordinati da Ernest Hemingway all’Avana o un daiquiri frozen che usciva dallo shaker come fosse stato prodotto in fabbrica, doveva recarsi al suo cospetto.
E lì poteva avere gratis la ciliegina (o l’oliva, a secondo della bevuta) di una battuta fulminante o di una perla di saggezza estemporanea.
Come scrissi alcuni anni fa nel volume “Malindi dall’Askari alla Zanzara”,
“Capitan Morgan, detto anche “Il pirata”, è un ex pugile dall’aria (ma solo l’aria, fate attenzione!) suonata, che ha una lunga militanza di banconi da bar, specie in Sudamerica. I suoi racconti notturni e le considerazioni fulminanti fanno ormai parte dell’immaginario notturno malindino”.
Ci sei mancato e già ti ricordavamo spesso con affetto.
Da oggi aggiungeremo anche un sorriso e un bicchiere sollevato in più.
Alla figlia Claudia e alla nipote Valentina un abbraccio speciale.

TAGS: italiani kenyabarman malindimorgan kenya

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