L'angolo di Freddie

IRONIA

Il mzungu che parlava con gli ippopotami

"L'ippopotamo Wilma e gli esseri umani" (Prima Puntata)

05-08-2017 di Freddie del Curatolo

Ogni mattina, con una puntualità che è tutto fuorché africana, sulle rive del fiume Sabaki, proprio dove il mare viene ad abbeverarsi d'acqua dolce, un ippopotamo emerge dall'acqua argillosa.
Si tratta sempre dello stesso esemplare, anche se i vecchi del luogo assicurano che abbia almeno tre gemelle. 
E' una femmina adulta e, in quanto tale, solitamente astiosa ed efferata. 
L'ìppopotamo è vegetariano, ma nutre una cattiveria insensata (o forse no) nei confronti del genere umano che lo porta a masticare e sputare immediatamente dopo, disgustato, il poveretto che gli dovesse capitare a tiro. 
Pochi studiosi hanno convinto il mondo con una teoria credibile sull'odio dell'hippo per il genere umano. 
Alcuni sostengono sia per il fatto che non esiste una sana e ancestrale rivalità legata alla natura (non si tratta di due carnivori che possono contendersi le stesse prede o divorarsi a vicenda, all'uomo non piace la carne di ippopotamo né con la sua pelle ne ricava vesti o calzature, all'ippopotamo non piacciono i social network e la cocaina). 
Altri tirano in ballo la loro cocente delusione per essere stati esclusi dall’esclusiva classifica dei “Big 5”.
Una teoria più credibile rivela che potrebbe essere ancora incazzato per l'insulsa pubblicità dei pannolini che per decenni lo ha mostrato alle famiglie come un idiota bonaccione e incontinente.
L'ippopotamo di stanza sotto il ponte del fiume Sabaki, si chiama Wilma. 
A furia di essere cercato ed osservato da decine di turisti italiani, giorno dopo giorno, ha creato una sorta di linguaggio per il quale non è impossibile per un mzungu di Malindi decifrarne i pensieri.
L'ineffabile reporter di malindikenya.net, dopo anni di appostamenti silenziosi, ha fatto suo questo linguaggio di grugniti e mugoloni e finalmente è riuscito a intervistare Wilma. 
Ecco il sunto del primo dialogo assoluto tra un uomo e un ippopotamo.

MK - Buongiorno, Wilma!
W – Buongiorno un cazzo.
MK – Io vengo in pace…
W – Io invece non vengo fino a lì perché mi costa troppa fatica, altrimenti saresti nella merda.
MK – Come mai questo linguaggio sboccato?
W – Ma chi hanno mandato qui oggi, un chierichetto? Beh, comunque la prima cosa che si impara di una lingua straniera sono le parolacce, non è vero, cretino?
MK – Verissimo, signora, molto arguta. Posso esserle utile in qualcosa, Wilma?
W - “Ha mica del sedano? Lo uso indifferentemente come contorno e come stuzzicadenti. Vado pazza per il sedano. Non è che sono integralista, intendiamoci. Ogni tanto mi mangio anche qualche gambero di fiume. Una volta un turista vegano mi ha lanciato del tofu, una vera merda. Ho chiesto a un'aquila pescatrice di cagargli in testa e mi ha lasciato in pace”.
MK – Perché il suo disprezzo per la razza umana?
W - “Si è guardato bene, prima di uscire, stamattina?”
MK – Che c'entra, scusi. Anche lei, rispetto alla grazia dei felini, all'eleganza della giraffa, alla statuarietà dell'elefante...
W - “Appunto, a voi fa schifo l'ippopotamo e a noi l'uomo. 1-1 palla al centro”
MK – Sì, ma a noi non state affatto antipatici, anzi con la vostra mole e i dentoni fate tenerezza!
W - “Invece voi con il vostro opportunismo, la vostra falsità, l’identificare il branco come una cosa negativa, mi fate solo e semplicemente vomitare”
MK – Dai, Wilma, vediamo anche le cose positive. Gli uomini hanno inventato anche tantissime cose belle.
W – Sì, certo! L’inquinamento, la corruzione, la democrazia… 
MK – La vuole mettere in politica?
W - “La voglio mettere che se la prossima volta non ti presenti con il sedano, mentre mi intervisti qui sulla riva del fiume e mi troverai insolitamente gioviale e affabile, ti arriva nel culo un coccodrillo che se va bene ti lascia fuori i coglioni e lo smartphone, degna rappresentazione dell'uomo moderno”
MK - Ci vediamo sabato prossimo con parecchio sedano, Wilma! Arrivederci.
W – “Ciao, imbecille.”
Ogni sabato mattina, alle 10.30, con puntualità disarmante, alla foce di un placido fiume africano che incontra il maestoso tumulto dell'Oceano Indiano, un ippopotamo dalle movenze lente e dallo sguardo penetrante, attende l'uomo per sfidarlo su un campo inusuale: la logica.
Convinto che ultimamente, come avveniva migliaia d'anni fa, ci sia margine di vittoria anche da quel punto di vista.
A sabato prossimo!
 

TAGS: Ippopotamo KenyaSabakimzungu KenyaKenya racconti

Un uomo bianco, grosso.
La barba folta e incolta.
I capelli ancora più ignoranti.
 

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