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5 motivi per non riaprire ora il Kenya

Oggi attesa la decisione del Presidente Kenyatta

06-07-2020 di redazione

Dopo aver espresso i 5 motivi per cui bisognerebbe riaprire il Kenya il 7 luglio 2020 (LEGGI QUI IL PRECEDENTE ARTICOLO) ecco le ragioni individuate da Malindikenya.net per l'eventuale estensione delle misure restrittive, di lockdown e coprifuoco.

5 MOTIVI PER NON RIAPRIRE ORA IL KENYA

- EVITARE IL COLLASSO SANITARIO: Che la Sanità keniana non fosse preparata a gestire una pandemia, specie vedendo altri Paesi più sviluppati che avrebbero dovuto esserlo e hanno faticato molto, era più che plausibile. Chiudendo in tempo, il Governo keniano in maniera intelligente ed apprezzata a livello internazionale, ha cercato di organizzarsi al meglio, con l’aiuto di donazioni e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Da un mese a questa parte c’è stata una stretta sulle Contee, accusate di non aver fatto abbastanza per garantire posti letto in isolamento, attrezzature e unità di terapia intensiva per essere pronti al picco dell’Africa Subsahariana, che l’OMS prevede per fine agosto. Continuare con le restrizioni permetterebbe di arrivare alla riapertura con situazioni migliori per gestire il periodo di discesa del virus, con presumibilimente migliaia di pazienti da curare.

- ORGANIZZARE AL MEGLIO LE CONTEE: Mentre Nairobi, con il lockdown ha cercato di limitare i danni e ha la possibilità di effettuare centinaia di tamponi ogni giorno (anche per questo i numeri di casi positivi sono sempre i più alti), nelle altre Contee, specialmente quelle delle aree rurali ma anche sulla costa, Mombasa a parte, la percezione del Covid-19 è ancora bassa. Tenere ancora chiuso permetterebbe alle singole Contee di migliorare le proprie strutture ed attivare campagne di controllo, prevenzione e sensibilizzazione e risolvere i problemi di malasanità che ancora oggi sono causa di tanti decessi. Anche nella Contea di Kilifi, ad esempio, operano molti giovani medici molto preparati che devono essere messi in condizioni di avere mezzi, laboratori ed assistenti adeguati per poter in futuro far fronte non solo a questa pandemia ed altre eventuali emergenze, ma anche alle situazioni complicate della quotidianità.

- RESPONSABILIZZARE I CITTADINI: Quasi ogni giorno, durante le conferenze stampa di aggiornamento Covid-19, i rappresentanti del Ministero della Sanità ricordano ai cittadini che quella contro il virus è una “battaglia nazionale” di cui loro dovrebbero essere i soldati, non un problema da risolvere. Tenere chiuso ancora un po’ dovrebbe poter costituire l’opportunità di chiamare i propri cittadini all’applicazione di tutte le norme per mostrare al Governo che è tempo di considerare la riapertura. Dopo aver fatto fronte all’emergenza e aver predisposto le strutture, è ora di concentrarsi sulla popolazione, dato in pochi rispettano non tanto gli obblighi, quanto le regole di buon senso, che non possono essere controllate, se non con blitz estemporanei e casuali: lavarsi le mani, mantenere le distanze e indossare mascherine.

- PROGRAMMARE IL DOPO COVID-19 CON CERTEZZA: Una riapertura immediata, con annuncio a poche ore dalla sua applicazione, secondo molti potrebbe portare al caos e ad una voglia di fare baldoria (come avvenuto anche tra i giovani in Italia, ad esempio) e a conseguenti agitazioni e disagi nel Paese. Repressione e povertà potrebbero aumentare i problemi e recare danni inaspettati. Per questo la situazione sarebbe più gestibile annunciando date certe, ma non immediate, per una riapertura graduale e indolore ma allo stesso tempo efficace e che tuteli le varie categorie. Ad esempio, prima le attività diurne, poi il coprifuoco due settimane dopo, prima i voli nazionali e poi quelli internazionali eccetera.

- UTILIZZARE LE DONAZIONI PER AIUTARE I VULNERABILI: Il Kenya ha ricevuto in questi mesi molti aiuti economici dalla Banca Mondiale, dagli Stati Uniti, dall’Europa Unita, dalla Cina e da svariati altri Paesi che hanno inviato contributi importanti per fronteggiare la crisi Covid-19. Alcuni di questi soldi sono finalizzati ad aiutare le fasce più deboli, altri ad attivare progetti sanitari alternativi o ad attrezzare gli ospedali pubblici. Grazie anche a queste donazioni, il Governo ha attivato un programma di distribuzione alimentare che di certo non può soddisfare tutti coloro che ne abbisognano. Restare in lockdown ancora un po’ potrebbe aiutare ad individuare tutti i cittadini che necessitano di aiuti e cure. Presupponendo controlli molto serrati e attenti per evitare dispersione e deviazioni dei fondi in tasche di chi di certo non ha problemi di approvvigionamento quotidiano.

TAGS: riapertura kenyalockdown kenyacoprifuoco kenya

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